(Massimo Gramellini – corriere.it) – Le due Italie non comunicanti si sono incontrate su un taxi di Genova. Silvia Salis, vicepresidente del Coni, ha chiesto di pagare la corsa col bancomat, ma il conducente le ha digrignato addosso che per le banche era finita la pacchia. La Salis è un’ex campionessa di lancio del martello (senza falce: lo preciso per gli allergici al Pos che le avessero già dato della comunista) ma, anziché tirarne uno addosso al tassista, ha parlato in pubblico della sua disavventura. E ha detto di essere rimasta colpita dal senso di legittimazione che sembrava ispirare il comportamento aggressivo dell’interlocutore. Del genere: adesso comandiamo noi.

Viviamo tempi rovesciati, dove ti tocca sentirti in colpa se usi la carta di credito o indossi la mascherina in una stanza piena di gente che scatarra. Eppure, quando mi sono imbattuto in soggetti come quel tassista e ho preteso di far valere le mie ragioni con l’indignazione invece che con la persuasione, ho ottenuto il bel risultato di non insinuare alcun dubbio nella controparte, semmai di fortificarla nelle sue convinzioni, passando oltretutto per saccente. Da qualche tempo, diciamo da circa un quarto d’ora, avrei perciò deciso di cambiare strategia. La prossima volta che incontrerò un fanatico del contante, ascolterò il suo sfogo con comprensione, ripetendomi il mantra che chiude il capitolo XXXI dei Promessi Sposi: «Anche noi, dico noi uomini in generale, siamo un po’ da compatire». Sentendosi finalmente capito e non giudicato, magari si commuove e accende il Pos.