
Massimo Gramellini – corriere.it) – Ancora una volta — stavolta a Ferrara, all’inaugurazione dell’anno accademico davanti a Mattarella — una studentessa ha ammesso in pubblico di avere pensato al suicidio dopo un insuccesso scolastico: il mancato superamento del test di ammissione a Medicina.
Ancora una volta un’esponente della nuova generazione ha contestato apertamente il mito della meritocrazia, il culto della performatività, l’idea che per valere qualcosa nella vita tu debba riuscire a importi meglio e in meno tempo degli altri. Un modello retorico che viene spacciato come l’unico possibile e come tale è subìto dai genitori, non contrastato dalla politica e alimentato dai media con l’esaltazione dei «super-studenti» e la diffusione di talent-show dove si è giudicati di continuo e conta solo arrivare primi.
Alla ragazza che ha lanciato il grido di dolore, Alessandra De Fazio, vorrei poter dire che è sempre andata così, ma sarei un bugiardo. Quando avevo la sua età, nessuno ti chiedeva di essere eccezionale. C’era la convinzione che i talenti non si riducessero a quelli che propiziano il successo in una determinata professione. Si indicavano a modello degli individui che oggi definiremmo dei falliti, solo perché non sono famosi o non hanno compiuto exploit straordinari, anche se vivono con maggiore serenità ed esprimono in altro modo il loro talento personale (tutti ne hanno uno). Sarebbe ora di togliere lucentezza al successo. Non tutta, ma un po’. Considerandolo per quel che è: un participio passato.
Personalmente credo nella meritocrazia nell’unico senso che io le attribuivo prima di leggere questo articolo: ovvero, il progresso di ciascuno,l’ acquisizione delle competenze attraverso l’impegno e lo studio. Nessuno chiede l’arrivismo,la competizione o il primo posto sul podio. Faccio l’insegnante e ciò che vedo è l’ansia davanti ad una verifica e interrogazione,la noia per qualsiasi cosa e lo stress davanti ad un impegno che richiede 2 giorni invece che 1. Nella mia scuola è vietato fare più di una verifica al giorno ( per non caricarli). Bisogna avvisare molto prima dell’inizio delle interrogazioni ( altrimenti si agitano se si arriva dicendo “interroghiamo!”) e quando si riesce,si inizia lo slalom tra le interrogazioni concordate con DSa,Bes e Studenti atleti. Ah,ultima cosa. Nonostante il preavviso di settimane prima,lo studio si limita al giorno prima del test con esiti di solito sconfortanti. E da qui parte la loro incredulità. Io credo in chi si impegna e quindi merita.
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….e più sarà la bambagia in cui verranno cresciuti i figli e peggio sarà
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Abituale aria fritta di questo pseudo filosofo da sottoscala. No interest
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Reggiani, ma sei capace di un pensiero più articolato?
Cosa pensi delle ansie da prestazione che ti vengono imposte da una società consumista e performante?
Perché queste domande se le dovrebbero porre i figli del popolo allorquando assistono ai privilegi di cui godono certi politici parassiti e inconcludenti?
Perché il merito ad una popolazione giovane sempre più esigua viene richiesto accompagnandolo ad ingiuste preclusioni?
Sicuro che superare i test di ammissione al numero chiuso di medicina formi medici più appassionati al proprio lavoro di chi ne fosse rimasto fuori?
A quell’età?
Sei fasciolegaiolo o semplicemente superficiale?
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Hai un orizzonte temporale troppo ristretto, se permetti.
Io credo che un insuccesso ad una verifica o interrogazione lasci il tempo che trova, tranne le reazioni scomposte di genitori buzzurri e prepotenti.
È il percorso di vita che ti viene richiesto, da vincente, a mortificare gli esseri umani e non credo proprio che Tu/Lei ne sia esente.
Mai sentito parlare di Hikikomori?
Si/Ti chiedi come mai le persone cerchino sempre più spesso di conciliare il lavoro col tempo a disposizione nella propria vita?
Da insegnante ha mai affrontato l’argomento “aspettative di vita” in classe?
Facendo la tara con prevedibili uscite sgangherate, provocatorie e umoristiche di personaggetti protagonisti del momento, ma che scavando sotto la crosta sono spesso i più tormentati e confusi.
Io mi divertirei a concentrarmi su di loro, sulla comprensione del presente e del futuro immaginato, se aderente alle vecchie tradizioni dei nonni o agli sconvolgimenti della società digitale.
Le scorciatoie di pancia fanno presa, ma quelle più ragionate ed emotivamente coinvolgenti, come i suicidi di tanti coetanei e giovani più “anziani, non è un ossimoro, li potrebbero segnare perché vi scorgerebbero dettagli comuni alle loro paure.
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Temo che la ragazza sia l’ennesima figura umana che fa notizia per i suoi problemi esistenziali che nulla hanno a che fare con il test di ammissione. Momento che può anche essere un inciampo nella vita cui, però, chi non è affetto da tali problemi fa fronte con la necessaria e tutto sommato normale lucidità: non ero abbastanza preparato e riprovo; non è materia per me e lascio perdere.
Si, perché pensare di farla finita a motivo del fatto che semplicemente non sei adeguatamente preparato o predisposto per quella cosa lì (il test sonda la tua preparazione generale e la tua attitudine) “non è normale”.
Ci sta che le aspettative di una famiglia o i propri sogni creino le condizioni perché un inciampo si trasformi in qualcosa di più. Ma, appunto, si tratta di problemi personali e non di colpe del test di ammissione che serve unicamente a tentare di selezionare persone che abbiano la predisposizione e la preparazione minima di base sufficienti affinché non abbandonino poi il corso di studi dopo un paio d’anni, faccenda, questa sì, certamente più seria che essere respinti da subito.
Signorina, meno autocommiserazione e più concretezza: è la vita ad essere naturalmente competitiva e spesso anche cattiva. Se ne faccia una ragione e si attrezzi altrimenti, se non sarà per il test di ammissione, sarà per qualche altro normale accidente dell’esistenza che rischierà di fare di nuovo brutti pensieri.
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