(Giuseppe Di Maio) – Va bene, noi lo ammettiamo, la base del M5S ha ancora molti elementi populisti e destrorsi, eredi del grillismo e della rete a maglie strette che imbarcò lo scontento degli italiani nel passato decennio. Ma gli eletti, i rappresentanti faticosamente designati, sono veramente progressisti, sono di sinistra. La stessa cosa non si può dire per il PD, che ha una base in cui gli ormai rari elementi radicali sono sommersi dalla massa conservatrice liberale. Al contrario, possiede un vertice interamente conservatore, il cui destino di riunirsi ai conservatori illiberali di FI era stato tracciato da Renzi col patto del Nazareno. L’intervista del Corriere della Sera a Giuseppe Conte è piena zeppa di luoghi comuni della sinistra, di parole vuote, di confronti e scelte impossibili.

Il grillismo era nato dalla constatazione che la destra e la sinistra fossero sovrapponibili; era nato dalla coscienza disperata degli italiani che la scelta elettorale fosse inutile. Di qui veniva l’avversione al Movimento della gran parte della stampa serva dei padroni di qua e di là della falsa barricata, l’avversione alla sua collocazione ambidestra. Poi si capì meglio che il M5S ambiva esplicitamente alla sostituzione della classe dirigente di sinistra, colpevole di aver venduto nell’ultimo trentennio i destini dei lavoratori ai padroni. Ecco che il PD meno elle si preoccupò della propria sopravvivenza. I suoi segretari, pur avendo mille occasioni per far fronte comune col Movimento e contro la destra, hanno evitato tutte le alleanze strategiche temendo che il fervore popolare di cui erano portatori i grillini potesse asciugar loro i consensi.

Una strana legge interna al PD, contraddittoria come tutto il resto, ha consentito che la base si esprimesse sul suo segretario eleggendo un presunto vertice radicale. Ma la Schlein, invece di cambiare il partito si è fatta cambiare da questo. Ha portato avanti tutte le contraddizioni di un ex associazione dei lavoratori conquistata dai conservatori: il pacifismo è diventato bellicismo, le garanzie del Welfare sono diventate le battaglie degli estremisti, la riforma del sistema giudiziario un pericoloso attentato all’ordine sociale. E, invece di risolvere le contraddizioni della loro linea politica, abituati a scegliere tra pancetta e guanciale, pretendono che il M5S operi altre false scelte, come quella tra Biden e Trump. I peccati capitali sono altri. Ad esempio: chiunque abbia voluto mettere mano alla Costituzione è sicuramente di destra, e il PD non è stato esente da questa tentazione.

Adesso è chiaro perché Conte è dilaniato tra l’obbligo di combattere l’egemonia delle destre e la necessità di dettare la linea di una coalizione che, se seguisse la leadership piddina, non mostrerebbe alcuna differenza col nemico?