Bakhmut viene spacciata come la chiave dello scontro, ma non per Prigozhin. E dai segreti diffusi online si evince il vuoto normativo sulla Rete. Le notizie dal fronte ucraino confermano le previsioni più buie su una guerra che […]

(DI FABIO MINI – Il Fatto Quotidiano) – Le notizie dal fronte ucraino confermano le previsioni più buie su una guerra che sembra non debba finire mai, ma le analisi sui fatti sono sempre più scarse e scarne. I ragionamenti non contano quanto gli improperi, le motivazioni quanto le accuse, la lucidità quanto la confusione, il contesto quanto il singolo delitto, il coraggio di affrontare ciò che ci disturba quanto il panico vero o ipocritamente simulato. Eppure, in questo ulteriore mese di guerra le cose su cui soffermarsi e riflettere sarebbero molte e anche di vitale importanza.
Il fronte di Bakhmut
Tra strategia e realtà
I combattimenti sembrano circoscritti in questo ammasso di rovine spacciato per chiave di volta di strategie planetarie. Mentre un migliaio di uomini infreddoliti si sbranano e altre centinaia di migliaia aspettano di farlo appena il gelo tornerà o il fango asciugherà, il patron del gruppo Wagner invita la Russia a dichiarare vinta e conclusa l’operazione speciale. “Gli obiettivi sono stati raggiunti” e lui si candiderà per diventare il presidente del Donbass “liberato” se non addirittura dell’Ucraina liberata. Evidentemente sa cose che nessun altro sa o ciò che fuma è roba buona.
I combattenti
Il conteggio delle risorse
Il presidente russo non ha ancora impiegato le proprie riserve di soldati e armi mentre quello ucraino ha già speso tutte le risorse di uomini addestrati e i mezzi efficienti mandando al macello perfino le truppe speciali addestrate e guidate dai Paesi Nato. Gli americani non l’hanno apprezzato e lui ha risposto lanciando un severo monito a tutta la popolazione: la guerra riguarda tutti e non solo una piccola parte del Paese o gli ucraini. Ha imposto il dovere di combattere alle minoranze russofone, ungheresi, transcarpatiche, tatare e altre alle quali comunque non riconosce alcun diritto. Sta ancora incitando l’Occidente a mandare uomini e con gli americani è stato chiarissimo: dovranno far versare sangue ai propri figli come lui fa con i figli degli ucraini, a fiumi.
Le armi
Le donazioni non bastano mai
Tutto l’Occidente si mobilita per fabbricare armi e munizioni da inviare in Ucraina e intanto deve prendere atto che lo sforzo di produzione non ripianerà le perdite e gli enormi consumi finora subiti e non soddisferà quelli richiesti dalla prevista controffensiva ucraina del cui successo gli stessi Usa da tempo dubitano.
Mosca e l’accusa
Crimini di guerra
La Corte penale internazionale ha emesso il mandato di arresto per il presidente Putin per il presunto crimine di guerra di aver ordinato la deportazione di centinaia di migliaia di bambini ucraini, secondo Kiev, di decine di migliaia secondo le organizzazioni umanitarie e lo stesso tribunale. Le accuse sono state formulate dal procuratore, l’avvocato britannico Karim Asad Ahmad Khan, e trionfalmente annunciate dal presidente della Corte, il giudice polacco Piotr Hofmanski. Considerando che sono gli Stati a designare i magistrati e i procuratori della Corte e che Gran Bretagna e Polonia sono dichiaratamente anti-Russia e tra i principali fornitori di armi (e non solo) all’Ucraina, la presunzione di imparzialità è discutibile.
La Corte penale
Il ruolo riconosciuto da pochi
Ha notevoli limitazioni di giurisdizione e non è riconosciuta né dalla Russia né dagli Usa, né dalla Cina né da un’altra sessantina di Stati fra cui l’Ucraina. Finora si è occupata di presunti crimini africani e sudamericani sollevando le critiche di quanti la ritengono strumento del colonialismo vecchio e nuovo. I casi sui quali sono stati avviati procedimenti preliminari riguardanti la Gran Bretagna, gli Stati Uniti, Israele e la Palestina non hanno avuto seguito. Con l’attuale presidenza, la Corte non ha concluso nessun processo e ha in corso quelli relativi a quattro leader africani. Il procuratore, su segnalazione ucraina, ha aperto un fascicolo sul presunto massacro di Bucha e sulla altrettanto presunta deportazione. Mentre a Bucha il procuratore è stato in “visita”, per il secondo caso ha formulato le accuse sulla base di messaggi apparsi sui social e su un rapporto stilato dal Laboratorio di Ricerche umanitarie (Hrl) dell’Università di Yale (costituito e finanziato dal Dipartimento di Stato Usa a maggio del 2022 per individuare e denunciare i crimini russi).
Il rapporto
I bambini ucraini deportati
È articolato con l’evidente intento di denunciare il crimine di “deportazione di Stato” tuttavia contraddice alcune affermazioni contenute nel mandato d’arresto e ammette di non avere documentazione di maltrattamenti subiti dai bambini. Inoltre, il rapporto non attribuisce alcuna importanza al fatto che i bambini siano stati affidati ai russi dalle famiglie, che siano russofoni e per la quasi totalità provenienti dalle repubbliche separatiste del Donbass fin dai tempi della repressione ucraina iniziata nel 2014 e che ebbe un picco proprio tre giorni prima dell’invasione. Nessuno invece indaga sui milioni di “rifugiati” ucraini “accolti” in Occidente e in particolare in Polonia. Su quante adozioni siano legali, quante fughe siano state forzate, quanti maschi siano stati costretti a combattere e quante donne e bambini siano state espatriate contro la propria volontà.
Rifugiati
Gli spostamenti di popolazioni
Sono sempre stati un’arma di guerra e nei Balcani anche in tempi recenti. Ma non si sono mai viste da nessuna parte le evacuazioni “umanitarie” selettive: quelle che si lasciano dietro vecchi, malati e disabili. I curdi iracheni portarono sulle montagne prima i vecchi e poi i bambini. A Mitrovica sud etnicamente ripulita dagli albanesi, gli unici serbi rimasti nel 2002 furono una nonna e la nipotina ormai senza famiglia protette dal battaglione greco di Kfor.
Putin
La giustizia internazionale
Con il mandato contro Putin la Corte si è guadagnata l’accusa di essere uno strumento della propaganda di guerra ed è senz’altro uscita dal ghetto giuridico e mediatico, ma ha aperto un foro nella diga che protegge le grandi potenze e la sua stessa credibilità. Ogni paese vittima vera o presunta di aggressione e di crimini contro l’umanità può perseguire direttamente con il proprio apparato giudiziario e se non ci riesce o non vuole può “delegare” alla Corte la competenza di perseguirli, come ha fatto l’Ucraina. La Corte suprema della Serbia ha già citato in giudizio la Nato per l’aggressione del 1999 e se troverà ostacoli si può essere certi che si rivolgerà alla Corte Penale. Altri paesi sono in attesa di reiterare o intentare cause contro le “aggressioni” degli Stati Uniti, della Russia, della Nato e di altri paesi europei, compreso il nostro, per le missioni cosiddette “umanitarie” e l’uso di armi proibite. La giustizia continuerà a ignorarle e per quanto tempo?
Le decapitazioni
L’indignazione pubblica
La pubblica opinione occidentale da tempo inerte di fronte ai massacri di milioni di esseri umani vibra d’indignazione per le morti singole, le esecuzioni individuali. L’ultimo caso è il presunto video di una decapitazione di un presunto soldato ucraino. Insisto sul “presunto” non perché il crimine sia giustificabile, ma perché troppe volte ho assistito alla produzione di “prove” rivelatesi false, testimonianze estorte e ritrattate, testimoni scomparsi, faldoni di prove sottratti. E troppe volte si è gridato al crimine dei perdenti e dei poveracci e alla celebrazione di santità dei potenti. Siamo inorriditi di fronte alle esecuzioni sommarie dei neri giustizieri dell’Isis, ma quanti sono stati processati, imprigionati e condannati per quel reato? I cosiddetti processi ai terroristi, da Guantanamo in poi non ne hanno incriminato nemmeno uno. E, stranamente, il fenomeno delle esecuzioni è scomparso nel momento in cui qualcuno ha osservato che le procedure e la scenografia rivelavano una mentalità e un’abilità comunicativa tipica del marketing occidentale piuttosto che della pratica islamista. L’immagine della testa mozzata ucraina è stata annebbiata per non disturbare la nostra sensibilità, ma non erano annebbiate le teste mozzate di serbi, albanesi e askali uccisi dai patrioti da noi armati e coccolati. Teste ficcate in un sacco come prova da esibire ai mandanti con tanto di fotografie firmate e datate sul retro dai componenti del gruppo a ricordo dell’eroico gesto. Nessuno scandalo, nessun processo.
“Pentagono leaks”
I segreti violati
La rivelazione di piani e documenti segreti statunitensi in realtà sta facendo riflettere ma forse non nella direzione giusta. Lo sforzo iniziale americano è stato quello di negare l’evidenza e minimizzare i danni. Ma con l’individuazione del presunto “spione” invece di concludersi la vicenda si amplia. Un giovane ufficiale della guardia nazionale aeronautica del Massachusetts non può essersi procurato i documenti originali. E se lo ha fatto, il buco nell’intelligence statunitense è enorme. Così come diventerebbe un danno permanente per l’intera struttura informativa se il giovane si fosse imbattuto nei documenti per caso navigando sui siti di War games. La posizione ufficiale di nonchalance, di non aver subito nessun danno o quella che “comunque non è un segreto che gli Stati Uniti da sempre stiano spiando gli amici” è talmente puerile da far dubitare della qualità e la mentalità di chi la sostiene. E soprattutto dovrebbero impensierire due aspetti: 1) Esperti internazionali e accorti analisti militari statunitensi hanno da tempo pubblicato dati e valutazioni molto simili a quelle riportate nei documenti segreti “violati”. Questi esperti, già svillaneggiati dai grandi media e dalla propaganda euro-atlantica, oggi appaiono come dei geni e gli stessi media come delle fabbriche di bugie. La prima sensazione può non durare e non essere vera, ma la seconda è destinata a permanere. 2) La reazione dei “signori della Rete” di fronte alle rimostranze dei vertici statunitensi per la divulgazione dei documenti è stata di sfrontato menefreghismo. I grandi gestori della Rete possono pensare di farle riacquistare quella Libertà compromessa da anni di acquiescenza nei confronti dei potenti. Inoltre, la rete si sta riqualificando come luogo di Verità e i piccoli siti “fai da te”, definiti “alternativi” in senso denigratorio, si sono scoperti suoi paladini.
E non finisce qui.
“Le armi
Le donazioni non bastano mai
Tutto l’Occidente si mobilita per fabbricare armi e munizioni da inviare in Ucraina e intanto deve prendere atto che lo sforzo di produzione non ripianerà le perdite e gli enormi consumi finora subiti e non soddisferà quelli richiesti dalla prevista controffensiva ucraina del cui successo gli stessi Usa da tempo dubitano.”
Io avrei un’idea…e se le armi l’occidente esportatore di democrazia le comprasse direttamente dalla Russia? Sarebbero quasi a kilometri zero e ne guadagnerebbe anche l’ambiente.
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Mini Maior
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Chapeau!
Un po’di luce finalmente.
Grazie
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1 Noi non vogliamo la guerra
2 Il campo nemico è il solo responsabile della guerra
3 Il capo del campo nemico ha la faccia del diavolo ( o del “brutto” di servizio)
4 Noi difendiamo una nobile causa e non interessi particolari
5 Il nemico provoca atrocità intenzionalmente, e se capita anche a noi, sono involontarie
6 Il nemico utilizza armi proibite
7 Le nostre perdite sono poche, le perdite nemiche sono enormi
8 Gli artisti e gli intellettuali sostengono la nostra causa
9 La nostra causa ha un carattere sacro
10 Coloro che mettono in dubbio la nostra propaganda sono traditori
Principi elementari della propaganda di guerra, di Anne Morelli.
https://it.wikipedia.org/wiki/Anne_Morelli
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Bravo Mini ! Uno squarcio di verità oramai troppo evidenti !
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E’ tutto vero, ma questo l’IMPERO delle MENZOGNE non puo’ accettarlo, e allora per la loro FETIDA NARRAZIONE il TRITACARNE va’ avanti, e si perdono inutilmente e cinicamente ogni santo giorno centinaia di vite umane…COMPLIMENTI …
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“[…]la rete si sta riqualificando come luogo di Verità e i piccoli siti “fai da te”, definiti “alternativi” in senso denigratorio, si sono scoperti suoi paladini.”
E qui ci deve essere un pensiero per gli amici di OttolinaTV e di SicurezzaInternazionale.
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Non male per un pensionato, vero @Raffa?
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Se questo è un generale… Dico ,un uomo che descrive gli orrori perchè li ha visti e vissuti ,che ci parla da esperto di quello che le cancellerie occidentali hanno architettato e commesso in passato, allora chi sono i veri complottisti ?
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