Corrida in Parlamento. Ancora una volta Giorgia Meloni ha trasformato la discussione parlamentare sul Consiglio europeo in una corrida. Ne aveva dato un assaggio […]

(DI SALVATORE CANNAVÒ – ilfattoquotidiano.it) – Ancora una volta Giorgia Meloni ha trasformato la discussione parlamentare sul Consiglio europeo in una corrida. Ne aveva dato un assaggio alla Camera, con le dichiarazioni sprezzanti nei confronti di Mario Draghi. Ieri, al Senato, ha cambiato registro: messaggio di pace all’ex presidente della Bce, ma show e attacco a testa bassa contro Giuseppe Conte e il Movimento 5 Stelle. Fino a rispolverare il Mes avallato “con il favore delle tenebre” argomento a cui Conte risponde in serata con un video. Toni da comizio, insomma, con poca sostanza.

Il dietrofront su Draghi ha preso pochi minuti: “Quello che dicevo ieri relativamente alla foto è lungi dall’essere un attacco a Mario Draghi, come è stato letto”, ha detto parlando dal banco del governo tra urla e applausi. “Quello che io cercavo di spiegare è che, proprio perché ho rispetto di quella fermezza, secondo me il lavoro che è stato fatto e la fermezza che è stata dimostrata non si risolvono nella foto sul treno con i francesi e i tedeschi. Mi dispiace che anche su questo si cerchi di ribaltare il quadro”. Dall’entourage di Meloni si fa poi sapere di un colloquio tra la presidente del Consiglio e il suo predecessore per sottolineare la voglia di tregua.

Cosa di più efficace, allora, che indicare un bersaglio diverso e più appetitoso? Volgendosi così ai banchi del M5S la premier ha prima citato il fenomeno del dead cat bounce (“rimbalzo del gatto morto”): “In economia si dice che, financo se tu getti un gatto dalla finestra e il gatto muore, questo rimbalza”. Osservazione un po’ superficiale, visto che nell’anno orribile della pandemia, il 2020, le previsioni economiche non erano affatto certe del rimbalzo poi avvenuto. A cui, tra l’altro, ha dato una grossa spinta il Superbonus edilizio che ieri Meloni è tornata a definire come una misura che “sottrae circa 20 miliardi di euro l’anno alla spesa pubblica”. Ma l’utilizzo del “gatto morto” è ovviamente un modo per fare un po’ di teatro. Come le parole sul Mes quando mostra un fax indirizzato al rappresentante permanente d’Italia presso l’Unione europea, ambasciatore Maurizio Massari in cui, febbraio 2021, l’allora ministro degli Esteri Luigi Di Maio scriveva: “La Signoria vostra è autorizzata a firmare l’accordo, recante modifica del Trattato che istituisce il Meccanismo europeo di stabilità”. Conte registra in serata un video in cui risponde a quello che definisce “uno show” ricordando a Meloni l’atto di nascita del Mes, nel 2011 a opera del governo Berlusconi di cui la premier faceva parte (si veda articolo a fianco). Poi ricorda che sull’argomento ci fu un dibattito parlamentare con cui la maggioranza giallorosa diede il via libera al nuovo Trattato che però il governo Conte, sottolinea ancora il presidente 5S, non attivò mai. Proprio la mancata richiesta del Mes da parte del governo Conte-2, del resto, fu una delle bandiere sventolate da Italia Viva per giustificare la crisi di quel governo – “I punti decisivi per la rottura sono tanti. Ma su tutti, il Mes” scriveva Renzi nella sua enews il 15 gennaio 2021 –. E poi, tra le giustificazioni del voto favorevole dei 5S al governo Draghi, ci fu proprio il fatto che non faceva menzione del Mes.

Ma ieri bisognava aizzare lo scontro e mettere la sordina ai temi di fondo. Meloni non ha detto chiaramente cosa intende fare sulla riforma del Patto di Stabilità pur ventilando l’ipotesi di un “veto”, indicando come possibile soluzione lo scorporo della spesa per interessi sugli investimenti del Pnrr (e Renzi ha fatto notare che si tratta di spiccioli). Sulla politica estera, a parte la sinistra e il M5S, non si sono registrate distanze incolmabili tra maggioranza e opposizione e alla fine proprio il nodo Draghi è quello che attira la maggiore attenzione. La stampa mainstream ha dipinto come fossero un vilipendio le parole di Meloni – non sono così lontane dal vero: Draghi non ha prodotto alcun risultato – mentre il Pd si è mostrato imbarazzato. Se è vero che Elly Schlein questa volta non si è fatta incastrare, come fece Enrico Letta, in un appoggio sfegatato all’ex presidente Bce, l’intervento in aula di Antonio Misiani, suo responsabile economico, non ha resistito a farsi difensore sia di Draghi sia della Commissione europea (quindi di Paolo Gentiloni) contro il governo italiano. Un vizio del Pd che finora non ha portato bene.