I 5S chiedevano di non toccare il reato. Era solo un “impegno”, cioè nulla di vincolante. Eppure sull’abuso di ufficio alla Camera il cosiddetto centrosinistra è andato in ordine sparso, ancora una volta. Con i […]

(DI LUCA DE CAROLIS – ilfattoquotidiano.it) – Era solo un “impegno”, cioè nulla di vincolante. Eppure sull’abuso di ufficio alla Camera il cosiddetto centrosinistra è andato in ordine sparso, ancora una volta. Con i Cinque Stelle che, in una risoluzione relativa alle comunicazioni sul Pnrr del ministro Raffaele Fitto, hanno infilato un passaggio in cui esortano il governo “ad astenersi dall’abolire il reato di abuso di ufficio e dal ridimensionare il delitto di traffico di influenze, fattispecie eventualmente da potenziare anche per non vanificare i risultati ottenuti in Europa grazie alla legge Spazzacorrotti”. Ma il Pd, che ha praticamente tutti i suoi sindaci e mezzo partito favorevoli all’abolizione, si è astenuto nella votazione.
Già, perché i 5Stelle avevano fiutato che quelle righe avrebbero messo in imbarazzo i dem. E così ha chiesto e ottenuto il voto per parti separate della risoluzione, portando al passo di lato del Pd. Ma anche i rossoverdi di Avs si sono astenuti. Ergo, il Movimento è rimasto da solo. Circostanza che a naso non impressiona dem e rossoverdi. Perché da entrambi i partiti motivano l’astensione sostenendo che l’impegno era “scritto male” citando in particolare il riferimento alla Spazzacorrotti come il nodo principale. “Noi quella legge non l’avevamo neppure votata – afferma un veterano dem – e poi il riferimento all’abuso di ufficio non c’entrava nulla con il Pnrr”.
Tradotto: al Pd la mossa del M5S è sembrata pretestuosa. E qualcosa del genere devono averlo pensato anche in Avs, da dove informalmente fanno notare che non hanno gradito il riferimento alla Spazzacorrotti come un perno intoccabile. E c’è qualche differenza anche sull’abuso di ufficio, visto che i rossoverdi sono contrari all’abolizione del reato, ma non a una sua revisione. Posizione che potrebbe essere un punto di caduta anche per Elly Schlein. In più occasioni, la segretaria dem ha ribadito di essere contraria alla cancellazione del reato. Ma non può chiudere a cambiamenti alla norma, in in un partito dove esponenti come il sindaco di Pesaro Matteo Ricci sono arrivati a dire che “l’abolizione dell’abuso di ufficio è una nostra vittoria”. Così va, nel fu campo largo. Con il M5S che sbuffa: “La verità che nel Pd sono sempre divisi tra loro, vanno in difficoltà e si astengono”.
Non smettono di diffidare gli uni degli altri, gli ex giallorosa, che oggi a Montecitorio dovranno votare il bilancio della Camera. E sul tavolo ci saranno anche ordini del giorno – valevoli come emendamenti – sui vitalizi. Ce n’è uno del Movimento, ovviamente. Ma come anticipato giorni fa dal Fatto, si sono mossi anche da Fratelli d’Italia, con un ordine del giorno a prima firma del capogruppo Tommaso Foti, che prevede di “mantenere per tutti i beneficiari, deputati ed ex deputati, la vigente normativa di calcolo su base contributiva”. Come a dire che non deve ripetersi quanto accaduto in Senato, dove un mese fa il Consiglio di garanzia ha ripristinato i vecchi, generosi vitalizi, grazie alla decisiva astensione della dem Valeria Valente. Così ora i 5stelle attendono il Pd al varco: “Speriamo che non facciano scherzi, sarebbe un suicidio”. Perché a sinistra e dintorni dominano i cattivi pensieri.
La verità è che la maggioranza di loroin fondo al tunnel vede la galera.
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