VOTO – Rinviato al 15, quando parlerà l’Agcm

(DI LUCA DE CAROLIS – ilfattoquotidiano.it) – Rinviare per cancellare di fatto il voto, in attesa dell’Antitrust (forse) liberi tutti. Imbarazzate quanto infastidite, le destre fuggono ancora davanti alla mozione delle opposizioni per la revoca del sottosegretario Vittorio Sgarbi, che ieri avrebbe dovuto essere votata alla Camera.

Ma il condizionale era già nell’aria da un po’, con la maggioranza che dopo il rinvio della scorsa settimana voleva prendere altro tempo. E ieri lo ha puntualmente fatto, approvando nella conferenza dei capigruppo il rinvio del voto sul testo “a data certa”, cioè giovedì 15 febbraio. Scelta niente affatto casuale, visto che entro quel giorno l’Antitrust dovrà chiudere l’istruttoria aperta sulla legittimità delle conferenze a pagamento del sottosegretario alla Cultura, almeno 33 per un totale di 900 mila euro di compensi, nonché “sulla sua attività di offerta al pubblico di prodotti editoriali”. Ergo, l’autorità dovrà esprimersi. E in caso di decisione sfavorevole, darebbe alla premier Giorgia Meloni il motivo formale per ritirare le deleghe a Sgarbi e liberarsi così di un problema, politico e soprattutto d’immagine. Soluzione che di certo non darebbe dolore al ministro Gennaro Sangiuliano, che con il suo sottosegretario non ha mai legato. Ma il ritiro delle deleghe, soprattutto, eviterebbe il voto sulla mozione. Ed è il primo obiettivo del governo, perché difendere pubblicamente Sgarbi, quello che ha minacciato di “tirarsi fuori” l’organo riproduttore di fronte a un cronista di Report, non sarebbe certo comodo. Oltretutto, i casi imbarazzanti dentro il governo non sono pochi, quindi meglio sottrarsi agli obblighi di copertura reciproca tra i partiti, per quanto possibile. Per tutti questi motivi, ieri in capigruppo le destre si sono votate il rinvio al 15 febbraio, per le proteste di M5S, Pd e Alleanza Verdi e Sinistra. Con i 5Stelle che avevano chiesto almeno di votare sul rinvio in aula, apertamente. Però le destre hanno fatto spallucce e “il Pd non ha sostenuto la nostra richiesta”, fanno notare con un po’ di fastidio dal Movimento, primi firmatari della mozione con Antonio Caso. Ma al di là delle sfumature parlamentari, il punto è che la maggioranza spera di non votarla mai, la mozione. E infatti su quello insiste il capogruppo del M5S a Montecitorio, Francesco Silvestri: “Si nascondono per sperare nell’Antitrust e sfuggire al giudizio politico. È inammissibile che il governo trovi tempo per parlare del pandoro della Ferragni e non di votare una revoca per un sottosegretario che è accusato di avere a che fare con il furto di un quadro, che augura la morte ai giornalisti e si sbottona i pantaloni in tv”.

La dem Irene Manzi è sulla stessa linea: “La maggioranza va avanti a colpi di rinvii sperando che siano altri a decidere le sorti di Sgarbi”. Ma lui, il sottosegretario, non cambia idea e soprattutto stile. “Denuncerò anche i Caso, i Manzi, i Silvestri e gli altri a me ignoti, che certamente si copriranno della immunità parlamentare” rende noto il critico.