(Massimo Gramellini – corriere.it) – L’aviazione militare inglese si è imposta di assumere il 40 per cento di donne e neri, con ciò lasciando a terra dei piloti bravissimi che avevano il solo torto di essere maschi e bianchi. A denunciarlo non è stato un membro del KuKluxKlan, ma una donna, ufficiale dell’aviazione, preoccupata per lo scadimento qualitativo del suo reparto. È giusto discriminare una persona per il sesso e il colore della sua pelle, perpetuando uno schema consolidato, sia pure a sessi e colori invertiti? No, non è giusto. Ma potrebbe rivelarsi saggio, se davvero nei prossimi cinquant’anni vogliamo raggiungere l’obiettivo strategico di una società evoluta: l’eguaglianza dei punti di partenza.

Il maschio bianco ha goduto per millenni di condizioni di favore che lo rendono ancora adesso più preparato a occupare certi ruoli. Se però continua a occuparli solo lui, gli esclusi non potranno mai mettersi al suo livello. Come in tutte le cose, servono gradualità e buonsenso, ma per realizzare una giustizia domani, bisogna probabilmente commettere un’ingiustizia oggi. È fastidioso, lo riconosco, specie per chi appartiene alla categoria chiamata a compiere il momentaneo passo indietro. Finché essere maschi e bianchi era un privilegio, a noi sembrava l’ordine naturale: perciò ci sconvolge vederlo trasformarsi adesso in un sopruso. Ma forse è l’unico modo per arrivare, nel volgere di un paio di generazioni, a una società dove tutti abbiano le stesse opportunità e la parola «merito» acquisti finalmente un senso compiuto.