
(Gaetano Pesce – L’Espresso) – Ho letto il vostro articolo “L’ossessione di Matteo Salvini per il ponte che non si può fare” sull’Espresso online del 27 marzo.
Sono rimasto profondamente sorpreso di leggere, da una parte che si vuole realizzare un ponte che lega la Sicilia all’Italia facendo un viadotto che è una copia del Golden Gate di S. Francisco. Una vergogna sapendo che l’Italia non ha mai copiato, ma al contrario è stata sempre copiata!
Nell’altra parte dell’articolo vi sono descrizioni di altri “opinionisti” che deridono i sostenitori del ponte, perché è difficile da realizzare, impossibile e, in una parola, fuori dalla realtà italiana.
A questo punto sono sconvolto e chiedo: dove sono finiti gli italiani capaci di realizzare il Pantheon senza colonne, o costruire una città miracolo sull’acqua in un’ epoca certamente non provvista di tecnologia avanzata, e il Duomo di Milano, o il Ponte abitato di Firenze, o Rialto, o la cupola di Brunelleschi o quella di Michelangelo, o piazza San Pietro e la Mole Antonelliana???
Dove sono finiti Giotto, Masaccio, Raffaello, Leonardo, Michelangelo, Caravaggio, Bernini e Borromini che hanno osato l’impensabile e che ci hanno dato un’Arte fino ad oggi mai superata e che il mondo ci invidia?
Cosa è successo al mio Paese che non è più capace di sognare? Perché in questa grande Italia, se c’è uno che ha un’idea, c’è subito un altro che lo demolisce? Perché questa sonnolenza e torpore che ci fanno aver paura del nuovo?
Sia chiaro che non sostengo il progetto di Ponte copiato! Ma vorrei suggerire che si realizzasse un ponte innovativo, un Ponte “scoperta”, che dicesse al mondo che l’Italia si è risvegliata tornando ad essere capace di inventare una meraviglia, che portasse prestigio internazionale per secoli e infiniti, sbalorditi visitatori? Perché non tentare ?
Perché il Capo dello Stato, così amato dagli italiani, non li esorta a essere più coraggiosi, più cultori della scoperta, più sperimentali, innovativi e creativi e amanti del futuro e del progresso ?
Gaetano Pesce
Abbiamo imparato tutti che Morandi s’inventò gli stralli in cemento armato. Soluzione creativa per un paese non ricco di acciaio. Non è finita bene e non solo per la cattiva manutenzione, ma anche perché la soluzione aveva dei limiti.
Inventarsi un modo diverso da piloni o cavi per reggere un impalcato non è come inventare una poltrona innovativa (magari niente affatto comoda o funzionale, ma perlomeno esteticamente attraente) o un diverso modo di scolpire o dipingere.
È faccenda assai più complessa nella quale c’ è di mezzo la vita di chi transita sul ponte che non rischia solo un mal di schiena o di comprare una patacca e non un’opera d’arte.
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Ma questa volta c’è lui
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Quanta retorica nazionalista, anzi sciovinista! Pare di capire che secondo Gaetano Pesce noi dovremmo essere in grado di realizzare un’opera senza precedenti per arditezza tecnologica solo perché siamo (o eravamo) superiori agli altri in campo artistico e architettonico. Ma che c’entra l’Arte (il sognatore Pesce usa la maiuscola) con l’ingegneria dei ponti sospesi? Cita giganti del passato, ma non basta essere grandi artisti per evitare vistosi flop di natura tecnica, come sperimentò lo stesso Leonardo (non solo nelle sue estemporanee macchine volanti ma anche nella tecnica dell’affresco). Oggi fior di professori universitari e addetti ai lavori sostengono che la tecnologia non sia ancora matura per realizzare un ponte sospeso a campata unica da 3.300 metri, quand’anche non fosse ubicato in area sismica ed estremamente ventosa. Quindi investirci 10 miliardi di soldi pubblici sarebbe un azzardo. Rischieremmo cioè di non completare l’opera (non sarebbe il primo caso) o di completarla a un costo molto maggiore (anche il triplo o il quadruplo paventa l’Espresso) e in tempi biblici. A quanto pare lo scultore Pesce concepisce il Ponte come un’opera d’arte e un’attrattiva turistica più che come un’infrastruttura di collegamento. Certo sarebbe molto bello da vedere, ma il richiamo turistico non durerebbe per secoli come sogna Pesce. Questi ponti di solito sono progettati per durare 100 anni poi vengono smantellati. Non resterà un rudere pregno di Storia e di suggestioni come il Colosseo o il Partenone. Ed è probabile che tra 100 anni ce ne saranno molti altri di ponti del genere. A meno che il mutamento climatico non imponga un crollo della mobilità (quindi anche del turismo e del commercio) e un’inversione di quel progresso e di quella crescita (economica) globale in cui Pesce sembra crede ciecamente. Mettendo da parte i sogni, il Ponte collegherebbe due delle regioni più povere d’Europa, per giunta in spopolamento (negli ultimi 8 anni la Sicilia ha perso quasi 300.000 residenti, la Calabria quasi 150.000). Oggi sui traghetti attraversano lo Stretto appena 7.000 veicoli al giorno (tra mezzi leggeri e pesanti). Davvero troppo poco per giustificare, insieme a poche decine di minuti risparmiati dell’attraversamento, un’opera così costosa e complessa, anche nella manutenzione. Si parla del famoso Golden Gate Bridge di San Francisco. Ebbene, vi transitano oltre 100.000 veicoli al giorno pagando un salato pedaggio ma il gestore ha i conti in rosso.
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Lucidità nell’analisi e pragmatismo di Oreste
VS
Sogni allucinogeni e ricordi malinconici di Gaetano Pesce
10 – 0
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Ah , siccome le regioni sono “povere”non meritano investimenti pubblici in infrastrutture??ne meritano di più invece!
La Tav in Piemonte però, inutilissima e pericolosissima ( utile solo a generare tangenti) , invece s’ha da fare? E tutte le opere inutili doppioni, triploni, come Pedemontana lombarda e veneta, Terzo valico, Brebemi, Passante di Mestre, raddoppio della linea del Brennero sia su ferro sia su gomma, MOSE a Venezia ( 2 euro su 3 TANGENTI), che dapprima hanno rubato risorse al Mezzogiorno per impoverirlo ulteriormente, e ora dite che sono regioni troppo povere per farne investimenti! Era una tattica , certo , ovvio!
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Gentile Maristella, secondo me alle regioni povere bisogna dare prima il necessario, poi eventualmente il superfluo. Calabria e Sicilia possono fare tranquillamente a meno del ponte (magari potenziando il servizio traghetti), la loro prima necessità oggi è il lavoro. Salvini e Renzi dicono che il ponte creerà 100.000 nuovi posti di lavoro. Ovviamente è aria fritta. Il cantiere del TAV Torino-Lione, opera altrettanto faraonica ma perfino più inutile, impiega meno di un migliaio di lavoratori. Il ponte potrebbe richiederne forse 5.000 (più i robot) ma terminati i lavori la struttura potrebbe essere gestita in modo altamente automatizzato da un centinaio di persone o poco più. Sarebbero molti di più i posti di lavoro cancellati sui traghetti. Qualche anno fa Di Battista diceva che con 1 miliardo di euro investito nelle rinnovabili si creano 17.000 posti di lavoro stabili. Un fact checking dell’agenzia AGI confermò. Ma ammettiamo che se ne creino solo 10.000 tenendo conto dell’inflazione, degli sprechi e delle ruberie. Con i 10 miliardi del ponte allora creiamo 100.000 posti di lavoro nelle rinnovabili in Sicilia e Calabria (regioni particolarmente idonee). E il costo finale del ponte probabilmente sarebbe ben maggiore di 10 miliardi. Basta considerare le lievitazioni dei costi di tutte le opere pubbliche che hai citato. Anche potenziare e aggiornare le insufficienti infrastrutture interne sarebbe probabilnente un investimento migliore del ponte in termini di rapporto costi/benefici per le due regioni.
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Ok, ma perché, perché nelle regioni del sud si deve scegliere tra una cosa ( le altre strade e infrastrutture) e il ponte? Perché poi come lei stesso vede , la diatriba è un pretesto perché alla fine non si fa nulla di entrambe le cose!
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Gentile Maristella, come sai il Sud e le Isole sono le prime vittime dello spreco e del malaffare nella spesa pubblica. Quando l’Italia cresceva a ritmo cinese la Cassa per il Mezzogiorno finanziava centinaia di opere pubbliche. Anche trascurando le incompiute, quelle fatte con i piedi e quelle fatte solo per la mangiatoia (le famigerate cattedrali nel deserto), l’impatto delle nuove infrastrutture sull’economia meridionale fu modesto. Gli appalti e i soldi pubblici (anche dei contribuenti meridionali) finirono per lo più ad aziende del Nord. Paradossalmente la Cassa per il Mezzogiorno giovò più al Nord che al Mezzogiorno. Oggi dovremmo chiederci perché il nordista ed ex secessionista Salvini è il più strenuo sostenitore del Ponte sullo Stretto e dell’AV Salerno-R. Calabria, altra opera nettamente sovradimensionata:
https://www.corrieredellacalabria.it/2021/12/06/per-lalta-velocita-salerno-reggio-costi-superiori-ai-benefici-uno-studio-privato-boccia-il-progetto/
Come scrissero gli autori dell’analisi costi/benefici sul TAV Torino-Lione, commissionata dal Conte 1, opere del genere non arricchiscono un Paese: lo impoveriscono. Io aggiungo: arricchiscono minoranze e lobby privilegiate. Naturalmente, anche in un’ottica green il trasporto pubblico e collettivo va potenziato e incentivato (mentre andrebbe disincentivato quello privato e individuale), ma a volte la soluzione ottimale è potenziare ed efficientare l’esistente. Purtroppo i nostri politici si ispirano a ben altri principi che l’ottimalità e il bene comune. Lo Stato dovrebbe occuparsi delle strutture prima che delle infrastrutture. Ma quelle ormai sono largamente in mani private. A mio avviso lo Stato dovrebbe tornare a farsi imprenditore, come negli anni del boom economico. Nessun privato sano di mente oggi si accollerebbe i costi e i rischi di un’opera come il Ponte (o una centrale nucleare), non vedo perché dovrebbe farlo lo Stato. Un’ultima considerazione. Siamo in una fase di transizione, il liberismo, la globalizzazione e il mito (distruttivo) della crescita infinita stanno lentamente ma inesorabilmente tramontando. Nella green economy la mobilità delle persone e delle merci dovrà ridursi. Con le attuali tecnologie sarà molto difficile sostituire con le rinnovabili tutta l’energia che oggi ricaviamo dal fossile ed è impensabile elettrificare a batteria o a idrogeno verde l’intero parco auto mondiale. A mio avviso le infrastrutture di trasporto sono destinate a perdere importanza strategica nei prossimi decenni.
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A Pesci in faccia
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