
(Ernesto Galli della Loggia – corriere.it) – Pochi ricordano il legame stretto che questa nostra storia ha fondato tra la guerra e la nascita stessa dei regimi democratici nel nostro continente.
Poche volte come in questi tempi è capitato che si sia tanto evocato e invocato «il dovere della memoria» e però mai come oggi della memoria, e dunque del passato, sembra essersi persa ogni nozione viva e vera. E così oggi ben pochi si ricordano della nostra storia, tanto meno di un punto cruciale di essa: cioè del rapporto stretto che questa storia ha fondato tra le armi e la democrazia, tra la guerra e la nascita stessa dei regimi democratici nel nostro continente.
La prima Guerra mondiale, ad esempio, fu senz’altro un’«inutile strage» nonché l’origine di molti degli sconvolgimenti che portarono vent’anni dopo alla seconda: tuttavia essa fu pure all’origine in Europa del crollo di tre imperi reazionari e della nascita di un buon numero di nuovi stati, dall’ Estonia alla Cecoslovacchia, dalla Polonia all’Ungheria. Stati nazionali e indipendenti: due caratteristiche decisive perché vi potesse poi stabilirsi un regime democratico.
Ma se nell’Europa attuale un regime del genere è la regola, se nel nostro continente le culture politiche della destra e della sinistra antidemocratiche sono state di fatto spazzate via, il merito (possiamo usare questa parola?) è difficile non riconoscerlo all’esito sia del terribile conflitto che imperversò dal 1939 al 1945 e sia di quella sorta di sua lunga prosecuzione non combattuta che fu la «guerra fredda»: due fatti che insieme sancirono la definitiva vittoria ( nel secondo caso sull’Unione Sovietica) degli Stati Uniti. Fino a prova contraria è solo da un tale nodo di eventi dominato per intero dalla dimensione bellico-militare che è nata la democrazia europea che conosciamo da decenni. Ancora una volta, come voleva la saggezza greca, «polemos» la guerra, si è dimostrata «l’origine di tutte le cose».
Già questo solo fatto dovrebbe forse indurre a qualche riflessione (malinconica quanto si vuole ma realistica) tutti coloro i quali pensano che la guerra costituisca intrinsecamente un male. Certo che lo è. Ma a volte non c’è che la guerra capace di evitare un male ancora maggiore. A volte evitare la perdita della libertà, sottrarsi a una vita in schiavitù, alla prospettiva di veder sterminati il proprio popolo e la propria cultura, è possibile solo affrontando il pericolo di morire e il rischio di uccidere.
Di uccidere anche civili innocenti, anche donne, vecchi e bambini, di uccidere per uccidere. Cioè di commettere quelli che attualmente almeno tre o quattro trattati e convenzioni internazionali definiscono crimini di guerra. Come quelli che stando ai criteri odierni indubbiamente commisero i vincitori della seconda guerra mondiale, gli Alleati, senza la cui vittoria, non ci sarebbe oggi la democrazia in Europa.
Alla guida di una Gran Bretagna rimasta sola contro il Terzo Reich padrone dell’Europa, Churchill all’inizio del 1941 si convinse che la sola risposta possibile fosse «an absolutely devastating exterminating attack» sulla Germania da parte dei bombardieri pesanti inglesi. Il programma fu portato a termine. In 400mila incursioni la Royal Air Force sganciò sul territorio nemico un milione di tonnellate di bombe. Molte città tedesche vennero interamente rase al suolo vedendo morire in una sola notte un terzo dei propri abitanti. In totale persero la vita 600 mila civili tedeschi e alla fine della guerra si contavano qualcosa come 7 milioni e mezzi di senzatetto. In pratica – come si legge in un libro da cui sono tratti tutti questi dati, Storia naturale della distruzione di W. G. Sebald, Adelphi edizioni – in Germania «l’esistenza urbana venne pressoché cancellata».
In uno scenario raccapricciante che questa pagine ci restituiscono nei particolari di tecniche di bombardamento, ad esempio con ordigni al fosforo, appositamente mirate a uccidere quante più persone possibile. Nell’«operazione Gomorra» su Amburgo, una sorta di vento di fuoco si riversò per le strade ad oltre centocinquanta chilometri all’ora, l’asfalto delle strade si liquefece, corpi orrendamente dilaniati si ridussero a un terzo della loro grandezza naturale. Non pochi dei sopravvissuti caddero in uno stato di demenza.
Fu un tipo di guerra inumana. Il cui carattere suscitò dubbi e opposizioni morali che echeggiarono perfino nella Camera dei Lord e negli stessi ranghi delle forze armate. Non è un caso se neppure uno dei membri degli equipaggi dei bombardieri inglesi – le cui perdite in azione raggiunsero la percentuale spaventosa del 60 per cento – neppure uno, dicevo, ricevette una qualunque ricompensa al valore. Segno della consapevolezza che quanto era accaduto meritava solo l’oblio.
Una guerra inumana, certo. Ma è questa guerra, anche questo tipo di guerra che è all’origine della democrazia in Europa: bisogna saperlo e non dimenticarlo. Per assolvere allora tutti e tutto? Certamente no. Piuttosto per convincerci che la vita dei popoli e delle nazioni, la politica, la storia, sono cose maledettamente serie e molto spesso tragiche: dove quasi mai il male può essere sconfitto dal bene, dove per affermare le proprie ragioni anche il bene è costretto a servirsi dei mezzi più discutibili. Cose maledettamente serie e tragiche che non sopportano né i facili moralismi declamati seduti alla scrivania del proprio studio, né gli slogan gratificanti gridati nei cortei. E forse, talvolta, neppure le pandette dei tribunali.
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Peccato che il Galletto della Sera ometta che la maggior parte dei trattati che configurano i vari crimini di guerra e contro l’umanità siano successivi alla seconda guerra mondiale. Le guerre poi non sono causate dallo scontro dei cattivi contro i buoni ma sono il risultato di dinamiche molto più complesse. Il professore delle logge con le sue parole meschine vuole solo giustificare non l’inutile, ma l’inaccettabile strage perpetrata da una odierna democrazia (sebbene considerare democratico uno stato in perenne assetto bellico sin dalla sua fondazione, sia una concezione molto opinabile).
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Al momento, per quanto noto, l’unico disastro umano e ambientale derivato dall’ utilizzo di sostanze chimiche per scopo bellico è quello ancora in atto in Vietnam a causa dell’ agente Orange (defoliante) abbondantemente irrorato dall’ aviazione USA nelle foreste del sudest asiatico. Si calcola che circa venti milioni di galloni di tale sostanza abbia contaminato alberi, suolo, falde acquifere e catena alimentare.
Ma in Europa abbiamo avuto ottanta anni di pace.
Credo che la più abbruttente forma di ignoranza derivi dalla incapacità o mancanza di volontà di porsi domande. Perché si aspettano le sentenze storiche dagli esperti. Ci pensano loro ad informare le masse.
https://www.technologynetworks.com/applied-sciences/news/vietnam-still-suffering-with-pollutants-from-agent-orange-316112
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Un mostro. Cosa non si è disposti a vendere per soldi
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Decide lui ciò che è bene e ciò che è male, aberrante la logica di questo personaggio,
la cosa consolante è che conosco la sua vera motivazione: i dollari
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Insomma questo orribile vecchio laido
ci vorrebbe costringere a mettere l’elmetto per le sue guerre che, decide lui, sono quelle giuste da combattere per le quali si deve morire. Noi, ovviamente, non lui.
Delle indicazioni di principio.della nostra Costituzione, gli fa un baffo.
Mi chiedo; ma se non sopporta i “facili moralismi declamati seduti alla scrivania”, perché non parte lui a dare una mano in prima linea a Zelenski o non si intruppa lui su un carro armato di Netanyahu?
Con le moderne tecnologie di cui siamo dotati potrebbe premere grilletti di mitragliatori, sganciare bombe e, nello stesso tempo, continuare a sparare fesserie sul corriere attraverso la tastiera di un telefonino.
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Il nostro saggio Ernesto ci spiega che per difendere la sua “democrazia” che tanto agio gli ha dato nella vita personale è disposto ad appoggiare qualsiasi mostruosità.
Per di più senza accorgersene glorifica l’azione di Hamas quando testualmente sostiene che “A volte evitare la perdita della libertà, sottrarsi a una vita in schiavitù, alla prospettiva di veder sterminati il proprio popolo e la propria cultura, è possibile solo affrontando il pericolo di morire e il rischio di uccidere. Di uccidere anche civili innocenti, anche donne, vecchi e bambini, di uccidere per uccidere.”
Un degno compare di Merlo.
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Analisi tragicamente lucida.
Per fraintenderla occorre mettersi proprio d’impegno (cioè, essere in malafede).
Oppure essere animati da odio verso la persona (cioè, essere pretestuosi).
C’è addirittura un proverbio che dice “non tutto il male viene per nuocere”.
Che non vuol certo dire fare o perseguire il male tanto per fare.
Ma che semplicemente l’umanità ha il male in sé e anche questo (forse soprattutto questo) insegna, se si vuole capire.
Purtroppo, spesso non si vuole capire o, più banalmente, si pensa di essere in quel momento più forti e di potere correre il rischio.
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Mario non hai capito una benamata, spiace per te.
Il ciarlatano di cui sopra non vuole convincere qualche sprovveduto che la guerra è cosa brutta ma giusta.
Il ciarlatano vuole convincere qualche sprovveduto che solo noi democratici abbiamo l’onere di decidere chi deve vivere e chi deve morire, in realtà ci piace da morire uccidere chi ci pare e piace.
Per stare alla tua logica spicciola da bar potrei dirti che chi semina vento raccoglie tempesta.
Mi sa che, come il matto contromano in autostrada, il male del mondo siamo noi
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Ma non è lo stesso GdL che qualche giorno fa ha scritto che i palestinesi per raggiungere i loro obiettivi avrebbero dovuto fare gli scioperi della fame e i meeting all’estero?
Invece adesso per raggiungere gli obiettivi ci vogliono guerre con milioni di morti e città rase al suolo?
Però, che coerenza!
Tra l’altro articolo che sarebbe sottoscritto anche da Hitler e da Gengis Khan. Anche loro la pensavano allo stesso modo. O da quel tizio che vorrebbe l’atomica su Gaza.
La guerra è guerra! Inutile fare le mammolette!
Molto bene. Ma almeno piantiamola di prendercela con Hitler, Gengis Khan o con quel tizio. Non sono diversi da Galli della Loggia e da chi lo fa scrivere sul Corriere.
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EGDL si conferma sempre più approssimativo e fazioso come storico contemporaneo.
L’ inutilità del bombardamento di Dresda, alla fine , lo ammisero gli stessi inglesi.
“”Lo stesso Churchill, che aveva sostenuto con decisione l’attacco, cercò poco dopo di prenderne le distanze. Il 28 marzo, in una nota inviata per telegramma al generale Ismay, e che avrebbe dovuto diventare ufficiale, scrisse:
«Mi sembra giunto il momento di rivedere la questione del bombardamento delle città tedesche al solo scopo di seminare terrore, sebbene con altri pretesti.»( W. Cherchil)
Essendo venuto a conoscenza dei contenuti della nota di Churchill, Harris ( comandante forze aeree inglesi) scrisse:
«Ritengo che ciò di cui si sta parlando sia qualcosa di questo genere: senza dubbio nel passato i nostri attacchi alle città tedesche erano giustificati. Ma farlo è sempre stato ripugnante, e ora che i tedeschi sono battuti, possiamo astenercene.»
Sotto la pressione di Harris e altri, Churchill in seguito cambiò il testo della sua nota:
«Mi sembra giunto il momento di rivedere quello che abbiamo chiamato “bombardamento d’area” delle città tedesche dal punto di vista dei nostri interessi.» (fonte WP)
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Il Pollo sul Balcone non si è ricordato di parlare di massoneria, ovviamente.
Ne parliamo qui.
Sapete chi è che ha fatto la Storia d’Italia?
E chi è stato il babbo putativo di Gelli?
Questo tizio, di cui i libri di Storia scolastica non hanno ovviamente tracce:
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