(Giuseppe Di Maio) – Stiamo subendo al governo del paese un partito di natura fascista e politica classista, e lo sopportiamo per amore della democrazia. Il caso che il suo leader sia una donna non è una garanzia di civiltà, ma solo un nostro handicap, giacché siamo abituati a riservare agli uomini le critiche più severe e alle donne la massima indulgenza. L’informazione governista non solo non squalifica la premier per la sua ostentata provenienza popolare, loda al contrario la sua intelligenza nonostante i pochi studi di base. Credete che stia esagerando? No. Solo pochi anni or sono c’era una presidente della Camera che scambiava le critiche ricevute per violenza di genere, e quella che nell’altra legislatura ha presieduto il Senato poteva gareggiare con gli attuali livelli di insolenza di La Russa. Moratti, Gelmini, Fornero, Madia, Boschi e Cartabia non sono le intelligentone di turno, ma la prova che le donne al potere servono ad addolcire le pillole amare che la classe dominante ci fa ingurgitare.

Il solo fatto di aver scelto il proprio avversario dimostra che Meloni si senta in forte difficoltà. Da quando è stata eletta, non ha fatto una vera conferenza stampa (voglio dire con giornalisti veri) né un solo confronto con un avversario politico. Nelle rare occasioni istituzionali ha potuto parlare come nei suoi diari social, in piena libertà e col solo intento di propaganda, mentendo senza pudore, sicura che l’informazione asservita avrebbe dato poco rilievo alle sue fandonie. Adesso, quale donna al timone del governo, sceglie un avversario donna che lei elegge a capo dell’opposizione. Ma è un’altra menzogna. Se si è scelta il nemico vuol dire che ne ha trovato uno con le armi spuntate: Schlein non è difatti il capo dell’opposizione; non è nemmeno il capo del suo partito (con le cui dirigenze ha serie difficoltà); non è coerente con la storia della sinistra e vorrebbe federare un campo largo ancora più incoerente e incapace di rappresentare l’alternativa all’attuale governo.

Fin dal duello De Mita – Craxi, i politici italiani hanno capito che la polarizzazione dell’attenzione politica serve ad entrambi i contendenti, salvo che entrambi non siano già decaduti, come avvenne per l’inutile confronto Renzi – Salvini. Nell’agone italico al femminile non vige la regola del confronto ma dell’esclusione. Non basta che ogni annuncio di questo governo debba essere preceduto dalla formula “al contrario di come ha fatto la sinistra”, ma per di più ogni sua difficoltà è colpa di due governi precedenti, principalmente di un partito, meglio ancora di un uomo, Conte. E Conte è il vero nemico della Meloni, e dev’essere escluso, sperando con questo di emancipare il Pd a interlocutore unico o almeno di mettere zizzania nella possibile coalizione. Un’esclusione che fa piacere anche alla Schlein, a cui noi, dopo aver tributato simpatia per il fatto di essere donna, di essere giovane, di essere gay, (allo stesso modo come altri avevano seguito Giorgia come donna, madre e cristiana) abbiamo capito che non è un asso, ma la solita scartina del PD, capace di incoerenza, d’ingiustizia e iniquità.