Pm antimafia al lavoro sulle ospitate tv di Baiardo, che predisse l’arresto di Messina Denaro. La7 chiude “Non è l’arena”. Il giornalista: “Ognuno ha la sua versione, penso solo alle 35 persone che lavorano con me e si ritrovano sbattute fuori”

(Giuliano Foschini e Fabio Tonacci – repubblica.it) ROMA – La partecipazione di Salvatore Baiardo a “Non è l’arena” finisce sotto indagine dell’Antimafia di Firenze. Il factotum dei fratelli Graviano, intervistato più di una volta da Massimo Giletti, è stato perquisito ieri mattina dagli agenti della Direzione investigativa antimafia poco prima che La7, l’emittente di Urbano Cairo che mette in onda il programma, ne sospendesse la produzione. “Si ringrazia Giletti per il lavoro svolto in questi sei anni con passione e dedizione. Rimane a disposizione dell’azienda”. Non è stato specificato il motivo, neanche a Freemantle, la società che produce “Non è l’arena”.
Non è chiaro, dunque, se la sospensione sia dovuta all’indagine della Direzione distrettuale fiorentina, che va avanti almeno dallo scorso dicembre e di cui è titolare il procuratore aggiunto Luca Tescaroli, lo stesso che lavora all’inchiesta sulle stragi di mafia del 1993 (sono indagati Sivio Berlusconi e Marcello Dell’Utri accusati di essere i mandanti esterni). Nelle ultime settimane circolavano indiscrezioni sul possibile passaggio di Giletti alla Rai e secondo alcuni sono stati i contatti con la tv pubblica a determinare la rottura con La7.
Al centro del fascicolo di Firenze c’è il compenso ricevuto da Baiardo per le ospitate nel programma e il contenuto delle sue dichiarazioni: si parla di almeno 48 mila euro, una parte dei quali, ipotizzano gli inquirenti, pagata in nero. La retribuzione per partecipare a questo tipo di trasmissioni è praticamente la prassi, e, nello specifico, Freemantle paga con bonifico ed emettendo fattura. I dettagli del passaggio di denaro a Baiardo per come li ha ricostruiti la procura non sono stati resi noti.
Per tutta la giornata di ieri si sono rincorse voci di perquisizioni a casa di Giletti, rivelatesi infondate. Il giornalista, che dal 2020 vive sotto scorta per le minacce del mafioso Filippo Graviano, a sera è intervenuto sulla vicenda. “Smentisco le fantasie che sono state divulgate ad orologeria in queste ore che raccontano di presunte perquisizioni avvenute in casa mia o negli uffici della società che produce “Non è l’arena”. Nessuno né oggi, né nelle settimane passate si è presentato per notificarmi atti giudiziari. È inoltre falso che io abbia pagato personalmente e di nascosto Salvatore Baiardo che è stato compensato per le proprie apparizioni nel programma e nello speciale di novembre interamente costruito sulla sua intervista, come un qualsiasi ospite, in maniera trasparente e tracciabile. Ognuno ha la sua versione, io penso alle 35 persone lasciate per strada senza preavviso”.
Quello che però Giletti non dice è di essere stato sentito per due volte, in qualità di testimone non indagato, dalla Dda di Firenze proprio in conseguenza delle dichiarazioni rilasciate da Baiardo. La prima volta è stato ascoltato il 19 dicembre 2022, un mese dopo la messa in onda dello speciale “Fantasmi di mafia” in cui Baiardo ha “profetizzato” la cattura di Matteo Messina Denaro. “L’unica sua speranza, e me lo auguro anche io per loro, è che venga abrogato l’ergastolo ostativo e che comincino a godersi la famiglia, i figli”, diceva l’ex gelataio palermitano considerato uomo di fiducia dei Graviano. “E magari chi lo sa che avremo un regalino. Magari presumiamo che un Matteo Messina Denaro sia molto malato, che faccia una trattativa lui stesso per consegnarsi e fare un arresto clamoroso, e magari arrestando lui esce qualcuno che ha l’ergastolo ostativo senza che ci sia clamore… Sarebbe un fiore all’occhiello”.
Giletti è stato risentito il 23 febbraio, perché gli investigatori volevano capire il senso di una sua frase criptica detta nel corso della puntata del 12 febbraio dedicata alla storia della scomparsa dell’agenda rossa di Borsellino. In quell’occasione, il conduttore aveva premesso: “Vedete, qualcuno questa settimana mi ha detto: “Devi smetterla di occuparti di queste cose”, mi ha mandato un messaggio…”. Quel qualcuno, a quanto si apprende, non è un mafioso.
Su Tik Tok, nelle ore precedenti alla sospensione di Non è l’Arena, è apparso Baiardo con un video. “In tanti mi state chiedendo quando andrò da Giletti, perché non vado più da Giletti…perché ho abbandonato un po’ La7, adesso ci sono nuove iniziative con nuove tv, non sarò più a La7, probabilmente mi vedrete in Mediaset: lì almeno lasciano dire quello che uno pensa, non ti condizionano nel parlare, ne scoprirete delle belle”. Nel filmato rivela anche di essere stato interrogato a Palermo da Tescaroli. “È stato interessante perché ho scoperto delle cose talmente assurde che è stato un bene, da una parte, perché le aggiungerò al mio libro ormai in chiusura che esce il 18 maggio”, ha detto Baiardo, anticipando la sua partecipazione al Salone del Libro di Torino. “Questo interrogatorio è spunto per la prossima trasmissione che vedrete su Mediaset”.
Tanto per aggiungere altri misteri alla sospensione di “Non è l’arena”, arrivano le parole di Baiardo

(Estratto dell’articolo di Giovanni Tizian e Nello Trocchia – editorialedomani.it) – Uno scoop che si è trasformato in un boomerang. Anzi, in un vero e proprio terremoto che ha portato alla chiusura improvvisa della trasmissione domenicale di La7, “Non è l’arena”, condotta da Massimo Giletti. Dalla direzione della rete sostengono che si è trattato di una normale scelta televisiva, nulla di più. Ma modi e tempi non hanno precedenti nella storia recente dei talk politici, e dunque le motivazioni forse vanno cercate anche altrove.
In particolare in alcune interviste fatte da Giletti a Salvatore Baiardo, un pregiudicato condannato per favoreggiamento (negli anni novanta) agli stragisti della mafia, i fratelli Graviano. […] Una presenza che sarebbe stata pagata, tanto che alcune fonti ipotizzano di un gettone di circa 30mila euro.
Baiardo a Domani conferma i pagamenti, ma non la cifra: «Mi hanno pagato alcuni gettoni di presenza, ma tutto è stato fatturato, è tutto regolare, nessun pagamento è avvenuto in nero. I miei rapporti con Giletti si sono incrinati per altre questioni», racconta. […] Al tempo Baiardo non era indagato e risultava anche testimone in importanti indagini, come quella di Firenze sui mandanti esterni alle stragi.
[…] Cosa è successo? Quello che è certo, al netto di tutte le voci circolate, è che allo stop ha contribuito anche una verifica delicatissima della procura antimafia di Firenze, il pool guidato dal magistrato Luca Tescaroli, e affidata alla direzione investigativa antimafia. Il magistrato e gli investigatori della Dia, è fatto noto, sono impegnati nell’indagine sulle stragi di mafia del 1993 in cui sono indagati Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri.
Parla Baiardo
Nei giorni scorsi Baiardo è stato di nuovo sentito a Palermo dai pm fiorentini. […] Contattato da Domani esordisce così: «Sono Salvatore Baiardo, ora vi racconto tutto». Poi spiega: «Non andrò più a La7, ma sto scrivendo un libro perché ho scoperto cose assurde». Baiardo è figura complessa, già in passato ha mostrato di saper mescolare il vero al sentito dire, verità a bugie.
«Lunedì scorso sono stato ascoltato dalla procura dal dottor Tescaroli, e mi ha riferito che Giletti ha detto che gli avrei mostrato delle fotografie che ritraggono Berlusconi con Graviano e il generale Delfino. Non è vero, è falso, non gli ho mai fatto vedere queste foto. Loro dicevano “Giletti le ha viste, Giletti le ha viste”, ma non è vero. Io sono stato anche perquisito, ma non hanno trovato niente», dice Baiardo.
È certo che Giletti – sotto scorta perché minacciato dai fratelli Graviano – ha riferito quanto di sua conoscenza, qualche mese fa, in un colloquio con i magistrati. Baiardo aggiunge a Domani anche un altro elemento (senza riscontro ad ora) che avrebbe verbalizzato e riferito al pubblico ministero Tescaroli.
«Prima delle trasmissioni con Giletti c’era sempre un colloquio nel quale si parlava degli argomenti da affrontare. Durante la pausa di tre minuti in mezzo alla trasmissione è arrivato con un pezzo di carta con scritto “Dici in trasmissione che sono minacciato”, e io come un cretino ho detto quelle cose che lui era minacciato a 360 gradi», dice.
Baiardo sostiene che il tutto sia avvenuto all’esterno dello studio dove si registra la trasmissione. Il conduttore sarebbe uscito di corsa, avrebbe mostrato il biglietto a Baiardo e poi sarebbe tornato indietro per riprendere la conduzione. Il tutto in pochi minuti di pausa e con nessun testimone.
L’unica cosa riscontrata in questa storia sono i pagamenti avvenuti e fatturati. Dallo scoop al terremoto, in mezzo c’è sempre lui, Baiardo, l’uomo dalle molteplici vite: gelataio, favoreggiatore, super testimone ed ex ospite del conduttore silurato.
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