Ora il Pd di Letta rivuole i soldi ai partiti aboliti dal premier Letta

La proposta: aumentare da 25 a 40 milioni l’anno il fondo da spartirsi (a prescindere dalle scelte dei contribuenti). Un tesoretto di 20 milioni in più all’anno. Per i partiti politici che annaspano, indebitati e sempre alla ricerca di soldi. Perché la politica costa: c’è l’attività, le campagne […]

(DI GIANLUCA ROSELLI – Il Fatto Quotidiano) – Un tesoretto di 20 milioni in più all’anno. Per i partiti politici che annaspano, indebitati e sempre alla ricerca di soldi. Perché la politica costa: c’è l’attività, le campagne, i dipendenti. E il finanziamento pubblico non c’è più, abolito nel 2013 dal governo di Enrico Letta (tra finanziamento e rimborsi elettorali si era giunti alla cifra monstre di 1 miliardo e mezzo di euro in 15 anni). Alle forze politiche sono rimasti due modi per finanziarsi: le donazioni private e il 2 x mille, introdotto appunto da Letta. Ed è quest’ultima torta che si vuole aumentare da 25,1 (come adesso) a 45,1 milioni l’anno. Si tratta della somma del capitolo di bilancio vincolata dallo Stato per l’attività politica. Il disegno di legge depositato in Senato il 20 ottobre scorso ha come prima firma quella del senatore Pd Andrea Giorgis, seguito da diversi esponenti dem, tra cui la capogruppo Simona Malpezzi, Walter Verini, Dario Franceschini e Andrea Martella, e riprende una stessa proposta presentata nel marzo 2019 da Giorgis, Verini e Debora Serracchiani. L’obiettivo, secondo i dem, è favorire la vita democratica con regole volte ad aumentare la democrazia interna dei partiti, la trasparenza (bilanci e scalabilità) e pure il finanziamento pubblico, cercando di abbassare quello privato: il tetto di 100 mila euro ora in vigore per le donazioni scenderebbe infatti a 50 mila.

Ma torniamo al 2 x mille. Un’importante novità riguarda il cosiddetto “inoptato”, che si compone dalla “non scelta” dei cittadini: quelli che non destinano niente a nessuno. Oggi l’inoptato dei 25,1 milioni torna allo Stato, che lo utilizza come meglio crede, essendo denaro in arrivo dall’Irpef. Se la legge passerà, l’inoptato verrà distribuito ai partiti in maniera proporzionale ai voti presi alle ultime Politiche. La parte “optata”, invece, finirà nelle casse dei partiti cui i cittadini hanno scelto di donare il 2 x mille. Non tutto, però: anche qui una parte sarà comunque destinata a tutti i partiti ma in base alle scelte delle altre donazioni. Insomma, i partiti oggetto di molte donazioni avranno anche una quota aggiuntiva, mentre i partiti più votati si prenderanno la maggior parte del 2 x mille “inoptato”.

Anche se le cifre sono lontane dal passato, non parliamo di bruscolini. Secondo le stime del Mef sulle dichiarazioni del 2021 sul 2020, solo il 3,8% dei contribuenti ha scelto di donare il 2 x mille alla politica, per un totale di 18 milioni e 557 mila euro. Gli altri 6 milioni e mezzo (quelli per arrivare all’attuale plafond di 25,1 milioni) sono rimasti allo Stato. Con la nuova legge, ponendo che le scelte degli italiani in favore delle forze politiche aumentino fino a 25 milioni, ne resterebbero altri 20 che finiranno comunque ai partiti, secondo la loro forza elettorale. Ragionando solo su questo tesoretto e guardando alle ultime elezioni, Fdi col 25% riceverebbe ogni anno circa 5 milioni (nel 2020 sono stati 2 milioni e 700 mila), il Pd 3 milioni e 800 mila, l’M5S 3 milioni e 120 mila, la Lega 1 milione e 780 mila. A questo va poi ad aggiungersi la cifra derivante dall’optato. “La proposta ha l’obbiettivo di garantire le condizioni minime affinché un partito possa organizzare la propria partecipazione democratica in modo il più possibile indipendente dal potere economico e dai finanziamenti privati”, afferma Andrea Giorgis. Secondo cui più i soldi sono pubblici, trasparenti e “partecipati”, meglio è, soprattutto alla luce delle vicende di Bruxelles, “anche se nel Qatargate fin qui si tratta di gravissimi casi di corruzione personale”. Ma “abolire il finanziamento pubblico è stato un errore”, aggiunge Giorgis. “La parte sul 2xmille è una piccola parte di un disegno complessivo che vuole rafforzare la democrazia interna e la trasparenza dei partiti, nel segno dell’art. 49 della Costituzione”, osserva Walter Verini.

Il ddl è stato già incardinato in commissione affari costituzionali a Palazzo Madama e il relatore sarà il meloniano Andrea De Priamo. Il cammino è appena iniziato ma, se andrà in porto sarà una gran boccata d’ossigeno per le forze politiche sempre a caccia di risorse.

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6 replies

  1. Pronto a riscuotere dalla meloni per l’impegno profuso alle elezioni politiche!
    Tutto torna e il cerchio si chiude.
    Il governo meloni approverà!

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  2. Per favore prendete qualche nostra proposta anche se non tutte diceva ieri occhi di tigre al governo di vilma dammi la clava che là do’ in testa ai morti de fame nella manifestazione pidiota a santi apostoli ….ma se puo ‘esse un conjione a sti’ livelli e che cassso🤔

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