(di Michele Serra – repubblica.it) – “Mi piacerebbe vedere diminuire il bacino di utenza di ogni essere umano. Io non credo di poter reggere il confronto con tante persone. Nella mia vita ci sono quindici persone con le quali voglio avere un rapporto stretto e dalle quali voglio essere giudicato e spronato. Il confronto con cinquantamila, o un milione, per me è innaturale e non mi fa stare bene. Non sono bravo a gestire la sensazione che mi lasciano addosso i social: una sensazione di gara e confronto costante».

Mi dispiace che l’Amaca sia così corta da non poter ospitare per intero le parole con le quali un giovane cantante, Alessandro De Santis, componente il duo Santi Francesi, ha spiegato a Sanremo perché ha deciso di abbandonare i social.

Alessandro ha 25 anni, e dunque culturalmente, anagraficamente, per esperienze professionali e di vita, non può che essere radicalmente diverso da me, che sono del ’54.

Proprio per questo mi colpisce (e mi conforta) che abbia usato le stesse parole che adopero io quando mi chiedono perché nei social non ho mai messo piede. Anzi, lo ha detto anche meglio di me, in modo più diretto, senza troppe giustificazioni intellettuali: non è possibile reggere un contatto così stretto e così immediato con «troppe persone». Punto e a capo.

Il troppo, ovviamente, è un concetto molto soggettivo. Conosco persone che adorano la bolgia, la festa promiscua e caciarona, e persone per le quali già otto a tavola sono troppi — sarebbe meglio sei.

Ma l’idea che, nella società di massa, esista un problema montante di tutela dell’integrità individuale, mi sembra di clamorosa evidenza. Esattamente come nella filiera del cibo, i rapporti “a chilometro zero” sono i più sani.