(Stefano Rossi) – Il risultato delle ultime elezioni amministrative è desolante.

D’accordo che le locali sono sempre state un problema ma in molti comuni non si supera il 2%.

Si possono dire tante cose ma bisogna partire dall’inizio.

PRIMO.

Il rischio è di diventare un partito “persona” come è Forza Italia. Non è una bella cosa. Tutto gira intorno ad una sola persona. Invece bisogna prendere esempio proprio dagli avversari che, stando ai risultati elettorali, godono di ottima salute politica. Per capirlo  passare al punto Terzo.

SECONDO.

Che poi è la conseguenza del primo. Lo Statuto che si è voluto dare il Movimento prevede la nascita dei Gruppi Territoriali che si prodigano per visibilità, politica locale, diffusione delle idee del Movimento tra i cittadini.

Il Prof. Giuseppe Conte scriveva: “…non saranno i luoghi in cui la nostra forza politica celebrerà vuote liturgie, come avviene nei partiti tradizionali. Saranno i momenti di confronto in cui si materializzerà la nostra idea di “cittadinanza attiva”…”.

Bene. Ancora si aspetta il loro riconoscimento. Se sono così importanti, perché aspettare così tanto tempo?

E per materializzare le idee ci vogliono investimenti non solo di materiale umano ma anche di soldi altrimenti le idee “non camminano”.

TERZO.

Appiattirsi sulla scia del Pd è la scelta più sbagliata.

E’ diventata una battuta ma è essenziale ricordare che se si vuole votare a sinistra si vota l’originale non il clone. E qui basta ricordare le parole di Marco Travaglio quando diceva che il giorno in cui Draghi affondava il Superbonus del 110%, norma geniale ma che aveva un unico problema: era del Movimento, il Pd non ha mosso un dito, non ha detto nulla. Anzi.

Ha tramato con Letta per convincere Di Maio a lasciare il Movimento in cambio di una eventuale futura alleanza con il nuovo partito, mai decollato, e di un prestigioso incarico internazionale, da poco ricevuto.

Allearsi si, farsi prendere per i fondelli no.

L’esempio da seguire è semplice e sotto gli occhi di tutti.

Il segretario del Pd, chiunque esso sia, rassicura il Movimento con parole pacate di amicizia dicendo che l’alleanza non si discute. Si finge un serio alleato.

Poi, però, arrivano i cani sciolti che mordono.

Il Tg3, alcuni esponenti del Pd, alcuni giornali che non hanno mai mancato di attaccare, criticare, denigrare leggi, provvedimenti, parlamentari del Movimento. Clamoroso è l’atteggiamento sul Reddito di Cittadinanza.

Prima osteggiato fino alla morte, poi accettato obtorto collo, infine che andrebbe migliorato. Ma il segretario muto, zitto come una mummia.

Ecco, un partito non può ruotare solo intorno ad una persona per quanto brava, competente ed indispensabile. La coralità deve essere più visiva e proficua.

E i risultati sono immediati.