C’è un metodo sempre più diffuso per denigrare l’avversario. Per nullificare i contenuti (proprio quando sono difficili da contestare) si usa la strategia della demolizione di chi li propone

(NADIA URBINATI – editorialedomani.it) – «Bisogna abbracciare prospetti dinamici che esprimano paradigmi virtuali di impatto permanente e perifrastico!» (Elly Schlein). Questa e altre simili frasi senza senso attribuite alla segretaria del Pd circolano da giorni sui social, lasciando interdetti coloro che credono che si tratti davvero di una citazione e coloro che colgono la propaganda lanciata dalla destra e dai suoi consci o inconsci sostenitori per indebolire il maggiore partito di opposizione.
È una strategia retorica populista che invita ad identificare la leader democratica con una minoranza elitaria, lontana dal popolo. “Non parla come il popolo”, “non parla come mangia”, “non parla con empatia”, “sembra una studentessa sotto esame”, “parla come se si rivolgesse ai suoi amici”, ecc.
Lo scatenamento di questo metodo di denigrazione rivela il tenore di un’opinione pubblica incivile, che per nullificare i contenuti (proprio quando sono difficili da contestare) usa la strategia della demolizione di chi li propone. In questo modo, invece di parlare del pessimo accordo tra Roma e Tunisi (criticato largamente in Europa), in Italia ci si sofferma sul termine usato da Schlein qualche giorno fa a Otto e Mezzo: il governo italiano usa la politica dell’esternalizzazione.
L’ESTERNALIZZAZIONE
I lavoratori precari italiani sanno che cosa sia l’esternalizzazione, lavorando per cooperative e aziende che sono appaltate per svolgere parti di un lavoro per un azienda madre, la quale può così lucrare su un lavoro eseguito a costi più bassi di quelli che avrebbe se assumesse i lavoratori.
Esternalizzare significa far fare ad altri il lavoro sporco, nascondendo la responsabilità per l’eventuale danno ai lavoratori (o ai migranti). Non è poi così difficile da capire dopo tutto. Parla di deresponsabilizzazione. Ma quella parola ha provocato un putiferio sui social, facendo divertire (che è sano e legittimo) e scatenando il sarcasmo (anch’esso sano e legittimo). L’esito di quel divertimento più che legittimo non è per nulla ironico. L’esito è pagare dazio alla logica populista che vuole il semplicismo (da non confondersi con la semplicità), che vuole che la parola sia propaganda urlata e scandita emotivamente.
Proprio come fa Giorgia Meloni quando veste i panni della pasionaria sovranista – sarebbe interessante sapere come i traduttori del suo discorso all’Onu abbiano reso il termine “scafista” nelle loro lingue che la presidente ha usato per indicare un nemico dell’umanità al quale dichiarare guerra e chiedere l’intervento delle Nazione Unite. Ma quella parola per noi italiani è facilissima, anzi semplicissima.
COLPIRE LA PANCIA
Si vuole dunque una lingua che arrivi alla pancia, salvo poi lamentare una politica che parla alla pancia, dimenticando le critiche al linguaggio difficile e prendendo a castigare il semplicismo. Da un estremo all’altro. L’opinione competente che dovrebbe guidare il giudizio pubblico si fa in questo modo attenta generatrice di audience: quanti click ha avuto quell’articolo? Quanti follower ha scatenato quella bastonatura linguistica?
Un metodo che eleva e butta giù persone e leader con velocità; che non lascia articolare un argomento perché la logica dell’interlocuzione pubblica è quella di Twitter: in due parole che parlino alla pancia si deve esprime il senso delle cose.
Non c’è tempo per spiegare. Ha un effetto civico riascoltare le interviste di Enzo Biagi ai politici e alle politiche del suo tempo, conversazioni a tratti difficili per le orecchie di oggi, abituate ad ascoltare la pancia.
Ma se la sinistra è diventata così fricchettona, è anche colpa sua…
Qui Sky Australia prende in giro gli estremisti gredini, genderfluid e woke:
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chi è questo geniale vignettista satirico che non firma le sue opere?
di solito si mette almeno la sigla nella parte inferiore,
questo autore spesso vola al di sopra dei suoi colleghi, anche per la qualità delle sue caricature
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Mannelli
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La non laureata Meloni fa comodo a tanti squali e rappresenta bene quel 25% degli italiani che non è nemmeno diplomata.
Come alleati ha Salvini che è il capo dei banditi industriali ai quali promette condoni, patteggiamento e paci fiscali.
Senza il controllo del 90% dei media costoro in un altro Paese emigrerebbero per lavorare.
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Guarda che abbiamo visto all’opera anche i laureati…
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Anch’io credo che quella frase sia una fake. Di solito la fanciulla adotta il metodo comunicativo di spiegare un concetto in modo facilmente comprensibile anche se in conclusione di una frase aggiunge a volte un vocabolo più ricercato però rafforzativo del senso precedentemente spiegato. Tipo…chessò: “Bisogna denunciare i sub appalti a cascata che consentono di pagare meno i lavoratori, spesso con esiti di incidenti mortali per mancanza di prevenzione, per cui il lavoro esternalizzato va abolito”.
Se invece si prende isolatamente la parola (lemma) “esternalizzato” e se ne fa una teoria denigratoria del soggetto parlante o scrivente, risulta un artificio vigliacco di bassa polemica gratuita.
Semmai occorre suggerire a Elly, ma anche al Conte dalla prosa avvocatesca, di ridurre all’osso il numero di subordinate che appesantiscono la comunicazione con effetti barocchi. Insomma, frasi il più possibile brevi con soggetto-predicato-complemento oggetto e con pochi arricchimenti verbosi laterali mal sopportati da un pubblico non sempre di alta istruzione. Credo che questo buon metodo retorico sia scritto anche nel manuale delle giovani marmotte… politiche.
Poi c’è la questione della possibilità di non avere in testa idee politiche sufficientemente chiare a causa di condizionamenti di correnti partitiche opposte. Cosa che rende complicata la comunicazione. Ma questo è un altro discorso.
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