Ma sulla ricerca il nostro Paese non è fuori dalla partita

(di Maurizio Ricci – repubblica.it) – Secondo il leader di Azione Carlo Calenda oggi l’energia dell’atomo “ha pochissime scorie” e le centrali si possono realizzare “in 5 anni”. Ma la realtà è differente: i lavori per l’impianto di Flamaville in Francia sono iniziati nel 2007 e ancora non si sa quando finiranno, i minireattori producono più scarti e sulla fusione bisognerà attendere la metà di questo secolo. La vera sfida è come immagazzinare l’energia di sole e vento, ma i leader politici sembrano non occuparsene
C’è un tratto psicologico che accomuna Matteo Salvini e Carlo Calenda. È l’ambizione di proiettare un’immagine di maschio realismo da contrapporre a timidezze ed esitazioni a scarso dosaggio di testosterone. L’ambientalismo è, in materia, un terreno privilegiato. Salvini le spara, normalmente, più grosse, ma anche Calenda si avventura in argomentazioni spericolate. In una recente intervista, ha sostenuto, tutto d’un fiato, che i pannelli solari inquinano più del nucleare, il quale “ha pochissime scorie che vengono stoccate in totale sicurezza” in centrali atomiche “che si fanno in 5 anni”. Il tema è di rilievo, nel momento in cui, sul nucleare, l’Europa appare spaccata in due, fra l’ala filofrancese e quella filotedesca. Tuttavia, in un paese che, in due successivi referendum popolari, ha bocciato il nucleare e che, in oltre 30 (trenta) anni, non è ancora riuscito a sistemare le scorie delle poche centrali precedenti, ci si aspetterebbe maggior cautela. E, magari, anche che il leader di Azione spiegasse di cosa parla.
Le centrali nucleari in costruzione, in questo momento, nel mondo, sono una cinquantina, per lo più russe o cinesi. Non proprio, in questo momento, la prima scelta. Vicino a noi, è in costruzione, in Francia, la centrale di Flamaville. I tempi sono quelli di una cattedrale gotica: hanno iniziato nel 2007, dopo 15 anni non si sa quando finiranno, i costi hanno sfondato via via ogni previsione. Dall’altra parte della Manica, una sorte non migliore sta attraversando il progetto della centrale di Hinckley. Sia l’una che l’altra sono centrali nucleari di terza generazione, le uniche attualmente in esercizio nel mondo: producono la nota quantità di scorie, costano moltissimo, hanno tempi di realizzazione esasperanti. Quello di cui parla Calenda sono, dunque, altre centrali, che fanno parte solo del libro delle promesse, tutte da verificare.
La più vicina è quella dei minireattori (small modular reactors), che hanno il vantaggio di essere assemblati in fabbrica e, dunque, di costare meno e richiedere, in linea di principio, meno tempo per essere messi in funzione. Sono piccoli, rispetto a quelli attuali e l’idea è di disseminarli nel territorio. Un autentico incubo per qualsiasi futuro governo italiano. Pensate al compito di trovare non uno, ma dieci-venti siti in cui localizzare una centrale atomica, piccola o grande che sia. Auguri. In ogni caso, i minireattori sono ancora allo stadio di prototipo (uno in Siberia, l’altro in Cina). Difficile pensare all’avvio di un loro utilizzo commerciale, che verifichi la effettiva convenienza economica e, quindi, un eventuale interesse italiano, prima di una decina d’anni. Ammesso che ci si arrivi. Lo scorso maggio, uno studio dell’università di Stanford ha segnalato che questi minireattori producono da 2 a 30 volte più scorie radioattive dei reattori attuali.
Evidentemente, dunque, non sono questi i reattori a cui pensa Calenda. Forse, sono i reattori di quarta generazione, annunciati come più affidabili e sicuri, allo studio, però da più di vent’anni e di cui anche il Generation IV International Forum (non esattamente un covo di scettici) non prevede una commercializzazione prima del 2040-50. Più o meno a metà secolo potrebbe realizzarsi anche l’altra promessa – questa sì del nucleare sicuro – quella dell’energia del Sole: il nucleare a fusione e non a fissione, senza uranio e senza scorie. In giro ci sono grandi speranze, ma la fusione è ancora ai primi passi.
Quarta generazione o fusione, insomma – il nucleare senza scorie e in 5 anni – fanno parte, insomma del futuro remoto, al di là del raggio d’azione della politica. Se l’Italia, qui ed ora, scegliesse di riaprire il nucleare dovrebbe incamminarsi sulla strada di Flamaville o di Hinckley. Non è un buon motivo, potrebbero obiettare Calenda e Salvini, per tagliar fuori l’Italia dalla ricerca e dalle esperienze di quella che potrebbe essere l’energia del futuro. Ma siamo davvero tagliati fuori? In materia di quarta generazione, l’Enea collabora con Newcleo, una dinamica startup torinese impegnata sui nuovi modelli. Ansaldo Energia coordina un progetto Euratom per il reattore raffreddato a piombo. Quanto alla fusione, il 60 per cento delle commesse industriali per la costruzione di Iter, il prototipo internazionale situato in Francia, è andato ad aziende italiane. E, nel reattore a fusione in via di realizzazione a Boston, uno dei più promettenti, l’Eni ha una partecipazione del 30 per cento. Sul nucleare futuro, insomma, l’Italia c’è e attraverso la mano pubblica.
In realtà, il vero problema cruciale dell’energia del futuro non è il nucleare, ma la possibilità di immagazzinare l’energia prodotta da sole e vento. Quella è la grande sfida: la batteria, non il reattore. In materia, in Italia siamo a zero, ma né Salvini né Calenda sembrano preoccuparsene.
Potremo procedere con la costruzione di nuove centrali allorquando le scorie di quelle 3 dismesse, 35 anni fa, venissero stoccate:
Nel quartiere Parioli di Roma
A Rignano sull’Arno
Nei dintorni di Quarto Oggiaro a Nord di Milano.
Là vivono i fautori della costruzione di nuovi impianti, interessati primariamente all’enorme colata di cemento e acciaio necessari, con ritorni economici miliardari per i costruttori e finanziatori dei loro partiti.
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Disegnini per decerebrati
Dalle tue parti tieniti la terra dei fuochi,fesso.
Torna a fare il tuo lavoro,cioè riempire gli scaffali con le confezioni di merendine.
Lascia commentare gente seria come JonnyDio,Raffa,Carlgen e B(o😂)urla.
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Finito di leggere non credevo ai miei occhi ed ho dovuto sincerarmene di nuovo.
Veramente su Republica escono anche articoli che fanno informazione?
Ci sono rimasto male ma è stato piacevole.
Sarà perché è Pasqua.
Ottimo articolo.
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Articolo sgangherato e fuorviante
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Perché? Le scorie italiane non sono ancora al sicuro, ma se pensi diversamente falle mettere nel tuo giardino. I tempi per costruire una nuova centrale nucleare supera i 15 anni e i costi sono altissimi… Certo, li puoi abbassare subappaltando alla camorra! Sgangherati sono i tuoi neuroni.
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Guarda che la camorra ha fatto le scuole che hai fatto tu,energia nucleare è per persone che hanno studiato
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L’idea di lavori che durano vent’anni sono una libidine per politicanti parassiti come Calenda! Ci sono altre spiegazioni?
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Fatti una pizza allora, in 60 secondi è pronta e tu sei più felice
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“Per la fusione bisognerà attendere la metà di questo secolo.” Super ottimista! Magari l’inizio del prossimo…
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