(Francesco Erspamer) – Esisteva un tempo il giudizio divino, imperscrutabile per definizione e che dunque aveva lo scopo, che Dio esista o meno, di porre un limite all’arroganza umana, o meglio all’arroganza di alcuni uomini, quelli che per dominare si credono o fingono dèi essi stessi. Perché imperscrutabile non significava indifferente, e quando l’inerme fra Cristoforo tende l’indice verso il prepotente don Rodrigo e lo minaccia, «Verrà un giorno…», il signorotto viene preso dalla rabbia ma anche dalla paura.

Niente di simile oggi: destra e sinistra concordi hanno reso Dio incapace di severità, esattamente come lo Stato, la magistratura, i genitori, i maestri: solo sorrisi e comprensione anche nei confronti dei peggiori stronzi. Per cui Berlusconi andrà sicuramente in paradiso, insieme a tutti gli altri, con l’eccezione di chi invece, come me, lo vorrebbe all’inferno (solo i non perdonisti non meritano il perdono).

Quando al giudizio della Storia, potrebbe non esserci; per fare Storia occorre studiare e prima ancora ricordare il passato, confrontarsi con esso, mentre la principale caratteristica del liberismo berlusconiano e postberlusconiano, oggi egemonico, è di cancellarlo, appiattendo tutto sul presente immediato e sul culto del nuovo. Pertanto da un punto di vista storico Berlusconi verrà assolto per prescrizione (immediata) degli eventuali reati.

Ciò nonostante il giorno del funerale stapperò la bottiglia da tempo messa da parte per l’occasione; ne ho altre con i nomi di altri potenti che in vita nessuno può toccare e in morte è politicamente corretto compatire. Perché la politica è conflitto, non acquiescenza, e la giustizia si fonda sulla certezza della pena, non sulla garanzia dell’impunità (anche postuma). Ma soprattutto perché la morte è l’ultima occasione per dare senso a una vita; e se la vita in questione ha portato male e corruzione condannarla senza riserve potrebbe prevenire altre simili vite in futuro e dunque portare un po’ di bene e di integrità.

Resta da precisare che condanno Berlusconi non perché fosse di destra ma perché non lo era affatto; ha fatto finta di esserlo per contrabbandare il neoliberismo all’americana e dall’America ha ricavato tutte le sue idee, a cominciare dal culto del successo, del mercato, dei media, delle «celebrity» sportive e televisive; l’Italia che ha lasciato è infatti americanizzata, forse in modo irrimediabile. Il fatto che fosse migliore di coloro che sono venuti dopo di lui, i Renzi, i Salvini, le Meloni, le Schlein, i Calenda, i Di Maio, è un’aggravante: perché nessuno di loro sarebbe esistito senza il berlusconismo.