(Dott. Paolo Caruso) – Affrontare il tema della sanità pubblica in Italia è come entrare in un meandro di interessi, di privilegi, di clientele, di carriere protette, di intrecci tra politica locale, istituzioni e spesso anche malaffare. Una storia scandita anche e purtroppo da fenomeni corruttivi, e dal susseguirsi di indagini giudiziarie con significativi risvolti penali per dirigenti pubblici, parlamentari e membri dei governi regionali. Anni e anni di interferenze della politica nella gestione della sanità mettono in evidenza il legame solido esistente e ancora oggi irrisolto che travalica spesso nel mondo opaco dell’ illegalità. Questo rapporto non sempre limpido è sempre rivolto alla produzione del consenso, infatti spesa, concorsi, assunzioni, carriere, e ascoltare le richieste dei grossi gruppi imprenditoriali della sanità privata fidelizza i rapporti, crea riconoscenza e in definitiva crea consenso elettorale, consenso e posizioni di potere che rappresentano linfa vitale per la politica. Le stesse nomine della sanità sono fortemente condizionate dagli equilibri numerici dei partiti e territoriali, dei singoli esponenti politici e dalla potenzialità elettorale che i futuri menager hanno, insomma un meccanismo dell’appartenenza più che della competenza. E’ di questi giorni l’ accusa del Commissario dell’azienda sanitaria provinciale di Trapani rivolta alla politica denunciando  la nefasta ingerenza della stessa nella gestione dei concorsi, concorsi in cui viene mortificata  la meritocrazia  a favore dell’appartenenza. Del modo di gestire la sanità  pubblica da parte della politica emerge un quadro allarmante e quanto mai sconsolante tutto a danno della qualità dei servizi offerti alla collettività. Infatti in questi ultimi trent’anni la sanità pubblica è stata considerata un bottino di guerra, una terra di mezzo da conquistare, un’ occasione per fabbricare vantaggi economici e rendite personali. Da tempo ormai questa politica risulta miope, non in grado di scelte di ampie visioni che riescano a mostrare un modello sanitario e di società solidale per le future generazioni, venendo meno purtroppo i principi di universalismo, equità e uguaglianza a tutela della salute. Con questa destra di governo cosiddetta del “fare” si assiste all’apoteosi del neoliberismo che trova soprattutto nella sanità pubblica sempre più depotenziata finanziariamente ( – 37 miliardi negli ultimi 10 anni ) un vero e proprio vulnus sociale, una emergenza nazionale, e un indirizzo sempre più marcato verso  un modello privatistico. Gli stessi “camici bianchi” mortificati economicamente, costretti a prestazioni continue oltre l’orario previsto per gravi carenze di organico, soffocati dalla burocrazia e dalle gerarchie spesso incompetenti e politicizzate, buttano la spugna e lasciano in quantità crescente la sanità pubblica. Oggi per la politica mantenere un SSN pubblico efficiente non è più una priorità del nostro Paese e l’ulteriore ridimensionamento finanziario ne è la dimostrazione. La maschera politica del “nuovo” che avanza viene giù e ci fa intravedere che “il Re è nudo”. Rabbia e frustrazione trovano oggi  maggiore presa nei cittadini che constatando il progressivo declino del SSN, colgono in tutta la sua gravità il venir meno dell’ articolo 32 della Carta Costituzionale. Nessun governo, compreso quello dei “migliori”, ha fatto nulla per risolvere le grandi disfunzioni presenti nella gestione sanitaria pubblica ne ha  aumentato i finanziamenti, meno che mai oggi il governo Meloni che incrementa le spese militari a discapito del SSN.  Soltando scommettendo sul pubblico con un impegno finanziario massiccio, mettendo da parte le logiche affaristiche clientelari che da tempo condizionano la sanità pubblica, e che ancora in Sicilia si cerca di perpetuare con la farsa dei rinvii delle nomine dei direttori generali secondo logiche di pura appartenenza si potranno gettare le basi ad un nuovo progetto di sanità, altrimenti il declino sarà inarrestabile.