(Di Massimiliano Lussana – civiltadellemacchine.it) – C’era una volta – e c’è, fortissimamente c’è – Astrosamantha, diventata un personaggio con i suoi capelli diventati un meme con Moncicci, con i suoi collegamenti dallo spazio, con la sua simpatia contagiosa.
Samantha Cristoforetti è nella galleria dell’Agenzia Spaziale Italiana insieme a Luca Parmitano, Paolo Nespoli, Roberto Vittori, Umberto Guidoni, Maurizio Cheli e Franco Malerba che ha trascorso nello spazio meno tempo di tutti – 7 giorni, 23 ore, 15 minuti e 2 secondi – ma che è stato il primo. E che, da apripista dello spazio italiano, da anni organizza nel suo paese, Busalla, Valle Scrivia, provincia di Genova, il Festival dello Spazio, manifestazione in continua crescita che, come ogni anno, sarà protagonista anche dei racconti di Civiltà delle Macchine.

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Con anche una nota di colore politico, anzi di colori: sia Malerba che Guidoni, i partecipanti alle prime missioni dello Space Shuttle, furono eurodeputati per l’Italia fra il 1994 e il 1999, il primo per Forza Italia, il secondo per il Partito dei comunisti italiani, divisi politicamente, uniti dalla passione per il proprio lavoro.
Insomma, dopo Astrosamatha c’è già pronta la prossima astronauta italiana, Anthea Comellini, giovane project manager di Thales Alenia Space selezionata tra i membri della riserva degli astronauti dell’ESA, l’Agenzia Spaziale Europea, che per l’appunto è stata l’ospite d’onore della giornata conclusiva del Festival dello Spazio 2023.
Anthea a Busalla ha raccontato il processo che l’ha portata ad essere ammessa al programma degli astronauti europei. E il suo racconto è arrivato dopo aver rispettato la tradizione di piantare un albero di magnolia all’interno del parco di Villa Borzino, sede della manifestazione e di un “museo dello spazio” che fa di questo giardino la capitale italiana dello spazio a terra – proseguendo la tradizione inaugurata proprio da Franco Malerba e da Paolo Nespoli, ospite di una precedente edizione della rassegna busallese.

La storia di Anthea, con quell’acca nel nome che evidentemente è una certificazione di qualità delle donne italiane astronaute, visto che accomuna entrambe ed entrambe sono straordinarie, è quella di selezioni rigidissime, dove ha superato 22.500 aspiranti astronauti, candidati provenienti da tutta Europa. Sei fasi di test uno più duro dell’altro, tipo “Le dodici fatiche di Asterix” per gli appassionati di cartoon. E alla fine è stata selezionata fra i 17 astronauti “abili e arruolati”.
Anthea Comellini ha trentun anni, è bresciana di Chiari ed è nella lista degli uomini pronti a tornare sulla Luna. Lei, a Busalla e nelle interviste (molto ben fatta quella a “Repubblica”, da cui rubo alcune frasi perché sono la perfetta fotografia di questa ragazza), ha raccontato che “la Luna è a soli quattro giorni di viaggio. Ed è un banco di prova imprescindibile per le tecnologie che ci permetteranno di portare l’uomo su Marte”. Che, per la cronaca, è a sei mesi di distanza rispetto ai quattro giorni per ri-allunare.
Dalle sue note biografiche sul sito dell’ESA scopriamo che, sotto il suo casco (e mai metafora fu più azzeccata) di riccioli scuri c’è un curriculum fatto di lauree in ingegneria spaziale con 110 e lode al Politecnico di Milano, un master in Francia, che parla fluentemente inglese e francese e ha competenze di base anche con la lingua russa.
Smettetela per favore,siamo stufi di storielle infantili.
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