
(di Toni Capuozzo) – Il vertice Nato previsto oggi in Lituania potrebbe aprirsi con qualcosa di “storico”, perché questo è il tono che si vuole dare all’incontro, teso a celebrare l’unità e la forza delle 31 nazioni che compongono l’Alleanza, nonostante – e anzi grazie – l’oneroso impegno di diciassette mesi al fianco dell’Ucraina invasa. Ma l’annuncio storico non sarà l’ingresso di Kiev nella Nato, che automaticamente porterebbe in guerra tutti gli alleati, e per statuto dell’alleanza non è possibile. Ingresso rinviato a dopo, e anche dopo sarà qualcosa di simile alla partnership Nato-Israele, amici a distanza.
La storia sarà evocata, probabilmente, per l’ingresso di qualcun altro: la Svezia, figlia pentita del neutralismo socialdemocratico. E certo Putin non potrà non registrare che la sua operazione speciale ha prodotto una rinascita dell’alleanza che, dopo la fine ingloriosa dell’esperienza afghana, era data per boccheggiante. Ma le cose non sono così semplici. Dietro il totale sostegno alla causa ucraina, crescono le perplessità, e più negli USA che in Europa. I risultati della controffensiva ucraina finora non sono stati brillanti, Kiev è un pozzo senza fondo di denari e armamenti, e Biden non può iniziare la corsa presidenziale con una guerra senza fine in agenda. Neanche gli europei sono così uniti: l’attuale segretario Stoltenberg resterà al suo posto ancora un anno, perché non si è trovato un accordo sul sostituto.
E due anime dell’alleanza sono abbastanza evidenti se si guarda, nelle questioni poste dal conflitto, all’atteggiamento dei Paesi dell’est e a quello della vecchia Europa: stramazzare l’orso russo per gli uni, aiutare l’Ucraina a raggiungere una pace non disonorevole per gli altri. Tutti d’accordo invece a portare le spese militari di ciascun Paese al 2% del Pil (l’Italia nel 2022 è rimasta all’1,51%). Giocatore solitario è il turco Erdogan, ingolosito dagli F16 americani, interlocutore di Mosca e capace però di fare uno sgambetto a Putin, permettendo il ritorno al fronte dei capi Azov. A proposito: è passata sotto silenzio l’intervista a uno di loro che, per spiegare la resa dell’Azovstal, ha raccontato che nella fabbrica c’erano alti gradi americani, e con i russi è stato negoziato un permesso di esfiltrazione, in cambio della bandiera bianca su una trincea che loro invece avrebbero difeso fino alla morte. Si può stare sicuri che sarà la cosa più discussa, a Vilnius, sottovoce.
Basta che al fronte contro i russi siano in prima linea stoltemberg e tutto il cucuzzaro natostan,
Quella si che sarebbe una grande notizia
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Io ricordavo che i criminali del battaglione Azov prigionieri dei Russi dopo la battaglia di Mariupol erano stati rilasciati nel quadro di uno scambio di prigionieri con l’armata russa. Strano che non mi ricordi di nessuna notizia rispetto al curioso periplo ottomano dei capi
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Sono cose che capitano, quando pur di non dar credito alla propaganda occidentale si finisce con l’abbeverarsi alla propaganda opposta.
Non è mai stato un segreto:
https://www.ilriformista.it/putin-libera-i-nazisti-del-battaglione-azov-maxi-scambio-di-prigionieri-il-ruolo-di-erdogan-e-bin-salman-319995/
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Perché della guerra? Per mille motivi, tutti economici, come sempre del resto, però credo dovrebbe far riflettere – e sorridere amaramente – una interessante interpretazione di Crozza, che poi, sia chiaro, non scopre nulla di nuovo. Questo, ovviamente, per chi è capace di usare, almeno ad intermittenza, la materia grigia, perché la stessa, rimanendo stagnante nella propria ideologia, diventa marrone. Il problema, non solo italiano, non sono i politici, nel caso specifico “le scoregge di Biden” (Crozza cit.), bensì chi gliele respira a prescindere, per non far sentir l’odore agli altri, facendolo senza soluzione di continuità.
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E se invece la Nato riperde per l’ennesima volta cosa succede ? Gli ucraini si reggono con le armi e i soldi occidentali ma i morti e le distruzioni ce le rimettono loro. Fino a che punto potranno sopportare tali sacrifici ?
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“ha prodotto una rinascita dell’alleanza che, dopo la fine ingloriosa dell’esperienza afghana, era data per boccheggiante” a me semba invece che ne abbia solo allungato l’ agonia …
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