Strage di Viareggio, l’ultima mossa di Moretti: ricorso alla Consulta per evitare la condanna. Imputato: l’ex ad di FS fu accusato di disastro, incendio e lesioni colpose

(DI MARCO GRASSO – ilfattoquotidiano.it) – Un ricorso alla Corte Costituzionale che, nel caso in cui venisse accolto, manderebbe in fumo la sentenza che ha condannato a cinque anni di carcere l’ex amministratore delegato di Ferrovie dello Stato Mauro Moretti, accusato di disastro ferroviario, incendio e lesioni colpose. Andrebbe tutto prescritto, come già accaduto per le imputazioni di omicidio colposo plurimo. È l’ultima mossa dei legali del manager, in vista del secondo pronunciamento della Corte di Cassazione, la cui udienza è fissata per il prossimo 28 novembre. La tesi, portata avanti dai difensori di Moretti e di altri imputati, si basa prevalentemente sul presunto profilo di incostituzionalità della legge che disciplina i disastri: in caso di collisioni navali o aeree, la pena viene aggravata se i mezzi trasportano passeggeri. Nel caso dell’incidente ferroviario, argomentano i legali, la pena viene aumentata a prescindere, in modo dunque illogico, anche nel caso in cui l’incidente coinvolga un treno merci, come accaduto a Viareggio. La strage derivò dal fatto che l’incendio del convoglio, deragliato in prossimità della stazione, investì il centro abitato.
La sentenza d’appello bis arriva nel luglio del 2022, a 13 anni esatti dalla strage e al termine di una lunga e tortuosa vicenda giudiziaria. Nel 2021 la Corte di Cassazione aveva fatto cadere l’aggravante di incidente avvenuto in un luogo di lavoro, un’ipotesi attorno a cui era stato impostato tutto l’impianto accusatorio della Procura di Lucca. In questo modo, tra mille polemiche, erano andati prescritti tutti i 32 omicidi colposi.
A quel punto il processo era stato rinviato nuovamente alla Corte d’Appello di Firenze. Moretti, che in un primo momento aveva rinunciato alla prescrizione, ritorna sui suoi passi e decide di avvalersene. Viene condannato a 5 anni di carcere, con uno sconto di pena di 2 anni rispetto al verdetto precedente: “La sentenza certifica che una riduzione della velocità non avrebbe evitato il disastro”, aveva commentato il suo avvocato Ambra Giovene. Insieme al manager erano stati condannati altri 12 imputati, fra cui Michele Mario Elia (ex ad di Rfi) e Vincenzo Soprano (ex ad di Trenitalia), condannati a 4 anni, 2 mesi e 20 giorni.
Secondo quanto ricostruito nel processo a causare il deragliamento è stata la rottura di un assile: il perno che teneva insieme le ruote del convoglio che ha ceduto. Era arrugginito, ma per ben due volte, invece di sostituirlo, era stato riverniciato. Non solo. I treni che trasportavano materiale pericoloso viaggiavano ad alta velocità anche in prossimità di centri densamente popolati, come quello di via Ponchielli; i convogli marciavano su rotaia in violazione di norme sulla sicurezza risalenti agli anni ‘30; i macchinisti erano sprovvisti di alert antincendio; le carrozze non avevano carri scudo, cisterne cariche di materiali inerti che in caso di deragliamento dovrebbero proteggere gli altri vagoni; il gruppo non aveva un piano di rischio.
In definitiva, secondo i giudici, la strage di Viareggio è figlia del profitto, delle politiche aziendali di tagli e del ricorso esasperato all’esternalizzazione della manutenzione.
A parte che ‘mandare in fumo’ il processo qui non si può proprio sentir dire…
Ma ci rendiamo conto che razza di porcherie vengono fatte pur di salvare i colpevoli delle stragi in Italia?
Ma in quale paese al mondo si può mandare prescritto un OMICIDIO COLPOSO PLURIMO?
Per giunta, in appena una dozzina d’anni!
Disgusto totale, ripeto: TOTALE. Con la riforma Bonafede, se ci fosse stata anche allora, sarebbero in galera, altro che prescrizione, perché la cassazione si è inventata che non era su luogo di lavoro!
Allora una centrale atomica può scoppiare e distruggere una città e va tutto bene, basta che non ci siano morti nello stabilimento!
Ma rendiamoci conto, se sono peggio i legistlatori o peggio i giudici a interpretare le leggi!
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Disgusto totale
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