L’EX PREMIER – “Il Pd vota con Renzi e Calenda. Questione morale? Andrò alla mostra su Berlinguer”

(DI LUCA DE CAROLIS – ilfattoquotidiano.it) – Sul Mes il centrosinistra è andato in ordine sparso. Ma su un punto, Giuseppe Conte la pensa come molti delle opposizioni: “Il voto alla Camera serve alla maggioranza per mascherare la sconfitta in Europa, dove abbiamo rimediato un pacco di stabilità e decrescita: altro che patto”.

In aula lei è stato duro verso le destre, ma FdI e Lega hanno votato no come i 5S: siete sulla stessa linea. E la maggioranza le ricorda di aver dato il via libera al Mes da premier.

Non confonderei le linee politiche. La nostra è una posizione di coerenza rispetto alla risoluzione del Parlamento del dicembre 2020, che collegava il futuro voto di ratifica sulla riforma del Mes ad altri obiettivi: la profonda modifica del Patto di stabilità e crescita, la realizzazione del sistema di assicurazione dei depositi bancari (Edis) e la revisione del carattere inter-governativo del fondo per renderlo comunitario. A questi obiettivi se ne è aggiunto un altro, ossia rendere strutturale un piano di finanziamento straordinario basato sul debito pubblico comune, cioè il Pnrr. Ma chi è andato a trattare, dopo che siamo stati fatti fuori da Chigi, non ha raggiunto questi risultati.

Ma sul Patto di stabilità è andata così male? Qualcosa sul piano della flessibilità nei conti si è ottenuto, no?

Non è andata male, è andata molto peggio. Meloni aveva preannunciato che per l’Europa sarebbe finita la pacchia e invece se ne torna in Italia con un pacco di instabilità e decrescita. In ragione di una flessibilità irrisoria solo fino al 2027, ossia fino alla scadenza del governo, si prevede un percorso dolorosissimo con parametri che potranno imporci tagli fino a 10-15 miliardi l’anno. I patrioti della domenica hanno messo un cappio al collo all’Italia e si sono impegnati solo nel difendere le spese militari.

Matteo Salvini sostiene che ora potranno chiedere indietro i soldi del Mes…

Il centrodestra di Salvini e Meloni, quando era al governo nel 2011, fu protagonista dell’introduzione del Mes, che strozza Paesi come il nostro che hanno bisogno di manovre espansive. Il leghista finge di non sapere che l’Italia non può recedere unilateralmente: la smettesse con queste sparate a consumo solo degli elettori più distratti.

In molti chiedono le dimissioni del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, favorevole al Mes. Lei condivide?

La prima responsabile di questi continui fallimenti e del disastro del governo è Giorgia Meloni.

L’ex fondo Salva-Stati potrebbe tornare in Parlamento con modifiche sostanziali. In quel caso, la posizione M5S potrebbe cambiare?

Il nostro atteggiamento cambierebbe solo nel caso in cui il Mes venisse stravolto, diventando uno strumento comunitario e garantendo così più democraticità rispetto all’attuale governance, slegata da processi democratici, con una completa revisione del meccanismo di sorveglianza finanziaria. Avremmo dovuto avere un Draghi e una Meloni fortemente impegnati in questa direzione, ma non è avvenuto: non mi pare proprio che oggi ci siano le condizioni.

Nell’attesa, il Pd ha votato a favore del fondo. Altra profonda differenza con voi 5Stelle.

Noi siamo stati sempre coerenti rispetto al fatto che questo era uno strumento non solo giugulatorio, ma che ci avrebbe anche precluso la rivoluzione realizzata in Europa, grazie a cui abbiamo portato in Italia i 209 miliardi del Next Generation. Volevano accontentarci con i soldi del Mes e impedirci un cammino molto più ambizioso. Su questo tema invece il Pd si è ritrovato a votare come Renzi e Calenda, ma a sua volta è stato coerente, visto che ha sempre premuto per utilizzare il fondo anche durante la pandemia. Ma noi dicemmo no allora, e lo diciamo oggi.

Siete distanti sul Mes, sulle armi, sulla politica estera. Come si può costruire una coalizione così?

Come diciamo da tempo, su ogni passaggio bisogna chiarirsi bene. Il Pd resta convinto che per l’Italia sia utile il Mes oppure che sia meglio revisionare profondamente il Patto di stabilità? Avremo modo di confrontarci.

Questione morale: avete sollevato il problema della casa di Crosetto, di cui ha scritto il Fatto. Invece il Pd è rimasto silente, e ha detto poco sulle consulenze di Gasparri.

La prima ad avere problemi in merito è Meloni, che parla di meritocrazia, ma poi si affida alla sua cerchia ristretta dove prevalgono familismi di ogni tipo. Ritaglia privilegi per evasori e corrotti e fa la guerra ai poveri, come si è visto sul Reddito di cittadinanza. Quanto ai dem, spero che si convincano della centralità della questione morale, nuovamente sollevata dal M5S. Per questo andrò alla Mostra di Enrico Berlinguer, in omaggio a una loro antica tradizione che oggi va più che mai rilanciata.