L’arena sarà in Italia, a Pompei: un evento futurista e kitsch per decidere chi sarà il padrone della Rete e del Mondo

(DOMENICO QUIRICO – lastampa.it) – Leggo sempre con tenerezza, con affettuosa indulgenza, senza superbia iraconda, le notizie attinenti i miliardari. Gli ebdomadari che se ne occupano son meglio della Pravda buonanima. Svolgono funzione politica. Sparpagliano a piene mani il comunismo, la lotta di classe, preparano le barricate.
Leggendo bizze stravaganze eccessi dilapidazioni e soprattutto accumulazioni dei Ricchi, nello stantuffare da vaporiera dei fatturati delle loro invenzioni, ti senti risospinto dalle stralunate giornate impiegatizie a una Disneyland aperta ventiquattro ore su ventiquattro; per descriverla bene bisognerebbe aggiungere altre lettere all’alfabeto. La crisi che il mondo sta attraversando e che ci andiamo sorbendo con una pazienza ben maggiore a quella manifestata dagli egizi antichi davanti alle sette piaghe, c’è proprio bisogno di sdruciolare su questi antropologici correttivi quotidiani, rosei e amorfi. Evviva dunque i super ricchi, ma non quelli che si danno alla beneficenza alle fondazioni e al sociale. Uffa! evviva quelli che credono con fede da catacumeni solo al loro conto in banca, si sono consacrati anima e corpo alla celebrazione dello sciocchezzaio universale del potere di acquisto, a panfili aerei razzi ville deretani inobliabili delle loro femmine senza i soliti filosofemi brodisti e di facile impiego.
A tal proposito in questi giorni si pispiglia che potrebbe accadere in Italia, sì in Italia! qualcosa di potente e di meraviglioso. Ovvero la riapertura ufficiale dei cruenti giochi gladiatori, delle sfide senza esclusione di colpi nella arena del circo. Sta per essere riparato uno di quei colpevoli e gravi atti di ingiustizia, dovuta ai fegatosi cristiani usciti dalle catacombe del secondo secolo P.C, che ha portato presso di noi alla sfioritura del mondo classico, retrocesso miseramente ai finti centurioni e al sudato latinorum degli esami di maturità. Merito appunto di due epuloni giunti dal Nuovo Mondo, Musk e Zuckerberg. Hanno chiesto come arena per spaccarsi gli occhi e battersi fuori quattro denti proprio il Colosseo. Torna dunque Spartaco e con il portafoglio pieno!
La notizia sconfortante è che il ministro della cultura italiano ha detto no. Anzi: si aggiungono nei commenti espressioni ironiche, sprezzanti quasi fossimo di fronte a un reato di vilipendio. Oh i ministri! O non capiscono una goccia o son sospettosi come topi frugati. Vorrei sommessamente dissentire dal diniego. Se c’è una occasione per far riemergere dagli inferi i colli fatali di Roma, con annesso e connesso sollievo del Pil, non lasciamoci sfuggire questo momento. Stiamo da anni a stantuffare, destra e sinistra unita, che i monumenti devono pagarsi la sopravvivenza e non vivere ad ufo delle sovvenzioni stataliste, e rifiutiamo questa riconversione miliardaria dell’anfiteatro Flavio? Musk, uno che vuol portarci tutti in gita su Marte, intende restaurare, direi con cura filologica, il vetusto pietrame nel suo scopo originario e si risponde no grazie? Pensate: due star petulanti di freschezza miliardaria e di avversione reciproca che si scalmanano in un “peplum’’ ultrarealistico in quell’ammuffito monumento e metton in fuga i topi e le tarme! E forse anche i turisti allemanni affezionati all’incidere sul marmo: grethel ti amo! Ma se il Circo Massimo è stato retrocesso senza scandalo a concertone permanente perché il Colosseo non dovrebbe ospitare questo ritorno di Spartaco? Marx Lenin e Stalin adoravano questo rivoluzionario . Khacaturjan scrisse un balletto su di lui che vinse il premio Lenin. Così politicamente, a Gauche, saremmo a posto. Per non spaventare i due gladiatori miliardari e le attuali maggioranze italiche ricorderei che uno come Reagan, al di sopra di ogni sospetto, lo citava spesso, il trace, come esempio di sacrificio.
Dovrebbe essere proprio il signor ministro a suggerire ai due illustri gladiatori scenari più accattivanti di un banale match con i guantoni. Son troppo moderni: stonano. Impreziosirebbero la sfida “i cesti’’ che spappolavano mascelle e toraci. O perché no? un filologico ritorno all’ingegnoso arnese del “reziario’’ che avviluppava il rivale con una rete per poi finirlo come un tordo intrappola, ben adatto all’agile Zuckerberg; o la ferraglia del “mirmillone’’ , che suggerirei per Musk.
Si cicala anche di un possibile ripiego su Pompei. Per favore no! Era piazza provinciale già ai tempi di Plinio.
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l’ex prigioniero dell’Isis (chissà cosa pensavano fosse i rapitori), liberato dopo versamento di riscatto dell’erario, riciclatosi esperto di Russia e di Putin, senza mai imbroccarne una che sia una,
ora disserta su antica Roma, gladiatori, Spartaco. per cosa?
per fare pubblicità ai due più grandi manipolatori del marketing mai apparsi.
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Come diceva il personaggio Malik Maluk di Giorgio Bracardi;
” fangala, fangala, assero affangala”
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Purtroppo non sono solo “manipolatori del marketing” dettano la nostra etica. La nostra cultura, il nostro presente, il nostro futuro, quello che si può fare e dire e quello che non si può. Quello che si deve comprare, come ci si deve sentire, chi si deve amare e chi odiare…
Quello che devi sapere e quello che non puoi sapere.
Sono la longa manus, onnipresente e capillarmente onnisciente, del totalitarismo.
La ” disfida” ( americanata tipica) non si farà.
Al massimo proporrei Las Vegas o Cinecittà.
Il Caesar Palace ha visto ben altre sfida, ma ogni generazione ha i pugili che si merita.
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