Il libro del gen. Vannacci e le sue polemiche devono offrire uno spunto di riflessione.

(Stefano Rossi) – Alla fine, il ministro Crosetto, tanto criticato (giustamente) per via del conflitto d’interessi (e che interessi!), risulterà il migliore tra tutti i suoi colleghi, Oddio, guardando intorno, è una vittoria facile, però lo dobbiamo ammettere: mai una parola fuori posto, mai una decisione sbagliata. Difatti, non ha perso tempo; ha rimosso seduta stante il generale anche per spegnere le polemiche. Che si sono subito accese nella sua di coalizione perché sono tanti che difendono il generale.

L’opposizione si è mossa in un’unica direzione: la solita cantilena delle dimissioni. E basta.

Se guardiamo indietro, non passa settimana che non se ne chiedono almeno una.

Vero è che alcuni esponenti di questo governo ce la mettono tutta per dimostrare la pochezza d’animo e professionalità in politica ma le dimissioni, così, gridate a vuoto a perdere, alla fine sono solo chiacchiericcio.

Invece, c’è un particolare che mi ha subito interessato di questa vicenda.

Il libro è edito dallo stesso autore. Molto probabilmente nessun editore ha avuto il coraggio di stamparlo.

Perché?

Lasciamo da parte il contenuto e il suo merito. Hanno scritto e parlato fin troppo. E le vendite sono schizzate al punto che hanno superato quelle della Murgia (in tutte le librerie non si trova più un libro della Murgia).

Chi fa opposizione deve attaccare dove più farà male la sua azione.

Gridare le dimissioni ad una persona che non si dimetterebbe nemmeno sotto tortura, può servire a qualcosa?

Invece, riunire alcune persone per capire come far male all’autore del libro e all’editore, che in questo caso sono la stessa persona, diventa tutt’altra cosa.

  1. Si poteva chiedere un sequestro probatorio?
  2. Si potevano coinvolgere le numerose associazioni che tutelano persone e diritti gravemente offesi nel libro?
  3. Si può intentare una causa civile per gravi danni non solo per l’immagine e reputazione ma per l’immagine e il decoro del corpo a cui appartiene l’autore del libro, anche se bisogna riconoscere che tanti nell’Esercito hanno solidarizzato con il generale.
  4. Si poteva chiedere, come poi è avvenuto, l’avvio di un procedimento disciplinare.
  5. Chiedere al generale un confronto, intorno ad un tavolo, con persone esperte in materia non solo di diritti ma anche di salute, visto che sono state attaccate persone per il loro orientamento sessuale. Naturalmente, un numero pari da una parte e dall’altra delle diverse opinioni.

Nel mio piccolo riesco a vedere cinque possibilità senza minimamente citare le dimissioni che non portano a nulla se non a rafforzare l’idea che l’opposizione non ha idee per contrastare una situazione del genere.

E comunque, come vada a finire, tutto questo gran parlare ha reso il libro un evento commerciale di cui può gioire solo il suo autore.

Ed editore.