La ministra del Turismo: «Non capisco tutto questo interesse per il Twiga, in Italia ci sono tanti stabilimenti balneari»

Santanchè: “Non mi dimetto, nessun rimpasto. Il paese criminalizza la ricchezza”

(FEDERICO CAPURSO – lastampa.it) – Ad accogliere Daniela Santanchè di fronte all’hotel Principe di Piemonte, a Viareggio, dove la ministra del Turismo è stata invitata per partecipare all’evento «Incontri del Principe», c’è una manifestazione di protesta di Potere al popolo e Unione dei sindacati di base. Pochi partecipanti, ma anche nella sua Versilia, a pochi passi dal Twiga, in pieno agosto, c’è chi ricorda a Santanchè delle inchieste che la vedono indagata e dell’opportunità delle sue dimissioni. Lei, accompagnata dal marito Dimitri Kunz d’Asburgo e dalla gamiglia mostra di non volerle prendere nemmeno in considerazione, si volta a guardare oltre le grandi finestre all’ingresso dell’hotel e non riesce a dire altro che «molto bene», stirando con un certo sforzo il sorriso.

Questo è il clima che si respira intorno a lei, fin nel cuore del suo «regno estivo». E Santanchè sembra soffrire le tante critiche che la rincorrono ovunque, quella che in Senato definì a luglio una «campagna d’odio contro di me». È convinta che «quando c’è di mezzo la Santanchè, tutto diventa gigantesco». Parla di sé anche in terza persona. Perché in fondo la questione, per lei, sembra essere un fatto del tutto personale. Anche la sua difesa si muove su questa linea: «A me il sorriso non me lo tolgono. Soffro invece per chi è incazzato, per i rancorosi che vorrebbero vederti povera, messa male. Viviamo in una nazione in cui c’è una criminalizzazione della ricchezza». Quasi a lasciar intendere che tutto quel che le è finito addosso sia stato mosso dall’invidia. «E non credete alle balle sul reddito di cittadinanza». I motivi di chi lo difende? «Ci sono anche i voti di scambio», risponde la ministra. E al Twiga, invece, c’è il salario minimo? «Non lo so più. Chiedetelo ai proprietari. Sono orgogliosa di aver fatto del Twiga una destination, ma non capisco tutto questo interesse per il Twiga, ci sono tanti altri stabilimenti balneari».

Delle inchieste, dei guai con le sue aziende, del rischio di doversi dimettere di fronte alla prospettiva di un processo, Santanchè non ne vuole parlare. Forse neanche rimuginarci troppo su. Sarà anche per questo, vien da pensare, che in mattinata la ministra decide di presentarsi a sorpresa al gazebo di Fratelli d’Italia, allestito al mercato di Tonfano a Marina di Pietrasanta, a pochi minuti dal “suo” Twiga, per mettersi sotto al sole a distribuire volantini. Una militante in tuta elegante, con rossetto, occhiali griffati e ingioiellata da capo a piedi, «non sono chic, sono barocca», si difende lei. Militante barocca, dunque. «Tra la ggente», si direbbe. Per provare a mandare un messaggio diverso da quello della ministra assediata nella sua torre d’avorio. E così Santanchè inizia a fermare cittadini e turisti che ignari finivano di fare le loro spese per andare in spiaggia. «Posso raccontarle le iniziative dei primi mesi del governo Meloni?». Qualcuno affretta il passo, qualcun altro si ferma per un selfie e dare un’occhiata al volantino, dal titolo «L’impegno del governo Meloni». Dai bassi livelli di disoccupazione alla crescita economica «più alta di Francia e Germania», dalla «fine dell’era delle mancette», all’alleggerimento delle tasse. Piccola curiosità: nel volantino non si legge nulla sul tema della gestione dei flussi migratori, cavallo di battaglia in campagna elettorale, trasformatosi ben presto nel peggior incubo dell’esecutivo. Ad ogni modo, la lettura non è certo di quelle “estive”, da ombrellone, se non fosse per il «cruciverba dei patrioti» con cui FdI cerca da tempo di portare la sua propaganda in spiaggia. Ma tant’è. Santanchè si aggira tra i villeggianti al mercato. Mezz’ora, giusto il tempo di scattare qualche foto per i social, stringere mani, elargire sorrisi e poi via, con grandi saluti agli attivisti e ai volantini.

Eppure, le inchieste sono lì e a breve potrebbe chiudersi la prima, quella per falso e bancarotta fraudolenta che colpisce l’azienda Visibilia, con la possibilità di un rinvio a giudizio che per molti, anche nella maggioranza, diventerebbe il punto limite oltre il quale Santanchè non è più difendibile dalle richieste di dimissioni. L’ultima inchiesta, invece, che muove intorno all’ipotesi di reato di «truffa ai danni dello Stato», non vede ancora la ministra indagata, anche se gli investigatori stanno vagliando l’operato dell’azienda proprio nel periodo in cui Santanchè aveva un ruolo di rilievo al suo interno. E sarebbe la più pesante per l’onorabilità di un ministro della Repubblica.