Il generale dei carabinieri che andò sulla scena: vi spiego perché non credo alla revisione. “La confessione può essere stata estorta? No, conoscevano troppi dettagli del massacro”

(RICCARDO JANNELLO – quotidiano.net) – Dottor Garofano, che succede a Erba? “Qualcosa che mi rende scettico”. Luciano Garofano, biologo e docente universitario, ma soprattutto è il generale, per anni alla guida del Ris dei carabinieri di Parma a caccia di prove infinitesimali. Aveva collaborato anche nel caso della strage di Erba, quella per cui Olindo e Rosa stanno scontando un ergastolo che dicono di non meritare.
Generale, che cosa racconta la richiesta della procura generale di riaprire il caso di Romano e della Bazzi?
“Le anticipazioni che sono state date dal sostituto Cuno Tarfusser sono sintetiche, dobbiamo aspettare di leggere tutte le sessanta pagine del documento per capire bene quali siano gli elementi che ritiene importanti per una revisione del processo. Mi sembra di capire dalle poche cose trapelate che si tratti della veridicità delle confessioni dei due interessati e delle tracce nella macchina di Olindo e Rosa dell’impronta genetica di una delle vittime”.
Potrebbe esserci stata contaminazione nella prova del battitacco? Potrebbero esserci state altre impronte genetiche mischiate a quella di Valeria Cherubini?
“Escludo che il carabiniere, di un altro reparto, e che ha rilevato la traccia, possa averla contaminata. Si tratta di personale molto esperto che sa come si raccolgono le prove. E se quel carabiniere avesse contaminato la scena, perché non ha portato una miscellanea di Dna anche delle altre vittime?”.
Nuovi esami potrebbero riservare sorprese?
“Dobbiamo avere l’onestà intellettuale di capire quali siano i nuovi elementi. Il tema della possibile contaminazione era già venuto fuori ed era stato affrontato. Se vogliamo ridiscutere facciamolo, ma sottoscrivo l’acquisizione regolare della prova”.
Voi del Ris quali esami faceste?
“Tre sopralluoghi in quell’area e non trovammo tracce biologiche delle quattro vittime nelle pertinenze di Romano e della Bazzi, ovvero nell’appartamento e nel camper. E questo lo posso tranquillamente confermare”.
Ora si parla di una pista legata alla droga: trovaste nulla in quel senso?
“Facemmo analisi chimiche, ma non per la droga”.
Dicevamo delle confessioni poi ritrattate: cosa ne pensa?
“Quello che le posso dire è che ho parlato a lungo col professor Massimo Picozzi la cui professionalità e affidabilità mi sembra indiscutibile”.
La difesa afferma che in qualche modo la confessione è stata indotta dall’avere mostrato foto del massacro.
“Penso che anche vedendo sei, otto, venti foto di un’autopsia non si può raccontare per filo e per segno modalità di aggressione così dettagliate se non si è partecipato a quell’omicidio. Rosa e Olindo non avrebbero mai potuto desumere una dinamica dalle foto. Sarei stupito del contrario”.
E allora perché pensare a una revisione del processo?
“Infatti sono molto curioso e molto interessato a leggere tutto il documento”.
Ci possono essere nuove prove, nuove testimonianze?
“Non mi sembra che in questo caso ci siano indagini su analisi tecnico-scientifiche ancora da verificare e che possano cambiare il corso degli eventi. Tutto quello che potevamo fare dal punto di vista delle impronte papillari e del Dna è stato esperito nel modo migliore possibile. E in caso di nuovi testimoni bisognerebbe verificarne l’attendibilità e con la morte di Frigerio non mi sembra ce ne possano essere altri”.
Colpa della tv se si amplificano così i casi?
“L’impatto mediatico è importante”.
C’è un precedente che può legare a Erba?
“L’omicidio Licari a Palermo: la revisione non cambiò una virgola alle nostre prove, e il colpevole è dovuto tornare in carcere a scontare la pena dovuta”.