Inutile negarlo. Il mezzo milione di euro in contanti trovati a casa di Antonio Panzeri e le vacanze da nababbo offerte a lui e alla sua famiglia da monarchie sul cui rispetto dei diritti umani egli era chiamato a vigilare, hanno lasciato sbigottita la sinistra milanese […]

(DI GAD LERNER – Il Fatto Quotidiano) – Inutile negarlo. Il mezzo milione di euro in contanti trovati a casa di Antonio Panzeri e le vacanze da nababbo offerte a lui e alla sua famiglia da monarchie sul cui rispetto dei diritti umani egli era chiamato a vigilare, hanno lasciato sbigottita la sinistra milanese. Cioè i compagni per i quali Panzeri rimaneva soprattutto l’ex segretario della Camera del Lavoro e il comunista dalemiano tutto di un pezzo, uscito dal Pd insieme alla corrente che Pier Luigi Bersani usava chiamare affettuosamente “la ditta”: richiamo infelice a un sodalizio dove militanza e gestione del potere spesso diventano un tutt’uno. Panzeri era il tipo che poteva farti prediche di scarsa aderenza alla linea. Che accusava Pisapia di moderatismo e Majorino di estremismo. Che nella postura severa ricordava un Sergio Cofferati, un Carlo Ghezzi, una Susanna Camusso.

La carne è debole, d’accordo, e il richiamo dei petrodollari fortissimo. Ma ugualmente ci chiediamo come sia possibile un tradimento così plateale degli ideali condivisi nel mondo del lavoro. Sfregiato pure dal coinvolgimento nell’inchiesta belga di Luca Visentini, da poco giunto al vertice della Confederazione mondiale dei sindacati.

Cosa gli è preso? Difficile trovare una risposta. Ma certo non aiuta il silenzio dei dirigenti di Articolo 1 che, dopo aver sospeso Panzeri (ci mancherebbe), non hanno proferito verbo. Forse perché fa loro male riconoscere che la corruzione spesso è il passo successivo della spregiudicatezza, così come l’affarismo della intermediazione negli scambi commerciali è un corollario della realpolitik. So che in quel partito ha suscitato imbarazzo l’attività professionale di advisor del militante semplice D’Alema in favore della Colombia o del Qatar. Nessuna relazione, per carità, con lo scandalo dell’Europarlamento in cui è coinvolto Panzeri. Ma, parafrasando il vecchio Lenin, possiamo ben dirlo: l’affarismo è la malattia senile del dalemismo.