(Giuseppe Di Maio) – Non c’è bisogno di leggere tra le righe del tuo ultimo articolo sul Fatto Quotidiano per scoprire che una finissima penna s’è messa al servizio della solita perversione. Cioè, dell’incapacità di saper leggere la storia politica e la cronaca parlamentare fuori dagli schemi formali imposti dai tradizionali assembramenti della destra e della sinistra italiche. Non hai speso lo stesso acume per vivisezionare altri partiti, meno che mai il tuo PD.

Accusi il M5S di essersi messo sulla sponda del fiume ad aspettare gli scontenti dell’ingiusta legge Cartabia, della cancellazione del Welfare, della paura dell’escalation militare che mette in pericolo la pace; e quasi l’accusi di essere colpevole di non intervenire mentre il “Partito Democratico si fa male da solo”. Beh, caro Lerner, noi del Movimento possiamo solo sperare che gli altri si facciano male da soli, perché quando ci mettiamo veramente mano attraverso la più pacifica delle proposte politiche, si scatena un apparato mediatico imponente che ci accusa delle favole più assurde. Forse hai già dimenticato che i tuoi protetti facevano festa al concepimento di questa Riforma della Giustizia, che non votarono il reddito di cittadinanza, e che sono stati il partito più bellicista d’Europa?

Rimproveri al Movimento che incassa consensi e “non indica un disegno politico alternativo”. Però i nostri programmi noi li sposiamo e, per quanto siamo ancora incerti nel tracciare orizzonti ideali, non li mettiamo solo sulla carta ad ogni tornata elettorale e poi li dimentichiamo. Tuttavia, proprio a noi rimproveri di non avere più corrispondenza con i movimenti spontanei e popolari che si concentrano attorno a un obiettivo pratico. Pur sapendo che il più delle volte a questi movimenti interessa solo il conseguimento di un traguardo circoscritto senz’alcuna intenzione di cambiare l’ordine sociale. Per noi non c’è bisogno di fomentare contraddizioni e indicare improbabili “sol dell’avvenire”, a noi basta non tradire quelle “fasce significative di cittadini che si sentono a ragione marginalizzati dal sistema, soprattutto nel Mezzogiorno”, come hai giustamente evidenziato. Ed è per questo che non siamo radicati sul territorio, poiché è proprio sul territorio che il potere dei partiti ha più possibilità di mentire ai cittadini e farli schiavi senza vie d’uscita.

La crisi del Partito Democratico noi l’avevamo prevista dacché era PD meno elle, e non siamo tenuti a salvarlo dal suo nulla, dall’esplosione delle sue contraddizioni e dalla disillusione dei suoi elettori. Noi non siamo alla ricerca di interlocutori a cui potremmo solo regalare, e a nostre spese, qualche anno di governo per far loro dispensare incarichi e stipendi. E siamo coscienti infine dei rischi che corriamo appiattendoci sulla leadership ma, Gad, hai visto che calibri? Mi dispiace per te, ma tra le bande che vogliono ancora dirsi di sinistra, non s’era mai visto niente di simile.