
(dott. Paolo Caruso) – Ai funerali di Silvio Berlusconi si è consumata una pagina imbarazzante della storia d’Italia. Le premesse infatti c’erano tutte, la passerella mediatica in maniera roboante ha esploso le sue immagini accompagnate da notizie di cronaca che esulavano dallo stesso rito funebre. La solennità della funzione religiosa strideva con la mondanità, i visi contratti e impietriti dal dolore dei familiari e di quei pochi amici che l’hanno voluto veramente bene contrastavano con quelli del mondo della politica che nel profondo del proprio io esprimevano distacco e pura ipocrisia. La commistione all’interno del Duomo tra il mondo dello spettacolo e il notabilato al potere a cui faceva da cornice l’irrefrenabile servilismo del giornalismo nostrano ricordava il “deja vu dell’epopea berlusconiana. Dentro e fuori il Duomo c’erano le tante Italie, i ministri al completo, la premier Meloni, politici, noti personaggi dello sport e dello spettacolo, imprenditori, autorità civili e militari, giornalisti e fotoreporter di tutte le testate, il popolo dei berluscones e i tanti tifosi del milan con le loro bandiere. La magistrale omelia dell’Arcivescovo di Milano, Mario Delpini, percepita come un inno alla vita, al suo godimento, alla gioiosità dell’esistenza, esprime una riflessione critica all’Uomo legato profondamente ai beni materiali, al freddo calcolo degli affari e al rapporto distorto con gli altri. L’Uomo, dopo il circo mediatico, ora si incontra con Dio e trova in Dio il suo giudizio e il suo compimento. Un giudizio imperscrutabile che esula da quello dell’umana gente. Sarà poi la storia…
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😃 visto cosi “è l uomo per me .. etc
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