
(Massimo Gramellini – corriere.it) – C’è qualcuno a Roma, precisamente nel quartiere Tuscolano, che imbratta con lo spray le fiancate delle auto in divieto di sosta. Si discute sulla sua motivazione, se si tratti della smania da giustiziere di un vandalo o piuttosto del grido di dolore di un uomo traumatizzato, forse ferito nei suoi parcheggi più cari.
Ma qui vorrei porre l’attenzione sull’atteggiamento delle vittime potenziali della sua ira: i «parcheggiatori erranti», li chiama un mio amico. In tv uno di costoro si è augurato che il giustiziere risparmi la sua auto e rivolga la bomboletta spray su altri obiettivi. Neanche ha preso in considerazione l’ipotesi di scongiurare il rischio alla radice, smettendo di lasciare la macchina in doppia fila.
Nel sentire comune il divieto di sosta è una regola astratta (come molte altre). Buona per fare bella figura nei convegni dove si auspica e si esorta, ma impraticabile nella vita vera, che richiede spirito di adattamento e talvolta il compimento di piccoli soprusi giustificati dal ritrovarsi tutti succubi di un sistema scassato, incapace di offrire parcheggi abbondanti, gratuiti e vicini. Si verifica così lo slittamento della regola. Il livello 1 (è vietato parcheggiare in doppia fila) cede il passo al livello 2 (è consentito farlo per necessità). Ed essendo questa la vera norma in vigore, chiunque osi contestarla (per esempio il parcheggiato in prima fila impossibilitato a uscire) passa ancora per nemico del popolo o per privilegiato.
Sui parcheggi delle grandi citta si potrebbero scrivere romanzi.
Thriller ovviamente, dato che scansare la multa per divieto di sosta qualora si riesca a trovare un parcheggio destinato ai non residenti è praticamente impossibile. La requisizione di 3 o 4 posti auto, per l’allestimento dei dehors di ogni spacciatore di gazzosa, voluti durante la pandemia e cristallizzati successivamente, non ha favorito l’impresa dell’automobilista sprovvisto dell’auto ripiegabile ancorchè tascabile e abilitata alla circolazione in area C o B.
Fin dove si vuole spingere la disperazione dell’automobilista ipertassato munito di bomboletta spray?
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A stima, un buon 30% di chi si muove in citta’ potrebbe farlo in bici o con mezzi alternativi. Come si vede in molte citta’ (Milano per esempio) e’ il maggior uso di mezzi alternativi da parte di privati che spinge la politica adeguarsi. Quindi diamoci da fare a volemose bene
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Certamente si, ma dato che abito fuori Milano in un paesino collegato solo con la tangenziale Est, a Milano ci vado in macchina (ormai occasionalmente). E guarda caso ho amici in c.so di Porta Romana, area C.
Dovrei lasciare la macchina a Cologno Monzese e prendere la metro 2, cambiare in Centrale e prendere la MM 3 per scendere a Crocetta. Non proprio comodissimo tenendo conto che solitamente la partita a Burraco finisce verso le tre di notte quando la MM è ormai chiusa e il parking di Cologno Monzese poco praticabile.
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Quando devo andare in città, molto raramente, prendo il treno o il pullman, inutile voler trovare un parcheggio quando tutti sappiamo che non ce ne sono,
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