
(Marcello Veneziani) – La scuola del “Fatto quotidiano” ha voluto chiudere domenica scorsa il suo ciclo di incontri tra autori di destra e di sinistra sul tema della felicità. Si confrontavano al cinema Farnese in Roma Domenico De Masi, autore di un saggio, La felicità negata (ed. Einaudi) ed io, autore di Scontenti (ed. Marsilio). Il filo conduttore era il rapporto tra politica e felicità, visto da destra e da sinistra. Ho contestato in premessa il tema, ovvero il legame tra politica e felicità e tra democrazia e felicità.
Guardiamo la realtà. Per cominciare, i popoli più felici non sono certo gli scandinavi o i paesi dove la democrazia, la libertà e le regole funzionano da più tempo. Ma sono i popoli tropicali, caraibici, africani, asiatici come il Regno del Bhutan che capeggia la classifica del prodotto interno lordo di felicità; sono più felici le società giovani, arretrate, ignoranti, anche povere, isolate rispetto al mondo globale, poco o per nulla democratiche o progredite. Perché l’indole dei popoli, il clima, l’età media, le energie vitali, le tradizioni di un paese contano più dei regimi e delle norme. Non vedete quanto sono tristi, isterici e rancorosi, violacei, tutti i fanatici della Norma, inclusi i forcaioli del giustizialismo? E quanto erano arrabbiati tutti coloro che dicevano dai tempi del ’68 in poi che “il personale è politico” e la felicità va perseguita collettivamente tramite il “tutto è politica”? Non è forse vero che tutte le volte che si è preteso di realizzare i paradisi in terra, si sono prodotti gli inferni? La felicità non può essere somministrata e nemmeno garantita dalle leggi e dalle democrazie, dai collettivi e dai movimenti, non esiste il welfare della felicità o peggio lo statalismo della felicità (e neanche l’inverso, il liberismo felicemente selvaggio); perché la felicità non investe la sfera pubblica ma privata, attiene al rapporto tra il cosmo e l’intimità, tra l’uomo e la sua vita, tra una persona e i suoi legami di prossimità, senza passare dalla politica, dall’ideologia e dalle regole.
Un tempo si diceva dei sovrani che erano “felicemente regnanti”; poi quando la sovranità passò al popolo si pretese di rendere felici i popoli, al punto che la democrazia americana tutela il diritto alla ricerca della felicità. Quel diritto alla felicità, sancito dalla Costituzione degli Usa, è all’origine della presente confusione tra diritti e desideri. I desideri non possono essere sanciti dalla legge che si occupa di diritti e doveri, al più di bene comune. La felicità dei popoli non passa dalla politica. Il potere può cagionare scontentezza, paura e sofferenza. Ha cioè potere negativo; può mortificare più che produrre la felicità.
Se devo collegare la politica alla felicità, anche ricordando giovanili esperienze personali, la collego alle passioni civili, all’ardore giovanile, al sentirsi un noi, una comunità vivente; penso ai bei momenti e alle “belle bandiere” che sventolavamo incuranti delle ostilità; dunque non a un programma politico o a una realizzazione governativa; ma a un fervore ideale, uno stato nascente, l’ebbrezza di stare insieme in una piazza, in una sala, tramite un simbolo, un rito e un mito comunitario. Ma la politica che promette la felicità è utopia o impostura, comunque illusione.
La felicità è leggera e volatile, come un soffio, balena a nostra insaputa. Divina cecità, vede a occhi chiusi. La felicità non s’abbina alla Repubblica e alle Leggi. Quanto infelice è un’epoca che esalta la felicità e vive nel suo culto; ne scrive, ne canta, ne parla, inonda di auguri e di buoni auspici. La vita per loro può rinunciare alla verità e alla dignità, alla libertà e all’amore, alla conoscenza e alla pietà, nel nome divino della felicità. Sono convinti che la felicità li contenga tutti, o li renda tutti superflui, e invece la felicità è la sospensione della vita; non è il risveglio ma il sogno. La felicità sparisce appena è desiderata, arriva inattesa, è ospite labile, presto latitante. Ti perdi nel suo spumeggiare. La felicità di perdersi durerà pochi istanti, poi ti resterà, al più, sul corpo e nella mente solo una patina di benessere. Quella è l’impronta che lascia la felicità.
Nella lingua dei padri, felice significava fertile, fecondo, fruttuoso; si diceva ad esempio Campania Felix per alludere proprio a questa ricchezza. Oggi la felicità ha un significato egoistico, narcisistico, comunque collegato al proprio star bene; è individualista, la felicità, nella versione odierna, cioè quanto di meno politico ci possa essere. Non è questione di destra e di sinistra.
La felicità non è uno stato civile ma una carezza, è il convergere fugace di clima, sospensione e gesti, di solitudine beata o combaciante compagnia. La felicità non si lascia agguantare, semmai ti agguanta; presto svanisce. Non è un programma di vita ma un fuori programma; figuriamoci se può risiedere nei programmi politici.
La felicità è attesa o ricordo, sogno o amnesia. Chi si dice felice, nel momento in cui lo dice, sta solo ricordando o pregustando, o peggio simula uno stato che ha conosciuto in passato o professa una speranza e mima la gioia per propiziarne l’avvento. Quando sei cosciente non è presente, quando è presente non sei cosciente. La felicità ha il cuore aperto ma gli occhi chiusi. Ha il passo rapido e le mani lievi. La felicità è volatile e vola in fretta, l’umanità è terrestre e cammina lentamente.
Panorama
Gentile VENEZIANI, non pretendo tanto, mi basterebbe che fosse trasparente e coerente. É TROPPO?
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Aggiungerei pure onesto.
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“la felicità non investe la sfera pubblica ma privata, attiene al rapporto tra il cosmo e l’intimità, tra l’uomo e la sua vita, tra una persona e i suoi legami di prossimità”
Marcello Veneziani.
Un intellettuale di destra(che si sente una spanna sopra i suoi compari zoticoni) conservatore e cattolico,e meno male.
Personalissimo Commento: “capra,capra,capra,capra,capra…” cit V.Sgarbi
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@Harry Carlgen Callaghan!
Finalmente sei tornato.
C’era bisogno di te e dei tuoi modi spicci per fare pulizia di questi pseudo intellettuali di destra che hanno fatto le scuole allo “spaccio” del oratorio di Bisceglie.
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Sublime.(cit.Clint E.)
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Ma i due signori qui sopra (Carl: niente polenta e gatto, spiàze…), quando leggono, pensano alla fàiga?
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Io fossi in te,alzerei i tacchi e fischiettando girerei alla larga da Harry Carlgen.
A meno che tu non voglia fare i conti con Harry,Smith(Nietzsche) e Hegel(Wesson).
Altrimenti coraggio fatti ammazzare…non vedo l’ora di assistere allo spettacolo,prendo i pop corn.
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“Smith(Nietzsche) e Hegel(Wesson).” 🤣🤣🤣🤣
Forse così va meglio:
“Smith(Nietzsche) e Wesson(Hegel).”
O al limite:
“Nietzsche(Smith) e Hegel(Wesson).”
Questo è il livello di complessità neurologica dei ricercatori universitari (figuriamoci il resto) odierni! 🤣🤣🤣
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@gatto
Mi spiace,se torni a fare un giro a Legnano sarai mio ospite se lo vorrai.
Mi pare scontato spiegare,soprattutto con te che mi conosci abbastanza bene,o almeno dovresti ormai,che per“i suoi compari” intendo i suoi colleghi intellettuali e politici parlamentari,non ovviamente tu che fino a prova contraria non fai l’intellettuale di professione ne il parlamentare.Non critico o offendo mai gli utenti di primo acchito,non fosse per altro per il fatto che anche io sono utente.
E,per me non esiste categoria destra-sinistra, ma la categoria persone intelligenti e non,che non è ovviamente sovrapponibile alla precedente.
Buona giornata
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Non ho capito un granché, ma non è importante, quello che importa e che scherzavo sulla polenta: quando e come vuoi!
PS: ma non ti dà un po’ di fastidio essere di continuo tirato per le mutande dal village idi0t (cit.)?
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@gatto
Fastidio=reazione=karma
L’ahimsa Gandhiana ha messo in ginocchio l’impero britannico,la biscia d’acqua crollerà molto prima😂😂😂😂(a buon intenditor poche parole… non sei tu l’intenditore nemmeno in questo caso Gatto,sempre meglio precisare🙄)
Sta giocando a “pompare” me e qualcun altro per metterci in cattiva luce e attirare antipatie nei nostri confronti(come se già ne avessi poche in maniera naturale).
Il sociologo avrà come maestro Domenico De Masi e Freud,io ho lao tse,Sun tsu e mettemoci anche il tanto criticato Jiddu Krishnamurti.
Chi vincerà?🤔😉
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Bravo posa la pistola ad acqua se non vuoi assaggiare la 44magnum di Harry.
Però peccato mi volevo gustare un pomeriggio un po’ movimentato e vedere un po’ di piombo nelle teste degli “zoticoni” cit (harry)
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Un kilo di pappardelle al sugo ! Perché non viene affrontato il tema politico multiforme e multipolare per la sua valenza intrinseca e per il suo vero significato in queste ultime decadi? Uno spuntino di tramezzini:
1- la politica gestionale, che ha fatto molto per arricchire parti private, zone d’ombra, lasciando poco alla dimensione pubblica che privilegio vuole , si è organizzata in modo arbitrale, quasi autarchico-anarchico, facendo delle proprie premesse un libero stato in libero per chi conviene o per ciò che conveniva.
2- la felicità è una realizzazione personale o collettiva, dove si amplifica, e fare della politica un viatico di felicità è sbagliato, perché? Perché realizzarsi come politico finito è solo l’inizio del tragitto dell’altra realizzazione che comporta la gestione della felicità altrui dove, mi sembra, siano comparsi più dolori che altro.
3- se il politico si è adoperato per forzare sulla propria personalità a scapito della vasta e immane dimensione statale, per avere un maggior ritorno personale non è che possa essere coadiuvatore di una felicità diffusa in quanto i termini si contrappongano.
4- aumentare le spese militari, dopo un lungo periodo di stravolgimento di regole, valori e accaparramenti pirateschi, può scatenare l’inferno, quello vero non quello dantesco. Capre!
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@carlgen
Scusami d’accordo con te che Veneziani sia una capra, ma dove precisamente nel virgolettato da te riportato? Filosoficamente parlando.
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X rustica
Ma la filosofia,questa sconosciuta e bistrattata, la lascerei perdere quando si parla di Marcellino.
Andrei più sulla sua materia,giocherei sul suo campo: quello della religione e spiritualità (stra sigh!)
“Felicità…tra una persona e i suoi legami di prossimità” insomma quello che ho riportato.
Da anarchico mi viene da sorridere, per il fatto di dover ricordare al cattolicissimo tapino un passo controverso del Vangelo, che dovrebbe far riflettere tale ignorantone sul vero significato di esso.Il Vangelo è molto bello per questo,è alla portata di tutti ma vi è molta molta molta polpa sotto la buccia
“Luca 14,25-33
26 «Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e persino la sua propria vita, non può essere mio discepolo. “
Quindi o Marcellino il pretino non è discepolo di Gesù o il Cristo è venuto a portare infelicita’nel mondo.
Ovviamente si può andare molto più in profondità. Ma credo che questo basti e avanzi.Concordi?
Buon pomeriggio
Almeno per te… per il primo giorno lavorativo dopo le feste è sempre un incubo.
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Concordo 🙏
Buon lavoro
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Top top top harry Carlgen
Un solo errore nello svolgimento di un equazione in un esame universitario e Odifreddi ti boccia.
Un solo errore concettuale in uno scritto e Zhok (non solo lui…anche io)ti dice di ripresentarti alla prossima sessione.
Probabilmente dove ha preso la laurea il veneziani,quando faceva errori lo promuovevano solo se lui avesse promesso di dire due volte il rosario di ave Marie e padre nostro.
Deve essere lo stesso posto che ha dato i natali a quella bestia di LUCA(zzo)PAS(staminchia) che si augura Milano in fiamme. M3rda datti fuoco da solo se sei capace di accendere un cerino.
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Nazionale e popolare, secondo i canoni tradizionali della destra fasciocoatta.
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Per me la felicità consiste in due cose: amare ed essere corrisposti ed esprimere me stessa in ciò che ho di meglio: la mente. ☺ Ma c’è una terza cosa che mi rende felice: la passione per un ideale.
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