(di Massimo Gramellini – corriere.it) –

Non esiste idea abbastanza brutta che un esecutore infastidito non possa peggiorare.

Caro Travolta, tra i tanti risvolti oscuri della partecipazione al Festival di un paio di scarpe con sopra il tuo corpo, l’unico lampante è che non ti importava nulla di essere lì. Se avessi parlato di anime fragili con l’autorevolezza che ti deriva dalla storia familiare, avremmo capito e apprezzato il tuo impaccio. Avendo però deciso di esibirti in una munifica marchetta calzaturiera, potevi almeno degnarti di stare al gioco. Lo so: ti avranno chiesto milioni di volte di rifare le mossette de «La febbre del sabato sera», ma pensi che Vasco Rossi scoppi dalla voglia di cantare ogni notte «Vita spericolata»? Eppure la canta, e senza quell’aria di tediata sopportazione ostentata da certe star americane che si riempiono la bocca di professionalità, ma appena sbarcano nelle colonie vanno in tv come si va in bagno: a scaricare i bisogni (film da lanciare, oggetti da piazzare) rifiutando di metterci un briciolo di partecipazione emotiva.

Neanche il «Ballo del qua qua» era un’intuizione paragonabile alla prima legge di Newton (e nell’ammetterlo subito, Fiorello ha dato prova di scaltrezza e umiltà). Se però tu l’avessi affrontata con ironia, sarebbe stata egualmente una cretinata, ma simpatica. Invece guardavi tutti dall’alto in basso, dove non a caso stavano le scarpe da smerciare. Qualora ricapitassi (scalzo) da queste parti, sappi che ti preferiremmo persino in versione Intelligenza Artificiale piuttosto che artificiale e basta.