(di Michele Serra – repubblica.it) – Nel suo primo rapporto ufficiale dedicato alle presenze aliene, o meglio alla loro assenza, il Pentagono rende noto che “tutte le segnalazioni sono legate a oggetti ordinari e errori di identificazione”. L’anonimo estensore del rapporto, evidentemente non un piatto burocrate, attribuisce l’immaginario pubblico sugli alieni all’eccellente lavoro dell’industria dello spettacolo e dell’intrattenimento di massa. Quasi come se gli rincrescesse sgonfiare le aspettative dello spettabile pubblico.

Trattandosi di un documento di Stato, quella vasta porzione dei social avvezza a considerare falsa e fuorviante qualunque parola istituzionale ne trarrà la conferma che omini verdi con il naso a trombetta sono da tempo detenuti in un carcere militare americano; o, ancora meglio, che creature aliene si sono da tempo da tempo sostituite agli umani – vedi la spassosa teoria dei Rettiliani. E “non ce lo vogliono far sapere”, che è un po’ lo slogan-guida dei nostri anni, l’incipit ideale del Manifesto del Partito Complottista. (Quello del Partito Comunista, ripensandoci, aveva un inizio molto più fantasy: un fantasma si aggira per l’Europa).

A ben vedere il problema principale del documento del Pentagono è la drastica compressione della fantasia cui spesso la realtà ci costringe. La scienza soccombe alla società dello spettacolo perché non prevede, appunto, omini verdi con il naso a trombetta, e dischi volanti che rapiscono femmine e maschi con un ascensore fotonico e li costringono ad accoppiarsi con creature filamentose. Il report del Pentagono non potrebbe mai diventare un best seller. La realtà dispone di uno spettro di possibilità infinitamente più limitato rispetto alla fiction. Al massimo, per movimentare la scena, gli esseri umani si massacrano a vicenda: ma senza alcun bisogno di aiuti esterni.