
(di Michele Serra – repubblica.it) – Vengono ripresi con scandalo post come quelli dell’avvocato di Filippo Turetta, o di politici locali e nazionali (soprattutto leghisti ma anche meloniani) che tendono, diciamo così, a ripartire su entrambi i generi le responsabilità della violenza maschile: la figura della femmina “che provoca” viene esplicitamente tirata in ballo.
Credo sia importante sapere che questo genere di dichiarazioni non è affatto “scandaloso”: ovvero non tende al “turbamento della coscienza e della serenità altrui” (Treccani). Al contrario, è in buona sintonia con il sentire di una grande quantità di italiani, e purtroppo anche di italiane. Impossibile dire se la maggioranza oppure no: comunque quanti ne bastano a farci leggere quei post, quelle dichiarazioni, come qualcosa di consolidato e di conformista (mi viene da dire: di governativo), certo non di eccentrico o di provocatorio.
Di qui devono partire, io credo, le molte migliaia di ragazze e di ragazzi che hanno deciso di “fare rumore”: passati l’emozione e la rabbia, non dovranno lottare contro pochi trucidi, ma contro la mentalità di una marea di persone, spesso brave persone, per le quali è normale (perché “è sempre stato così”) che le donne facciano un uso circospetto e limitato della propria libertà di movimento e di relazione.
In manifestazione, quando si è in tanti, ci si illude di essere travolgenti. Ma tutto attorno c’è un muro di gomma, ed è contro quello che è difficile lottare. Ci vogliono nervi saldi. E quando un tizio di scarsa fantasia dice che le donne se la vanno a cercare, non bisogna scandalizzarsi. Bisogna dirgli: questa l’abbiamo già sentita. È vecchia di secoli. Non è che ti viene anche qualcosa di intelligente da aggiungere?
Ci sono decine di migliaia di donne e bambini che il rumore lo sentono eccome, a Gaza. Ed è l’ ultimo che sentono, preceduto da un sibilo.
Poi resta da raccoglierne i pezzi.
Me la realpolitik, invece, è sorda.
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Il dovere di usare la massima prudenza
“I conducenti, approssimandosi ad una intersezione, devono usare la massima prudenza al fine di evitare incidenti.”
(art. 145, comma 1, C.d.s.).
Tale è la premessa che fa il Codice della strada nel prevedere e disciplinare l’obbligo di dare precedenza agli incroci.
In altri termini, a prescindere dall’esistenza o meno dell’obbligo di dare precedenza, quando ci si avvicina a un incrocio stradale la legge impone di mantenere sempre la massima prudenza.
Quest’obbligo comporta, ad esempio, che anche laddove si stia transitando su una strada con diritto di precedenza, quando ci si avvicina a un incrocio stradale occorre comunque ridurre la velocità di marcia al fine di evitare incidenti con altri veicoli.
Quando si è alla guida, infatti, bisogna mettere in conto che gli altri conducenti possano non rispettare il Codice della strada.
È quanto stabilito dalla Corte di Cassazione, la quale ha più volte precisato che:
“In tema di colpa nella circolazione stradale, l’obbligo di ridurre la velocità all’approssimarsi di un incrocio e di impegnare con prudenza e a velocità moderata l’area del crocevia sussiste anche a carico di colui che circoli su strada che assegni il diritto di precedenza ovvero che, in presenza di un semaforo, abbia il segnale di via libera, perché il diritto di precedenza non esonera il conducente dall’obbligo di porre la massima attenzione ai pericoli che possano sorgere da comportamenti illeciti od imprudenti tenuti da altri utenti della strada i quali non gli accordino la dovuta precedenza.”
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Il papiro qui sopra è legge, non opinione e ribadisce l’importanza di essere vigili e prudenti anche quando avremmo tutto il diritto che gli altri rispettino i nostro diritti, incluso quello a non esse ammazzati. Cioè, è quanto qualsiasi genitore/educatore (quando non è impegnato a rimpolpare la sua pagina Facebook con il suo modestissimo contributo a qualcosa di più modesto ancora) insegna ai propri figli. In questo caso alle proprie figlie.
Cioè che essere chiaramente dalla parte della ragione (ho tutto il diritto di vivere come mi pare) non di preserva da rischiose conseguenze. Per tanto, prima di assumere comportamenti pericolosi che pure sarebbe tuo diritto assumere e sarebbero solo affari tuoi (ubriacarti, drogarti, flirtare con persone sbagliate dando ad in tendere che ci stai, ecc.) pensaci molto, molto bene.
Non è affatto colpa tua se qualcuno ti fa del male per questo, nemmeno se sei “provocante” perché una provocazione non s punisce con una violenza e tanto meno con la morte; ma intanto il male te lo fa e lo fa a te.
Questo dovrebbe bastare e avanzare a persone di normale intelligenza per capire che raccomandare prudenza non è censurare o violare il diritto alla autodeterminazione, ma semplicemente tentare di salvare qualcuno/a da grossi (talvolta tragici) guai.
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Scusa Mario, ma tutto sto pippone si applica pure ai maschi?
Anche loro devono prestare attenzione a come si vestono, a chi si ritrovassero a frequentare, ai momenti in cui vanno in giro nell’ arco delle 24 ore?
A me non risulta.
E alla fine hai scritto parole vuote dimostrando di non aver capito e non voler capovolgere le prospettive.
Sono le bestie a doversi contenere, non le vittime a ridurre le proprie libertà.
TI È CHIARO COSÌ?
E smettila di nutrirti su Fognaquattro la sera davanti al plagio televisivo.
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Certo che vale anche per noi maschi perché essere accorti è utile chiunque.
Ma essendo maschi, le situazioni di potenziale pericolo per noi sono altre.
Non credo di dover fare esempi.
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nemmeno se vi fanno un disegnino…
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Lupacchiotto, cosa diresti se ti dicessi che anni fa, in una nota discoteca del posto, un gruppo di ragazzi sardi mandava qualcuna delle loro squinzie a provocare chi vedevano per la prima volta in giro, e poi lo circondavano con il pretesto che molestava la loro ragazza, e spesso lo pestavano anche?
Ecco come funziona. Maski cattivi, ma le loro ragazze a cosa miravano di preciso?
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