Basterebbe un cugino alla lontana, un pronipote del cognato, un vicino d’ombrellone della sorella. Una volta c’era il mito dello “zio d’America”; oggi, della cognata a Garbatella – più sovranista

(SAVERIO RAIMONDO – ilfoglio.it) – Riferiscono le cronache che sabato 25 novembre, intorno alle ore 13, a bordo del convoglio F-25 da Grosseto a Roma, all’altezza di Maccarese una passeggera non meglio definita – ma evidentemente con degli indomabili capelli ricci o come minimo crespi – ha usato la presa elettrica presente sotto ai sedili, di solito usata per ricaricare i telefoni, per mettere a scaldare la sua piastra per i capelli. Risultato: fumo nell’aria, è scattato l’allarme antincendio, il convoglio si è fermato, intervento degli addetti, reset dell’antincendio da parte dei tecnici, e nel frattempo traffico ferroviario bloccato e conseguenti rallentamenti fino a venti minuti sulla linea dell’Alta velocità, trenta per la linea Intercity, quaranta per i treni regionali. Non oso immaginare quali esemplari provvedimenti amministrativi (e punitive ammende economiche) dovrà ora subire la tizia che voleva scendere dal treno con i capelli lisci – incauta, ha ottenuto invece di far rizzare i capelli in testa a molti.
Non sono l’avvocato difensore della donna, ma nel rispetto del suo diritto a una difesa vorrei proporre una possibile strategia che potrebbe consentirle di uscire da tutta questa vicenda impunita: la signorina ha controllato di non avere fra i suoi parenti, diretti o acquisiti, o anche solo fra i suoi amici, o fra gli amici dei suoi parenti o fra i parenti dei suoi amici, Giorgia Meloni o uno dei suoi congiunti o consanguinei? Basterebbe un cugino alla lontana, un pronipote del cognato, un vicino d’ombrellone della sorella. Perché in Italia la famiglia conta, è un’istituzione; e quella famiglia è la famiglia Meloni. Il grado di parentela con la premier consente di fermare i treni a piacimento, di difendersi dalle accuse di patriarcato, e prima ancora di avere un incarico politico se non addirittura di governo; mentre anche solo l’amicizia con la premier o con un suo affine può garantirti un lavoro in tv, una nomina, qualcosa.
Oggi come oggi, se volete investire su di voi o sul futuro dei vostri figli, invece che spendere soldi in studio e formazione li impiegherei piuttosto per un buon test del Dna, di quelli che scavino a fondo nei vostri geni finché non trovano anche solo una lontanissima parentela con la stirpe Meloni. Il mondo è piccolo, e secondo la sociologia i gradi di separazione fra noi e una qualunque altra persona sono soltanto altri sei individui; nel caso di Meloni, essendo la premier circondata solo da famigliari, sono tutti e sei suoi parenti – quindi, tutti conosciamo almeno un famigliare di Meloni. È fatta! Dobbiamo riscoprire i nostri legami famigliari con Giorgia Meloni: frughiamo nei bauli, cerchiamo fra le foto di famiglia, sfogliamo le vecchie rubriche telefoniche dei nostri nonni. Una parentela o un’amicizia con la premier porta lavoro e agevolazioni, fa recuperare i ritardi, superare i limiti infrastrutturali del paese. Se sei parente di Meloni o amico di famiglia ti danno il mutuo, ti concedono il prestito, ti stralciano i debiti o come minimo te li rateizzano. Una volta c’era il mito dello “zio d’America”; oggi, della cognata a Garbatella – più sovranista. E per chi, sfortunatissimo, non avesse alcun appiglio genetico né conoscenza alla lontana, ricordo che Meloni è ancora single, insomma c’è ancora un posto vacante in famiglia. L’Italia riparta da quella sedia vuota a Natale.
Questa NANA DA GIARDINO di Borrel ha rotto le particelle, dategli in mano un mocio vileda, unica sua attitudine (forse).
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Saverio Raimondo che scrive per il Foglio, incredibile a leggersi. Ad ogni modo è un pò più divertente di Robecchi.
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