(Giuseppe Di Maio) – Non c’è trucco senza un allocco. Nonostante il nuovo millennio si sia aperto con la certezza che la disuguaglianza non è solo naturale, ma ideologica e politica, una moltitudine di imbonitori continua a spacciarla quale conseguenza di meriti e demeriti. Ci sono ancora governanti che sottraggono garanzie di reddito al loro popolo, poiché le considerano nefaste per le leggi dell’economia. Il ministro Lollobrigida ha accusato il reddito di cittadinanza di rubare braccia all’agricoltura.

Sono ormai del tutto convinto che l’obiettivo della società sia la produzione della disuguaglianza che agevola la selezione del gamete. L’impasto sociale può generare enormi differenze e renderle evidenti, assieme a un capitalismo che riesce a misurarle con estrema precisione. In un tale ambiente le regole morali e quelle economiche hanno un valore basilare per la sopravvivenza, difatti la loro produzione è esattamente l’oggetto della politica. Se una parte della società decide di barare, è perché non si fida dell’esito di un gioco alla pari e le piace vincere facile. Il fisicismo fascista fece irruzione in un universo di regole formali che penalizzavano una parte sociale, e col tempo si è trasformato in accaparramento violento di privilegi.

Le destre del territorio e della tradizione hanno come obiettivo l’alterazione delle regole e generano un’ideologia a protezione del vantaggio originario. Esse accrescono le disuguaglianze territoriali, generazionali, sociali, e di genere, costruendo per ognuna di esse un giardino di immunità. La riforma Cartabia ha abolito la legge Severino, e i condannati con patteggiamento possono ancora candidarsi. Se qualcuno crede che la destra sia legge e ordine, e non capisce che l’ordine a cui pensa la destra è quello che serve a non disturbare il manovratore; se patisce i disagi di una condizione sociale e li attribuisce ancora ad una legge naturale, allora il trucco ha vinto definitivamente. Ma se nel mezzo della notte l’allocco apre gli occhi e gli sorge il dubbio che forse non siamo il giardino d’Europa ma un orto di cialtroni, allora verrà finalmente il tempo del disordine e del fumo dei lacrimogeni.