Subito un patto per la sicurezza

(CHIARA SARACENO – lastampa.it) – Ieri la ministra del lavoro ha presentato in Consiglio dei ministri i dati sulle irregolarità registrate in edilizia dalle, insufficienti, attività ispettive nel 2023: sono state riscontrate irregolarità nel 76,48% dei casi, toccando l’85,2% nel caso di aziende impegnate in lavori collegati al superbonus del 110%.

A fronte di questi dati, che delineano una situazione di irregolarità/illegalità diffusa in modo generalizzato, ci si può chiedere come il governo possa difendere la sua scelta di liberalizzare gli appalti a cascata (e al massimo ribasso) nel settore privato, vanificando, come temevano i sindacati, l’impatto positivo che sul settore aveva avuto nel 2022 l’introduzione del Documento di regolarità contributiva di congruità (Durc), obbligatorio per tutti i lavori pubblici e per i lavori privati di importo complessivo superiore al 70 mila euro. Con i subappalti a cascata, infatti, diminuendo gli importi in capo alle imprese coinvolte, si diluisce, quando non si annulla del tutto, nel privato, l’obbligo del Durc, facilitando lavoro nero o l’uso di contratti non congruenti, come sembra sia successo a Firenze e succede in molti cantieri in giro per l’Italia. Non solo, il governo si accinge, con il ddl lavoro attualmente in discussione alla Camera, ad abolire l’obbligo di badge per gli operai nei cantieri edili, togliendo un ulteriore strumento di controllo su chi è effettivamente in cantiere. Si può aggiungere la stretta sui permessi di soggiorno che lascia nel limbo migliaia di migranti esposti ad ogni ricatto pur di lavorare e guadagnare qualcosa.

Nel suo intervento in Consiglio dei ministri, non mi sembra che la ministra abbia menzionato l’opportunità di rivedere non solo le politiche sull’immigrazione, ma anche quelle due decisioni, sugli appalti e sul badge , che pure tanta parte hanno nel gonfiare il tasso di irregolarità nell’edilizia. Ha parlato di rafforzamento e maggiore coordinamento del corpo ispettivo, il che è cosa buona. Ma forse si dovrebbe interrogare sui limiti e inefficienze di un corpo ispettivo istituzionalmente frammentato – tra Inail, Inps, Ispettorato del lavoro, cui si possono aggiungere anche i carabinieri. Ciascuno, per mandato istituzionale, controlla solo un pezzetto, una dimensione. Nessuno ha un quadro di insieme. Così può succedere, come sembra sia successo a Firenze, che ispettori intervenuti quindici giorni prima della tragedia non abbiano trovato nulla di irregolare nel cantiere, neppure il fatto che c’erano lavoratori in nero ed altri con un contratto di metalmeccanici. La ministra ha anche proposto un rafforzamento del sistema sanzionatorio, il che, di nuovo, va bene. Ma se si lascia intatta la possibilità degli appalti a cascata e al massimo ribasso, verrà punito solo l’ultimo anello della catena, non l’impresa che, per risparmiare e avere in fretta il manufatto, ha chiuso gli occhi sulla qualità e onestà dei soggetti lungo la filiera che ha messo in moto.

I sindacati, tra le loro proposte, hanno quelle di estendere al settore privato le stesse norme del pubblico e di prevedere che sia un soggetto terzo ad autorizzare i subappalti, dopo averne verificato la regolarità, sia dei dipendenti che dei cosiddetti lavoratori in autonomia. Se ne può discutere. In ogni caso, mi sembra che ogni intervento in questo campo, visti gli errori di valutazione degli effetti negativi delle decisioni prese sinora in totale autonomia autoreferenziale da parte del governo, dovrebbe essere seriamente discusso con le parti in causa, sindacati e imprese.