Euroscandalo, gli italiani pagati dai servizi segreti del Marocco

Panzeri e Cozzolino “prendevano ordini” dal capo delle spie di Rabat

(di Giuliano Foschini, Luca De Vito, Claudio Tito – repubblica.it) – BRUXELLES – Non è una semplice storia di corruttori e corrotti. Il “Qatargate” sta diventando un vero e proprio “Spy-game”. Con un protagonista principale: il Dged. Ossia, il servizio segreto marocchino. E una serie di coprotagonisti: l’Intelligence del Belgio con la collaborazione di Paese alleati dell’Unione europea, e il governo del Qatar. Con il Marocco e Doha nelle parti dei grandi corruttori. O meglio dei grandi “infiltrati” dentro le istituzioni dell’Ue, in particolare il Parlamento. E un solo obiettivo: condizionare l’Unione e farlo attraverso l’arma convincente dei soldi e della corruzione.

È questo il disegno che Repubblica è in grado di ricostruire e che viene tratteggiato nel mandato di cattura con cui venerdì scorso sono stati fermati l’ex europarlamentare Antonio Panzeri, la vicepresidete dell’Eurocamera, Eva Kaili, il suo assistente e compagno, Francesco Giorgi, e il direttore generale della Ong “No Peace Without Justice”, Niccolo Figà Talamanca.

Tutto, allora nasce cinque mesi fa. Gli 007 belgi, assistiti da altri servizi europei, vengono a conoscenza che c’è una “rete” che lavora “per conto” del Marocco e del Qatar. L’atto messo a punto dalla procura di Bruxelles mostra una incredibile dovizia di particolari. E una serie di operazioni che vengono decise e concordate all’interno di un sistema rodato. Ogni mossa infatti è volta a compiere una “attività di ingerenza” nelle sedi dell’Ue e nei posti chiave delle istituzioni comunitarie, in particolare il Parlamento.

Lo sfondo è il ruolo di Rabat nel Sahara Occidentale e i flussi migratori. Il Marocco vuole che l’Ue non si metta di traverso sull’occupazione di quel pezzo d’Africa e punta ad avere meno problemi possibili dal punto di vista dei flussi dei migranti. E in seno al Palazzo che ha preso il nome di Altiero Spinelli c’è una parte politica decisamente “influenzata”: il gruppo socialista di S&D. Attraverso una sorta di cricca composta da tre italiani: Panzeri, Cozzolino (europarlamentare) e Giorgi. Anche se alcuni media della Grecia, addirittura ipotizzano che dentro il Parlamento europeo potrebbero essere una sessantina i nomi coinvolti.

Il più attivo nel cercare l'”influenza” è comunque lo “Stato del Marocco”. Incontri, colloqui, cene con i più alti dirigenti dei servizi segreti di Rabat sono una costante di questo sistema. La “cricca”, infatti, è stata agganciata prima da un ufficiale del Dged, di stanza a Rabat la capitale del paese magrebino. Si tratta di Belharace Mohammed, il quale ha potuto contare sulla intermediazione anche di un diplomatico di base a VarsaviaAbderrahim Atmoun. A dimostrazione che si trattava di una macchinazione di Stato a pieno titolo. Tutte informazioni in un primo momento raccolte dal Vsse, ossia dai servizi segreti del Belgio. Nel mandato di cattura, infatti, si riportano le analisi dell’intelligence brussellese: i tre della “cricca” collaborano con i servizi marocchini, è “fuori di dubbio”.

Il ruolo del diplomatico di Rabat che si muove lungo l’asse Varsavia-Bruxelles, è centrale. Tutti, alla fine, prendono ordini da lui. Ma c’è un anello che è ancora più importante in questa catena che si è stretta intorno all’EuroparlamentoMansour Yassine, direttore generale del Dged. I tre lo hanno incontrato. Cozzolino lo ha fatto ad esempio diverse volte e almeno in una sarebbe andato in Marocco, nel 2019. Secondo la ricostruzione dei pm belgi, infatti, un ufficiale dell’intelligence marocchina ha prenotato due biglietti aerei sul volo Alitalia Casablanca-Roma del 2 novembre 2019 e sulla successiva tratta Roma-Napoli. Su questo, le “spie” del Belgio hanno però un dubbio: non sanno con certezza se Cozzolino sia effettivamente salito sull’aereo. Ma nella descrizione fatta dai magistrati sembra quasi una cautela più che un dubbio. Tanto che, riportando sempre le informazioni del Vsse, raccontano che anche Panzeri è volato verso lo stato magrebino per incontrare ancora lo stesso Mansour. In questo caso era il luglio del 2021.

Ma l’aspetto più interessante è la motivazione che viene assegnata a questo colloquio: discutere la “strategia” del Parlamento europeo. E condizionarla. Anche in questo caso gli 007 si prendono una prudenza: non confermano che il colloquio sia effettivamente avvenuto. Ma che sia stato organizzato sì. Resta il fatto che ogni scelta di Atmoun, il diplomatico, è stata organizzata con Panzeri e/o Cozzolino. In una rete di cui faceva parte anche Figà Talamanca, il vertice della Ong “No Peace without justice”.

L’ufficio di Atmoun a Varsavia, dunque, era una specie di crocevia. Lì si sono alternati in visita Panzeri, Cozzolino e anche Giuseppe Meroni, un tempo assistente dell’ex eurodeputato e ora a disposizione della neo eletta di Forza Italia, Lara Comi. All’interno di questo quadro, Francesco Giorgi (compagno della ex vicepresidente del Parlamento europeo, la greca Kaili) veniva identificato come una sorta di “agente” di Panzeri. Almeno i Servizi marocchini lo utilizzavano in quel modo. Ma erano Cozzolino e Panzeri a gestire l’accordo: al fine di consentire “l’ingerenza del Marocco”.

Il sistema del Qatar non cambiava molto. Le regole, alla fine, erano le stesse. E gli obiettivi analoghi. In questo caso gli obiettivi sono quelli di rendere accettabili le procedure adottate da Doha sui lavoratori. In particolare quelli impegnati nella costruzione dei mondiali di calcio e quelli messi al servizio dell’organizzazione della competizione calcistica ormai giunta alla partita finale. Le autorità qatarine sono persino più dirette di quelle marocchine. Non usano direttamente le spie. Ma ricorrono al governo. Gli incontri, infatti, sono fatti con il ministro del lavoro, Bin Samikh al Marri. E il tutto avviene – secondo il mandato di cattura – con l’aiuto di un personaggio misterioso. Lo chiamano Bettahar. Ma il soprannome è ancora più opaco: “l’Algerino”.
Certo – si sottolinea – il Qatar non aveva gli stessi obiettivi del Marocco. A loro interessava soprattutto curare l’immagine del paese in relazione ai diritti civili. Gli inquirenti, poi, non hanno dubbi: Panzeri e Giorgi dividevano tutto al 50%. E il resto era per Figà Talamanca. Insomma “l’obiettivo erano i soldi”. La “cricca” riceveva pagamenti per le sue attività. Come? In due modi quando venivano Doha: attraverso i conti della Ong Fight Impunity o addirittura i contanti. O con qualche “regalo”. Quando il finanziatore era Rabat, allora non si andava per il sottile: la moneta in contanti veniva trasferita in alcune buste o borsoni attraverso la intermediazione del diplomatico di stanza in Polonia Atmoun. Una modalità da “spallone”. Un passaggio da Varsavia verso Bruxelles.

Soldi che venivano utilizzati in due maniere che non avevano nulla a che vedere con le finalità della Organizzazione di Panzeri o con l’attività politica. Secondo, la magistratura belga infatti quegli importi venivano impiegati per pagare tutte le spese che denotavano “un tenore di vita che eccedeva le sue possibilità”. E poi per pagare i “membri della rete” che dentro le istituzioni europee venivano manipolati come delle vere e proprie teste di legno. Uno degli indagati ha addirittura dirottato i fondi che gli erano stati messi a disposizione per acquistare un bene immobiliare, una casa. Anche per questo si spiegano i tanti soldi in contanti ritrovati nella casa di Panzeri e di Giorgi. Settecentomila euro che non potevano trovarsi lì per caso.

3 replies

  1. Giusto per curiosità: ma Renzy con i suoi emonumenti dell’Arabia eSaudita, va tutto bene da quelle parti? Possibile che nessuno veda qualcosa di strano in queste conferenze di un parlamentare in carica?

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  2. E se provassimo, in cambio dei soldi, a dare indietro almeno un bel po’ di spaccini e tenerci solo gli immigrati onesti?

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