LEONARDUZZI E MAZZUCCHI RICHIAMATI IN ITALIA – Giù dal trampolino. Battutacce su donne e atleti stranieri: “Noi credevamo di essere fuori onda”, si giustificano. Peggio […]

(DI SELVAGGIA LUCARELLI – ilfattoquotidiano.it) – Non so se è “l’effetto Caronte” inteso come il caldo che dà alla testa oppure la tendenza recente a salire su traghetti che portano dritti nell’oltretomba mediatico.
Ma abbiamo due nuovi geni dell’harakiri giornalistico. Questa volta si tratta del giornalista di Rai Sport Lorenzo Leonarduzzi e del tecnico Massimiliano Mazzucchi i quali, in diretta martedì mattina su Rai Play 2, durante i Mondiali di nuoto a Fukuoka, nel commentare alcune tuffatrici hanno pronunciato frasi quali: “Le olandesi sono grosse. Ma tanto a letto sono tutte uguali”, “Questa è una suonatrice d’arpa, come si suona l’arpa? La si tocca, la si pizzica. Si La Do. Gli uomini devono suonare sette note, le donne soltanto tre”. E poi: “Fuma sano, fuma bene, fuma solo pakistano”, “Liccaldo, i cinesi direbbero Liccaldo” (non Riccardo).
La Rai ha deciso di farli rientrare subito in Italia dal Giappone prima che, durante la loro telecronaca, si chiedano anche come mai le nuotatrici africane non stingano nell’acqua e se è vero che il nuoto fa bene alla linea, esistano le balene.
Perché prima di indignarci per il sessismo e tutto il resto, non so voi, ma io mi preoccupo per il livello delle battute. Roba da rivalutare Berlusconi e il pullman di troie ma anche Angelo Duro a Sanremo e Daniela Santanchè in Senato sul caso Report. Sì, lo so che Leonarduzzi si è giustificato dicendo che ovviamente pensavano di non essere in onda, che si erano tolti le cuffie e doveva rimanere una chiacchierata privata, ma questo, per rimanere in tema “tuffi”, è un avvitamento piuttosto mediocre. Primo perché se hai sessant’anni e lavori da decenni in Rai dovresti sapere molto bene che i microfoni e le telecamere non sono mai certamente spenti. Per dire, io durante “Ballando con le stelle” mi guardo bene dal commentare le battute fuori onda di Mariotto perché so che se per caso i microfoni rimanessero accesi, il giorno dopo ci ritroveremmo entrambi a fare i giudici al festival della mazurka per gli anziani all’idroscalo “Corpo di mille balere”. O, al massimo, verremmo invitati al Maxxi. Il documentario su Netflix “Il principe” sulla storia di Vittorio Emanuele di Savoia e del ragazzo a cui sparò sull’isola di Cavallo è il sunto perfetto della questione: pensando di non essere ascoltato, Vittorio Emanuele in carcere ha di fatto confessato di aver sparato al povero Dirk Hamer e di aver fregato i giudici francesi. Poi, durante la realizzazione dello stesso documentario, nel fuori onda ha rivelato che l’ex re di Spagna Juan Caros avrebbe ucciso incidentalmente il fratello. Insomma, per fortuna a commentare i mondiali di nuoto assieme a Leonarduzzi e Mazzucchi non c’era pure Vittorio Emanuele di Savoia, altrimenti, come minimo, a microfoni fintamente spenti veniva fuori che Tania Cagnotto spalmava margarina sui trampolini prima delle performance delle rivali. Tornando al fattaccio, quello che è davvero deprimente non è unicamente ciò che è stato detto, ma come lo si è detto. Non solo si parlava delle atlete come di oggetti sessuali commentandone il fisico e la presunta facilità nel concedersi, ma si scomodavano battute che sembrerebbero vecchie e sceme pure a Martufello. Ogni volta che qualcuno dice che una donna è brava a suonare solo tre note, e cioè “si la do”, un Valerio Lundini muore da qualche parte nel mondo. A proposito invece di quello che hanno detto, trovo che l’accaduto sia un bene. In un periodo in cui si tende a far credere che ci sia un’esasperazione del politicamente corretto e che la lagna femminista cerchi appigli nel linguaggio con accuse strumentali ed eccessive, ecco che quel microfono casualmente acceso spiega bene in quale Medioevo culturale galleggi ancora buona parte del Paese. E non uso il verbo “galleggiare” a caso. Quando Leonarduzzi dice che non sapeva di essere ascoltato, pensa di essere una nuotatrice di nuoto sincronizzato: non conta quello che fai sott’acqua, tanto non si vede. Quello che conta è tutto ciò che “emerge”, i sorrisi, le gambe perfettamente dritte, le coreografie perfette. Invece, questa volta, la telecamera riprendeva quello che accadeva sotto. Purtroppo per lui e per il suo collega, i due non erano in apnea come le nuotatrici, ma parlavano. E dicevano quello che qualcuno ha sentito e molti abbiamo letto, sebbene l’ultima versione di Leonarduzzi sia: “È un fuori onda rubato per un errore tecnico. Mi dispiace se qualche telespettatore ha sentito queste cose. Non sono riuscito a trovare le registrazioni. Molte delle cose riportate non sono state pronunciate”. Che poi è più o meno quello che ha detto Vittorio Emanuele di Savoia delle sue parole in carcere: “Io non ricordo di avere detto quelle cose, ero confuso, non ho visto la registrazione”. Insomma, Leonarduzzi sarebbe sessista a sua insaputa.
E pure sui suoi precedenti (si diceva che avesse augurato Buon compleanno a Hitler dalla sua bacheca fb) afferma: “Le accuse sui presunti auguri a Hitler sono false”. Che a ben vedere è un lapsus niente male. Non sono i suoi auguri a essere falsi, ma le accuse (che invece erano verissime). Insomma, abbiamo capito perché il giornalista Leonarduzzi si è specializzato nel commentare i tuffi: ha una passione smodata per il carpiato. Peccato che non gli venga benissimo.
Che in giro siano degli imbecilli non è certo un mistero: l’educazione famigliare latita e questi sono i risultati. Non sarà certo tutto questo ambaradan a fare crescere piccoli cervelli, anzi: sortirà l’effetto opposto, come sempre.
Per quanto mi riguarda ho risolto il problema: stufa dell’agitazione costante e dalla voce fintamente arricchita di Meda per ogni curva e ogni staccata, ho tolto l’audience alla Moto GP.
Poi, stufa del sentimentalismo cazzeggiante ( oddio, si offenderanno i maschietti?) affrettato e un tanto al chilo di Fabio Genovesi l’ho tolto al Giro d’ Italia ( mi dispiace per Garzelli e la brava Borgato).
Piano piano guardo tutto senza audio, si capisce benissimo anche così.
Come sempre, però, la misura della gravità del ” caso” dipende non già dalla gravità del ” reato” ( che per altro reato non è) ma da chi ne parla e da come se ne parla, e questo fa perdere il senso della misura. Insomma, si straparla molto di piu di cavolate che di veri e propri delitti violenti che segnano le vite.
Un esempio?
Quanto si è discusso dei tre stupri violenti che in poche settimane si sono consumati solo nel bolognese?
Solo qualche riga nella cronaca locale: Lucarelli & C. dove siete?
"Mi piace"Piace a 1 persona