
(Stefano Rossi) – Abbiamo vissuto decenni in cui, psichiatri, psicologi, psicoterapeuti, sociologi si sono adoperati per lanciare l’allarme sull’assenza del padre in famiglia, per la perdita della sua autorità, per la trasformazione da padre-padrone (fino alla fine degli anni 80) al padre sempre giovane non più padre ma amico dei figli.
Troviamo in psicologia la sindrome di Peter Pan; Massimo Recalcati, di recente, ha scritto il libro “Il complesso di Telemaco” con il sottotitolo “Genitori e figli dopo il tramonto del padre”; lo psicoanalista tedesco, Alexander Mitscherlich, morto nel 1982, scriveva della scomparsa della figura del padre in questi termini: “Il bambino senza padre diventa un adulto senza padrone, che esercita funzioni anonime e viene guidato da funzioni anonime” (A. Mitscherlich, Verso una società senza padre. Idee per una psicologia sociale. Giustificazione e critica dell’antiautoritarismo, Feltrinelli, 1970, p. 340); Lo psicanalista Luigi Zoja nel suo libro “Il gesto di Ettore” del 2016, scriveva: “Un padre sempre più dimissionario, assente, omissivo, nella migliore delle ipotesi ausiliario della figura materna”; lo psichiatra Ermanno Pavesi scriveva nel 2001: “Sulla via di una presunta autorealizzazione l’uomo moderno si è liberato progressivamente di quei rapporti con figure d’autorità che limitavano la sua autonomia: teologia della morte di Dio, anonimizzazione o collettivizzazione dei mezzi di produzione e rifiuto dell’autorità tanto a livello politico quanto all’interno della famiglia. Mettendo fine a tali legami, o almeno ridimensionandoli, l’uomo moderno ha tagliato le proprie radici: cercava la libertà e si è ritrovato sradicato. Con l’”uccisione” del padre l’uomo non si è trasformato in superuomo, è rimasto orfano”.
Nel 2023, tutta la sinistra all’unisono, forte del megafono dei pennivendoli grida al patriarcato e alla figura, evidentemente, di un padre-padrone che la mia generazione ha solo conosciuto i suoi ultimi lamenti.
I giovani di oggi sono più vicini alla polvere di Saturno che al libro di Gavino Ledda, “Padre padrone”.
Ma niente!
Essi vaneggiano figure mitologiche di padri che esprimono la loro autorità in famiglia provocando poi la morte di giovani donne per mano di giovani uomini. Non è chiara la relazione ma tant’è che sabato la CGIL manifesterà al grido “Il lavoro contro il patriarcato”. Il Corsera scrive online: “Il seme del patriarcato è dentro tutti, nessuno escluso”, Laura Boldrini: “Il patriarcato è radicato, una porcheria, l’arretratezza della destra è un problema”, Elly Schlein: “Cultura tossica del patriarcato”, Il Manifesto titola “Educare contro il patriarcato”.
Ma qui siamo andati oltre le navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione e abbiamo superato i raggi B e le porte di Tannhäuser.
Oggi possiamo dire anche questo.
p.s. Quello che fa veramente paura è scoprire che non ci sono mostri ma persone come noi che possono compiere delitti terribili.
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Il problema vero sono le madri che hanno cresciuto figli senza padri , totalmente disinteressati e avulsi alla prole che avevano generato ! Sono figli viziati dalle mamme!
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Non sono gente come “noi”, perché vorrebbe dire che siamo tutti possibili assassini, non è così, la società si regge perché la maggioranza delle persone sono sane di mente e non commetterebbero mai un omicidio. Vi immaginate che quando si vede una mamma col bambino che allatta ci immagina che sarebbe una possibile omicida. Oppure che tutti i padri sarebbero potenzialmente pronti a uccidere. Forse solo chi pensa così di se stesso non immagina che esiste l’amore e non solo odio anche se latente.
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