L’unica maniera per eliminare il fenomeno dei diplomifici è togliere il valore legale ai diplomi. O almeno non valutare le carte ma le qualità professionali negli uffici e nei concorsi

(Giancristiano Desiderio – corriere.it) – Luigi Einaudi diceva che il valore legale dei titoli di studio è un veleno. Salvatore Valitutti, che oltre ad essere ministro della scuola fu il vero erede di Einaudi in questo campo, aggiungeva che più il veleno penetra a fondo e più la scuola deperisce fino a morire. Nuccio Ordine nel suo bestseller internazionale L’utilità dell’inutile difende il valore culturale della scuola mettendo in non cale il valore burocratico. Purtroppo, il sistema italiano dell’istruzione e della ricerca si basa quasi esclusivamente sul valore burocratico dei titoli di studio e poco o niente sulla qualità platonica — chiamiamola così — degli studi. È un grave danno per tutti: per la scuola, l’università, le aziende, le famiglie e perfino per lo Stato. Se, infatti, il valore degli studi è nel «pezzo di carta» e non, come deve essere, negli studi medesimi, allora, l’intero sistema degli studi è ridotto a una gigantesca distribuzione di diplomi e i cosiddetti diplomifici scolastici più che essere un’eccezione costituiscono la regola e il completamento del sistema.

Gian Antonio Stella su queste pagine (Corriere del 23 luglio) ha denunciato il «turismo dei diplomifici»: ossia migliaia di studenti, giovani e meno giovani, che «frequentano» istituti paritari che per il 90 per cento sono in Campania, il 6 per cento nel Lazio e il restante in Sicilia. Si tratta, naturalmente, di un fenomeno di distorsione che però — ecco il punto da tener presente — ha la sua origine non fuori ma dentro il sistema. I diplomifici ci sono perché la scuola è stata ridotta a mera burocrazia tralasciando e addirittura cancellando il suo vero valore culturale o platonico. Non si vogliono i diplomifici? Si tolga il valore legale ai diplomi. Non si vuole togliere il valore? Allora, si dosi almeno il veleno passando dagli esami di licenza agli esami di ammissione, si elimini il sistema dei crediti che è una certificazione nella certificazione e si limiti l’uso burocratico dei titoli negli uffici e nei concorsi, non valutando le carte ma le qualità professionali.