
(di Stefano Baudino – (lindipendente.online) – L’associazione “ORA Referendum Contro La Caccia” ha avviato su tutto il territorio nazionale una raccolta firme, imperniata su due quesiti, per indire referendum abrogativi volti ad abolire l’attività venatoria. I promotori puntano all’abrogazione dell’art. 19 ter del Codice Penale, al fine di rendere la caccia illegale in tutto lo stivale e lasciare allo Stato la tutela della fauna selvatica, e la parte inserita nell’art. 842 del Codice civile che permette lo svolgimento di questa attività sportiva, nel perimetro delle proprietà private, senza il consenso dei locatari.
L’obiettivo è quello delle 500.000 firme: se venisse raggiunto, la Corte di Cassazione sarebbe chiamata a giudicarne la conformità alla legge, per poi passare la palla alla Consulta per il definitivo via libera. Le persone interessate troveranno i moduli vidimati per la firma presso gli uffici comunali dislocati sul territorio.
La finalità dei referendum è innanzitutto quella di fermare l’uccisione degli animali, evitando il rischio di estinzione di numerose specie. Inoltre si mira ad evitare danni all’agricoltura biologica conseguenti alla mancata salvaguardia della popolazione faunistica, nonché a porre un freno all’inquinamento ambientale causato dal piombo delle cartucce utilizzate dai cacciatori. Altro obiettivo è quello di evitare il rischio di incidenti per i cittadini presenti all’interno delle aree in cui tale attività viene praticata.
La medesima proposta referendaria era stata avanzata due anni fa dal comitato “Sì Aboliamo la Caccia“. In quel caso, però, la Corte di Cassazione l’aveva bocciata per un numero insufficiente di firme.
«Vogliamo fermare la caccia in Italia e allora abbiamo chiesto la modifica del 19 ter che, con l’eliminazione della parola ‘caccia’, la renderebbe illegale in Italia – afferma il Presidente di “ORA”, Giancarlo De Salvo -. Per firmare c’è tempo fino al 20 giugno, però ci sarà una proroga perché le procedure con alcuni Comuni sono partite in ritardo rispetto a quanto previsto». De Salvo è molto fiducioso sul buon esito della raccolta firme, dal momento che «i sondaggi ci raccontano che più del 50%, in alcuni casi anche il 70% delle persone sia contro la caccia». In merito a questo tema, che «tocca veramente 40 milioni di italiani, sarebbe assurdo che non si raggiungesse il quorum», conclude. De Salvo anticipa inoltre che, nel periodo estivo, partirà la raccolta firme per altri due referendum: quello contro la sperimentazione animale e quello contro gli allevamenti intensivi.
Parallelamente, anche il Comitato Antispecista Difesa Animali Protezione Ambiente (CADAPA), presieduto da Antonino Curcio, ha avviato un’autonoma raccolta firme che terminerà entro metà luglio, con l’obiettivo di indire un referendum attraverso cui modificare parzialmente la legge che autorizza la caccia ed eliminare, dall’art. 842 del Codice Civile, la possibilità che l’attività venatoria abbia luogo in zone non pubbliche anche in mancanza del via libera dei proprietari. Le due organizzazioni promotrici non hanno però trovato un accordo atto a promuovere un’unica iniziativa referendaria.
Belli i referendum … ma in democrazia.
Invece in regime coloniale non servono perchè o non te li fanno fare (all’ultimo giro di referendum ne hanno fatto passare un tot inutili e complicati sulla giustizia, e hanno bocciato quello sulle droghe leggere e quello sulla caccia, gli unici che avevano un alto interesse dietro, e che rischiavano forse di far raggiungere il quorum, o non so cosa, fattostà che li hanno fermati, e non per insufficiente numero di firme come dice questo articolo mi pareva, ma boh, probabilmente allora ricordo male), oppure te li fanno fare e poi li ignorano.
NSID
Non-siamo-in-democrazia
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Io non vado a caccia, ma qui siamo pieniiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii di cinghiali e caprioli.
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La caccia con il frigo pieno e nel 2023 è da abolire.Se fossero aboliti anche gli allevamenti intensivi, ancora meglio.Penso che se un povero animale dovesse scegliere tra il vivere in allevamento, nutrito, comunque in attesa dell’abbattimento e il vivere anche meno, a causa della caccia, ma libero non avrebbe dubbio su cosa scegliere.L’uomo con il fucile che ammazza per hobby mi fa schifo.Non potrà mai essere un amico a prescindere di tutto il resto.
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I referendum analoghi del 1990 non raggiunsero il quorum.
In tempi di astensionismo dilagante mi pare un’utopia pensare di raggiungerlo ora.
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La caccia non è uno sport, la caccia è una malattia
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Assolutamente! Cacciare era per procurare il cibo che serviva alla famiglia per nutrirsi… Chi caccia ha un bisogno atavico di uccidere qualcuno! E quindi un problema mentale.. Sbaglierò ma questo penso! Ogni tanto sono d’accordo con te Alessandro ☺️
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Le uniche religioni che non ammettono di uccidere gli animali per cibo sono il buddismo e l’induismo, non per altro ma perchè credono nella reincarnazione, in tutte le altre religioni, come in natura, gli animali sono visti come creature inserite una ciclo alimentare, dall’insetto a salire fino all’uomo. Si dice che oggi l’uomo civilizzato non ha bisogno di mangiare carne, è diventato un fatto ideologico che tende a dilagare come ideologia dominante fino a certi estremismi già chiari, gli animali valgono più degli esseri umani e suscitano più empatia di quanto lo facciano gli uomini.
Mangio carne 1 o 2 volte al mese ma la mangio, ciò che in natura è ancora giusto, è giusto anche per me.
La caccia come sport è un’altra questione, il problema è che si tende a mischiare le cose.
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Carmen sono d’accordo con te, mangio carne, davvero di rado ma so di mangiare animali morti e questo un po’ mi crea una sorta di dispiacere, è che con il tempo, ci si pone domande che una volta nemmeno sarebbero passate per l’anticamera del cervello… e sì, la caccia come sport è paradossale, non c’è bisogno di uccidere per fare sport!
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Io noto che a volte l’ideologia si infiltra nel cervello, ti ritrovi delle sensazioni e non sai come ci sono arrivate, quasi quasi comincio ad averle come se mi dovessi sentire in colpa, il dubbio è che stiano lavorando per farmici sentire, io rispetto gli animali, continuerò a mangiarli e ringraziare, questo lo posso fare, ma non entro nella follia della farina di insetti a rinforzare la costruzione della storia contro gli allevamenti che è solo un altro modo per portarci in un’altra aberrazione, chi dirige il processo possiamo essere sicuri che mangerà carne e ogni ben di dio, avrà macchine e tutto quello che vuole, il punto è toglierlo alla massa, facendo in modo che lo scelga da sè con adeguato lavaggio del cervello.
Buona giornata a te
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In questi commenti c’è tutta l’insipienza, absit iniuria verbis, dell’occidentale moderno in fatto di spiritualità.
In primo luogo non è vero che l’induismo obblighi alla dieta vegetariana; giusto per la cronaca: “La festa del Gadhimai mela è tra le più importanti del calendario indù ed è considerato il più grande evento sacrificale del mondo.”, pensa un po’…
Inoltre, tutte indistintamente le religioni (anche il Cristianesimo delle origini) dove non c’è una preferenza dichiarata per una dieta non cruenta, proibiscono il cibarsi di carne che non derivi da un sacrificio rituale (questa differenza è enorme per una lunga serie di motivi difficili da esporre in poche righe e che, comunque non sarebbero più nemmeno compresi, perciò sorvoliamo…)
Circa la reincarnazione, beh, l’unica cosa “vera” sono le banali interpretazioni dei soliti moderni occidentali che, mezzi orbi di nozioni sull’argomento che anche l’Occidente (sopratutto con Platone) possedeva in passato, riducono tutto ad una banale idea tanto cara a certa mentalità new age, rimpiazzante le idee di METEMPSICOSI e TRASMIGRAZIONE, affatto tutt’altre questioni in tema di stati postumi degli esseri viventi.
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* e che, comunque (virgola), non sarebbero
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Spiritualità è diverso da confessione religiosa, tanto per cominciare, la spiritualità è una sfera dell’uomo autonoma che può trovare esercizio con una pratica confessionale ma non è detto; sull’insipienza non sei riuscito a fare meglio, sempre senza offesa. L’Induismo ritiene ogni forma di vita sacra e prevede il vegetarianesimo in linea generale. Buddha invece non ha mai vietato espressamente la carne ma segue il precetto di non uccidere altre forme di vita ma era solo un appunto, niente di dirimente per il discorso che si faceva che verteva su altro. Grazie per la precisazione
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“Spiritualità è diverso da confessione religiosa, tanto per cominciare, la spiritualità è una sfera dell’uomo autonoma che può trovare esercizio con una pratica confessionale ma non è detto…”: questo lo dici tu che sei, sia detto sempre senza offesa, una dei tanti insipienti moderni in fatto di.
La spiritualità autonoma, come tu la intendi, è un non-senso e se non può sempre essere esercitata con una pratica confessionale, non è perché l’alternativa sia il “fai da te”, ma perché esiste una dimensione esoterico-iniziatica ancora più rigorosa di quella exoterico-religiosa.
“L’Induismo ritiene ogni forma di vita sacra e prevede il vegetarianesimo in linea generale. Buddha invece non ha mai vietato espressamente la carne ma segue il precetto di non uccidere altre forme di vita…”:
“Le uniche religioni che non ammettono di uccidere gli animali per cibo sono il buddismo e l’induismo…”.
Nin zo, vedi tu di metterti d’accordo…
Appunto nel fatto di considerare ogni vita sacra, condizione sulla quale tutte indistintamente, e non solo le due tradizioni che hai citatato, sono concordi, risiede il motivo della necessità del Sacrificio (Sacrum facere: fare il Sacro) come atto imprescindiile, affinché sia legittimo appropriarsi, per il sostentamento, della vita di un essere anima-le… Tanto per concludere.
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La spiritualità è quello stato della coscienza che tende alla trascendenza, è legata al bisogno di trascendere la sofferenza e sopraelevarsi verso qualcosa che vada oltre l’immanente, in genere è il dominio della religione propriamente intesa come pratica confessionale ma può anche essere esercitata laicamente in forme più new age, in questo caso si tratterebbe più di spiritualismo che sono le forme moderne che dici tu, senza bisogno di svilerle; se c’è una cosa che puo’ salvare l’uomo è proprio riscoprire questa parte e ricongiungersi con l’idea di divino, se poi vuoi dire che ci siamo allontanati da tutto questo hai ragione, il progressismo politico credo ce l’abbia per missione, non riconoscere (anzi la teme) quella parte proprio perchè rende l’uomo più consapevole quindi più libero quindi più umano e più autonomo. L’osservazione è che si puo’ essere religiosi senza essere spirituali, che significa praticare la confessione religiosa senza esercitare quel livello superiore di coscienza, così come si può esercitare la spiritualità, per es, con pratiche meditative, senza aderire a una religione cosìdetta organizzata. In ogni caso quando entri in quella dimensione va da sè che maturino certe sensibilità come non uccidere altre forme di vita; il passaggio è questo: le religioni che prevedono come parte integrante l’esercizio di quello stato di coscienza tramite le pratiche meditative sono quelle orientali e per questo più tendenti al vegetarianesimo pur con le sue eccezioni e le sue deroghe.
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No, Carolina, la spiritualità è l’ambito Reale della Cause prime, non un vago autocostruito afflato individuale al divino.
Ciò che non rende possibile un esercizio laico new age della spiritualità è proprio la Trascendenza: l’individuo in quanto tale non può superare coi propri mezzi i propri limiti. Quello che gli permette di fare questo è solo l’insegnamento di un essere (non a caso non uso “individuo”) che è oltrepassato al di là dell’ambito individuale, o formale che è la stessa cosa, e che come Inviato norma con delle leggi la possibilità di accesso alla dimensione dello Spirito.
I danni che il dualismo cartesiano anima-corpo ha causato sono enormi, il primo dei quali è aver “sterilizzato” l’ambito Spirituale, facendolo rientare malamente nel primo dei due termini da esso enunciati, termini che appartengo in prorpio all’individuo, epperò non possono oltrepassarlo.
Qui non si tratta di svilire, ma di CONDANNARE inesorabilmente, sempre, quando se ne presenta l’occasione, una delle più grossolane e allo stesso tempo perniciose forme di pseudo spiritualità; e non per il gusto di farlo, ma perché si è consapevoli del male che porta coloro che segueno inconsapevolmente queste pratiche, credendo di aver a che fare con la vera spiritualità, a perdersi irrimediabilmente.
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