
(di Massimo Gramellini – corriere.it) – Vi immaginate se qualcuno avesse gridato «Viva la Germania antinazista» in un teatro tedesco e quattro poliziotti lo avessero avvicinato per chiedergli i documenti?
Gli agenti della Digos hanno identificato il loggionista Marco Vizzardelli che, alla prima della Scala, aveva accompagnato le ultime note dell’inno nazionale con l’urlo «Viva l’Italia antifascista!». Lo avrebbero fatto anche se avesse gridato «Viva la pappa col pomodoro»: dicono sia la prassi nelle manifestazioni riprese dalla tv. Però in un Paese dove i fascisti sono pochi ma gli anti-antifascisti ancora tantissimi, l’impressione è stata che rivendicare a voce alta la natura antifascista del patto costituzionale venisse considerata una provocazione o addirittura un sintomo di pericolosità sociale.
Il loggionista sostiene di essere rimasto turbato dalla presenza di La Russa e Salvini sul Palco reale accanto alla Segre. Il modo migliore per tranquillizzarlo sarebbe stato che i due politici di destra sottoscrivessero la sua ovvia affermazione, ancora più stringente per chi, come loro, ha giurato sulla Carta che la incarna. Invece La Russa ha affermato di non avere sentito niente e Salvini che a teatro non sta bene urlare (lo ha detto nel luogo che ospita il loggione più famoso del mondo). Proprio non ce la fanno. E un po’ lo fanno apposta, per aizzare la sinistra e distrarre l’attenzione dall’economia.
Al netto della retorica, però, il problema resta. E resterà fino a quando «Viva l’Italia antifascista» non diventerà un modo di dire condiviso e persino banale. Come gridare «Viva la mamma».
I tedeschi non gridano “Germania antinazista” perchè lì le armi di distrazione di massa funzionano molto meno. Comunque da ora in poi entrerò a teatro gridano “Viva l’Italia antilongobarda!” che l’attualità è più o meno la stessa
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Esatto.
Qualsiasi cosa avesse detto con la stessa evidente intenzione di farsi notare avrebbe attirato l’attenzione della sorveglianza.
Ma in quel modo è riuscito a dare indirettamente del fascista a (chi volete coi) senza rischiare una querela e guadagnandosi i suoi 5 minuti di notorietà.
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Se penso ai problemi dell’Italia mi vengono in mente posti di lavoro, potere d’acquisto crollato, periferie ridotte a zone di guerra, ascensore sociale bloccato, tv spazzatura, corruzione più alta in Europa, scuole che cadono a pezzi, libertà di stampa tra le peggiori in Europa, burocrazia che rende impossibile aprire un’azienda, partite IVA massacrate, pensioni, schiavismo, università definanziate, sanità pubblica a pezzi, , aumento verticale dell’uso di psicofarmaci, interi quartieri invivibili… E INVECE NO! Il problema è un regime morto 80 anni fa. Ma va de via i ciapp, come dicono a Milano. Entrerò nei teatri gridando “W l’Italia Antilongobarda!” Che l’attualità è la stessa.
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*Anch’io entrerò gridando “W l’Italia Antilongobarda”!
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Attenti voi due, purchè non gridiate “W l’Italia Antiborbonica”
Altrimenti qui si scatena un putiferio e sarete additati come “nordisti” scrocconi e sfruttatori antimeridionali.
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Tra un po’ non si potrà dire più niente.
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Manifestare liberamente con la parola il proprio pensiero, senza offendere nessuno e senza disturbare il corso di una rappresentazione, non dovrebbe suscitare l’intervento di un controllore, a meno che non si voglia impedire che il pensiero voli sulle consuete ali dorate.
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10, 100, 1000 Vizzardelli!
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