La diplomazia si auto-coopta nei posti di potere e diviene funzionale all’esecutivo che è alla base dei sistemi di scrutinio e avanzamento. Un circolo vizioso ha inizio con conseguenze atroci per il bene del Paese […]

(DI ELENA BASILE – ilfattoquotidiano.it) – La diplomazia si auto-coopta nei posti di potere e diviene funzionale all’esecutivo che è alla base dei sistemi di scrutinio e avanzamento. Un circolo vizioso ha inizio con conseguenze atroci per il bene del Paese. Viene annullato un contrappeso al potere politico che potrebbe essere rappresentato da funzionari in grado di ricordare le linee tradizionali della politica estera italiana, gli interessi strutturali, la nostra posizione nell’alleanza euro-atlantica e nel Mediterraneo.

Ho letto con stupore le motivazioni che sono state date da Massari, Rappresentante permanente a New York, per giustificare l’astensione italiana in relazione alla risoluzione dell’Assemblea generale dell’Onu approvata a maggioranza degli Stati, 14 Paesi contrari, guidati da Israele e Stati Uniti. La risoluzione, criticata dalla maggioranza dei giornali senza che ne fosse riportato il testo, è di carattere neutro, non menziona Israele o Hamas, si rivolge alle parti in causa, chiede una tregua umanitaria, l’apertura di valichi per permettere agli aiuti di pervenire a Gaza, ricorda il diritto internazionale e umanitario, la doverosa protezione dei civili. Condanna le azioni di violenza e terrorismo contro civili israeliani e palestinesi.

Paesi mediterranei come la Francia e la Spagna l’hanno approvata. L’Italia si è astenuta. La presidente di un governo di destra estrema ha considerato questa posizione equidistante. A scanso di equivoci ripeteremo, come il Segretario generale Guterres, che condanniamo l’azione barbarica di Hamas contro la gioventù ebraica. L’organizzazione terroristica ha contribuito negli anni alle sventure del popolo palestinese e non ha difeso la causa dello Stato palestinese, esattamente come gli israeliani, che agli albori l’avevano finanziata e sostenuta, avevano previsto. Il diritto di Israele a difendersi non ha tuttavia nulla a che vedere con l’apartheid in Cisgiordania, la rabbia barbarica manifestata contro Gaza, la vendetta punita dal Diritto internazionale, la mancata applicazione delle risoluzioni vincolanti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, le punizioni collettive dei palestinesi, gli insediamenti illegali dei coloni che esercitano violenze contro i palestinesi. Questo lo sanno tutti. Il rappresentante permanente italiano presso l’Onu pure.

Massari, emblema di quella diplomazia che dimentica della propria intelligenza, cambia agilmente padrone e, senza nessuna verifica sul campo, viene cooptata nei posti migliori, difende pubblicamente l’astensione del governo dovuta alla mancanza di una condanna di Hamas, della menzione del diritto di Israele a difendersi e della liberazione degli ostaggi. Sostenere che un appello a una tregua umanitaria debba contenere posizioni politiche di parte è il contrario di quanto una buona scuola diplomatica insegna. La condanna di Hamas è implicita nella frase di condanna del terrorismo contro i civili palestinesi e israeliani. Il diritto di Israele a difendersi c’entra in questa risoluzione come i cavoli a merenda. La liberazione degli ostaggi è un problema diverso dalla tregua umanitaria, a meno che Massari non voglia legarlo al genocidio dei palestinesi. Le argomentazioni di Massari sono pretestuose. Il silenzio sarebbe stato più dignitoso. Farsi tappeto per l’esecutivo serve alla carriera, ma oltraggia la competenza. Ci saremmo aspettati che il diplomatico ricordasse all’esecutivo come il distacco italiano dai Paesi mediterranei Francia, Spagna e Portogallo in una posizione di mediazione minima per una tregua umanitaria avrebbe contraddetto le nostra politica nel Mediterraneo, la tradizionale attitudine al dialogo che è stata in passato riconosciuta come il fiore all’occhiello della nostra diplomazia. Le popolazioni arabe ci guardano. La presidente Meloni vuole proporsi in Africa come protagonista del fantomatico “Piano Mattei” dopo aver mostrato al mondo la propria parzialità, i doppi standard che fanno valutare diversamente le vite degli ebrei, degli ostaggi e dei palestinesi? Provo vergogna per una casta che ha perduto l’anima. Non mi consola leggere l’articolo sulla Repubblica di Benassi. Nel suo intervento afferma impunemente tutto e il suo contrario in un linguaggio artificiosamente ermetico. Abu Abbas viene considerato non rappresentativo dei palestinesi, non credibile, corrotto ma “comunque un interlocutore”. Il diplomatico ci parla della posizione “non scontata” di Biden a non ripetere gli errori del post 11 settembre, ma non nota che la presenza delle portaerei Usa sembrano parlare il linguaggio opposto. Ammette che Guterres ha speso la sua immagine a favore delle normative Onu, ma menziona la risoluzione Onu per la tregua umanitaria senza rilevare alcuna contraddizione nella posizione italiana. Un articolo oscuro e cerchiobottista di cui è difficile comprendere il senso e l’utilità.