LA SINISTRA INTERVENTISTA – Non si governa per decenni in coabitazione con i Popolari, che sono dominanti nel Parlamento europeo, senza farsi contaminare dal coabitante. Difficile per Schlein invertire la rotta

(DI BARBARA SPINELLI – ilfattoquotidiano.it) – Se fossero davvero innovativi e volessero difendere il progetto originario di unità europea, che era pacifico, i socialisti e socialdemocratici del continente dovrebbero esaminare se stessi e infine ammetterlo: non si governa per decenni in coabitazione con i Popolari, che sono dominanti nel Parlamento europeo, senza farsi contaminare dal coabitante.
Non si esce illesi da un connubio metodico, capillare, costante, che pervade ogni mossa degli europarlamentari che usano dirsi “di sinistra”, che si fanno eleggere nel gruppo chiamato Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici (S&D), e che con la sinistra non hanno più nulla a che fare (se mai l’hanno avuto nei tempi recenti). Chi appartiene al gruppo fa parte della cerchia che conta a Bruxelles e Strasburgo, che decide nelle Commissioni parlamentari il destino non solo delle inutili risoluzioni su politica estera o diritti dell’uomo, ma anche dei regolamenti o direttive che diverranno più o meno automaticamente legge europea. Difficile rinunciare a queste abitudini e queste seduzioni del potere.
Di questa cupola di potenti fanno parte sia i Liberali che oggi si ispirano a Emmanuel Macron (Renew), sia i Verdi che dalla guerra jugoslava in poi sono atlantisti d’avanguardia. Alcuni esempi recenti: le critiche che i Verdi – tramite il ministro degli Esteri Annalena Baerbock– hanno rivolto al Cancelliere Scholz, contrario a inviare in Ucraina i missili Taurus che potendo colpire la Russia rischierebbero una guerra mondiale. Secondo esempio, si parva licet: l’uscita strampalata della vice Presidente del Parlamento Pina Picierno (Pd) che ha chiesto sanzioni europee (non si sa di che genere) contro Ciro Cerullo, Jorit in arte, per un murale a Mariupol e per “adesione al disegno criminale e genocidario del popolo ucraino da parte di Putin”.
Naturalmente non mancano eurodeputati socialisti che pensano in altro modo e si sforzano – debolmente – di resistere al fascino nonché alle tante comodità del connubio. Ma il dispositivo della coabitazione finisce con lo stritolarli, fino a che le loro figure sbiadiscono e diventano ombre. Elly Schlein, che oggi guida il Pd e nella precedente legislatura fu ottima eurodeputata, ne sa qualcosa. E anche se decide di soprassedere, dovrebbe sapere come si comportano i rappresentanti Pd appena mettono radici nell’europarlamento. È faticoso sradicarsi, le abitudini non si spengono facilmente. Il pericolo, per chi dissente in Europa, è di confondersi con gli “estremismi di destra e sinistra”, che la cupola aborre.
Sui temi che oggi contano di più, e cioè sulla “guerra grande” in Ucraina e Medio Oriente (Yemen e Libano oltre a Gaza), gli eurodeputati Pd non seguono generalmente le indicazioni della segreteria, e appoggiano le risoluzioni o i regolamenti più bellicosi, fedeli all’atlantismo di Renzi e Letta. Schlein ancora non ha deciso se privilegiare i negoziati con Mosca – e di conseguenza suggerire la neutralità o almeno il non allineamento di Kiev– o armare Zelensky fino a improbabili vittorie. Ma gli europarlamentari Pd le idee chiare le hanno, e sulla guerra non ascoltano le riserve della segretaria ma votano sistematicamente come i Popolari, i liberali di Renew e i Verdi. Lo stesso vale quando si discute di austerità economica.
È quel che si verificò quando Jeremy Corbyn divenne leader del Labour, fra il 2015 e il 2020, e tentò di spostare a sinistra un partito che per anni, con Blair e Cameron, si era tramutato in una forza favorevole alle guerre in Afghanistan, Iraq, Libia: tutte rovinose, tutte impopolari e perse. Se si escludono alcuni dissidenti, i laburisti eletti in Europa fecero finta che Corbyn non esistesse. Corbyn fu poi travolto da assurde accuse di antisemitismo ma intanto Londra era uscita dall’UE.
Il fatto è che gli eurodeputati socialisti vivono in una bolla eurocratica, smettono le vecchie appartenenze e si disinteressano del proprio elettorato. Solo ha peso quel che si dice dentro la cupola e nei caffè della Place du Luxembourg, alle porte del Parlamento a Bruxelles. Immaginano di esser di sinistra perché difendono i diritti civili o i LGBT+ o le vie legali di migrazione, ma sulla questione oggi centrale – la guerra, il riarmo d’Europa – sono atlantici e basta.
Si spiegano così le molte risoluzioni sulla guerra in Ucraina, approvate grazie alle complicità dentro la cupola. Ci limitiamo a menzionare quella del novembre 2022, che definisce la Russia Stato promotore del terrorismo e approva le sanzioni. Quella del giugno 2023, che insiste sull’adesione rapida di Kiev alla Nato oltre che all’UE, e preclude quindi ogni trattativa. Infine il regolamento approvato nel luglio 2023, che prevede la produzione massiccia di munizioni e missili destinati all’Ucraina o agli armamenti nazionali sforniti per via degli aiuti a Kiev. Le risoluzioni non hanno peso, essendo puramente declamatorie, ma i regolamenti sono ben altra cosa: diventano automaticamente legge europea, da applicare in tutti gli Stati membri.
La svolta verso l’Europa militarizzata, punta di diamante di una Nato in espansione, avviene con questo regolamento, che stanzia 500 milioni di euro per fabbricare un milione di proiettili l’anno in sostegno di Kiev. Quasi tutto il Pd vota a favore. È contrario un deputato, Smeriglio, e cinque si astengono. Passa perfino il paragrafo che prevede il finanziamento del riarmo con i soldi del Fondo europeo di coesione sociale e territoriale e forse del Pnrr: sono risorse sottratte allo stato sociale (sanità, istruzione, clima).
Schlein aveva insistito sulla cancellazione del paragrafo, ma non aveva istruito i suoi parlamentari su quel che c’era da fare se non venisse cancellato. Risultato: hanno votato contro il regolamento solo i 5 Stelle, gli unici che possono dirsi progressisti, accanto alla sinistra del gruppo Left. Va detto che i pentastellati hanno subito emorragie gravi, in due legislature: alcuni sono migrati verso i Verdi, il vicepresidente del Parlamento Castaldo è addirittura migrato verso Renew. Isabella Adinolfi è con Forza Italia nel gruppo dei Popolari.
Giungiamo infine alla risoluzione dello scorso febbraio sui missili a lungo raggio da inviare in Ucraina, dopo la controffensiva fallita di Zelensky. Per l’ennesima volta non si chiedono negoziati ma ancora più armi per riconquistare tutti i territori, Crimea compresa. Stavolta nessun dissenso nell’ex sinistra. Il Pd vota compatto per il riarmo di Kiev e per l’Europa roccaforte contro la Russia. Gli eurodeputati restati nel M5S si oppongono. La “maggioranza Ursula” scricchiola, ma già conta sulla stampella Meloni (gruppo Conservatori).
Una sinistra classica potrebbe votare contro il riarmo europeo, in memoria degli errori commessi nel 1914, quando gran parte del socialismo europeo votò i crediti di guerra (in Germania si opposero Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg, prima di essere ammazzati). Ieri come oggi, non c’era che il Papa a denunciare l’“inutile strage”. Oggi come ieri, entra in scena l’interventismo di sinistra.
Esiste una teoria moolto datata riguardante il ciclo delle diverse forme di governo che si susseguono, tutte consequenziali, e collegate tra loro dal degrado di ogni singola fase (monarchia> tirannia>aristocrazia>
oligarchia ecc).
Tuttavia ritengo che la fase attuale sia dominata da una classe dirigente scivolata in questo abisso, col serio e concreto rischio di trascinare anche tutti noi👇
https://it.wikipedia.org/wiki/Patocrazia
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Il dott Steve Taylor qui spiega bene il concetto 👇
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Il risultato?
Una cappa asfissiante, solite facce ovunque, da decenni: nei palazzi, nei gangli dello stato, in tv e nelle edicole. Un sistema fortemente reazionario e refrattario ad ogni minima forma di cambiamento. E credo sia superfluo ogni riferimento.
Chi prova a scardinare questo sistema marcio viene bastonato senza pietà, fino alla revisione del progetto. E forse non è nemmeno sufficiente.
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I Sindacati finiscono nei partiti, politici a fine corsa o trombati vengono piazzati nelle partecipate, nei musei ecc
Una forma di “legittimismo” che porta all’ ingrasso i soliti noti che però lasciano macerie nel loro percorso.
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Quando finirà la guerra, e credo che finirà presto, e l’intervento deciso di Papa Bergoglio è più che un indizio, noi Europei dovremo leccarci le ferite a lungo per scelte geopolitiche autolesioniste ed irrealiste e vedremo la Russia prosperare e fare ottimi affari con gli altri BRICS.
A noi, con una mano davanti e l’altra dietro, toccherà pure, non ne dubitate, sborsare altre fortune – che non abbiamo – per ricostruire l’Ucraina devastata, non solo dai Russi. I responsabili della catastrofe stanno anche a Washington, Londra e Bruxelles. A proposito, dove è la sede centrale di quei geni della NATO?
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Prova.
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Eccellente articolo della Spinelli che inchioda la “sinistra” europea ( e di conseguenza quella italiana, finta e per questo….piddina) alle sue gravissime responsabilità.
Ciò che accade in Europa, nel suo Parlamento, al di là di quanto incide nelle nostre vite, è una fotografia ineccepibile della natura politica delle forze in campo nei vari Paesi dell’Unione.
Le maggioranze popolari e “socialiste” sono irresponsabili, anzi di più, sono criminali. E gli altri protagonisti, dai conservatori ai verdi, al gruppo dei “macroniani”, lo sono altrettanto.
Le elezioni europee si avvicinano.
Le ultime si sono svolte prima delle guerre, prima che il vero volto di questi gruppi parlamentari si manifestasse in tutto il suo profilo orribile.
I popoli che andranno al voto riusciranno a dare un segnale forte, grideranno il loro rifiuto a queste politiche demenziali e criminali?
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Dopo una descrizione a tinte fosche e desolanti di quella che ama chiamarsi sinistra, che senso ha allearsi con questa gentaccia ?
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