IL GASTRONOMO E SCRITTORE – “La sovranità alimentare? Idea giusta, ma così è propaganda”

(DI ETTORE BOFFANO – ilfattoquotidiano.it) – Carlin Petrini, che cos’è successo perché il simbolo di Slow Food Italia finisse nella pagina pubblicitaria con la quale la Coltivatori Diretti inneggia al governo Meloni e alla sua maggioranza? Complimentandosi per il varo della legge che vieta la produzione e il commercio del cibo a base cellulare, a cominciare dalla “carne sintetica”. Una presenza un po’ sorprendente la vostra, almeno quanto quella di Acli o Salesiani.

È qualcosa che ha stupito anche me e uno studente della nostra Università di Scienze Gastronomiche: è stato lui a farmelo notare, due giorni fa. E io mi sono trovato questa cosa scodellata così, all’improvviso.

E come ha reagito?

Informandomi, anche perché mi sono ricordato delle intemperanze compiute da alcuni dirigenti della Coldiretti, davanti a Montecitorio, contro parlamentari dell’opposizione. Così ho capito che quella pagina di pubblicità aveva alle spalle rapporti di collaborazione per battaglie comuni e giuste, ma poi è stata virata tutta, in una maniera che definirei un po’ ‘viperina’, a sostegno del governo.

Possiamo spiegarlo nei dettagli?

Slow Food Italia è impegnata da tempo in una rete di associazioni che si battono sui temi dell’uso del suolo e della fertilità dei terreni. Il tema degli allevamenti e delle coltivazioni intensive per nutrirli è parte fondamentale di questa discussione, così come quello della ‘carne cellulare’. Qui, però, ogni cosa è stata forzata su quell’argomento per schierarsi a favore del governo.

Che cosa farete?

Diciamo meglio: che cosa faranno i responsabili di Slow Food Italia, che agiscono in piena autonomia. So che non hanno preso bene questa mossa della Coldiretti e intendono vigilare perché situazioni simili non si ripetano. Con la Coldiretti abbiamo già avuto contrasti in passato, proprio sullo stesso tema: quando ha lodato McDonald’s perché compra carni italiane. Noi, invece, ci preoccupiamo comunque di chi si ciba da McDonald’s.

Esiste una posizione di Slow Food proprio sul tema della “carne cellulare”?

Certo, ma evitiamo di esplicitarla con toni trionfalistici o di sostegno politico a qualcuno. L’attuale sistema alimentare è responsabile del 37% di emissioni di CO2. Ben di più di tutta la mobilità mondiale che si ferma, invece, al 17%. Dobbiamo cambiare il modo di produrre carne per le nostre tavole e ridurne il consumo.

La “carne cellulare” non è dunque la soluzione migliore?

Una prima obiezione: a questi dati si contrappongono quelli di enormi aree del mondo, come l’Africa, con un consumo pro capite di soli 5 chili. Ecco, la cosa più urgente da fare è un riequilibrio globale della produzione e del consumo, di una ridistribuzione che significhi anche un modo di allevare animali e di coltivare la terra per il foraggio che distrugga sempre di meno l’ambiente, ma che aiuti i più poveri.

Le obiezioni possibili sono anche altre. Quali?

Due parole: sovranità alimentare. È qualcosa di cui il governo Meloni si è impadronito, per fare propaganda politica. Ma è una realtà molto seria e che esiste dagli Anni 80. È stata la battaglia dei produttori locali di intere zone del mondo contro il tentativo capitalistico di finanziarizzare l’agricoltura e l’alimentazione. Basta con gli allevamenti intensivi che inquinano l’atmosfera e impoveriscono le specie e sì, invece, a una carne che tenga contro delle diversità dei territori e delle razze animali.

Un de profundis per le sorti della “carne cellulare”?

Non sto esprimendo nessun verdetto, ma su un argomento come questo bisogna recuperare la precauzione di cui parlavo prima. Ma non vorrei che tutto questo diventasse terra di conquista, ancora una volta, per un affare destinato ad arricchire pochi.

Un greenwashing strisciante?

Ecco, forse possiamo usare davvero questa espressione: riguarda aziende e imprese che nel mondo, sui temi dell’ambiente, ne hanno fatte di tutti i colori e adesso cercano di riabilitarsi, ma continuando a guadagnare. Vedo comparire, su tante questioni che riguardano il futuro del nostro pianeta, posizioni che promettono ricette definitive e infallibili. E problemi enormi che vengono tagliati con l’accetta.

È così anche per la “carne cellulare”?

Dobbiamo avere la consapevolezza che non esistono elisir miracolosi per situazioni molto complesse. Dietro il ‘cibo cellulare” ci sono tre, quattro, multinazionali che hanno già registrato i brevetti per la produzione e che aspettano di incassare le royalties che, per paradosso, dovranno pagare anche i contadini e gli allevatori seri tagliati fuori da quella novità. Tutto questo non possiamo dimenticarlo.