Convergenze. Il leader 5S presenta il libro del big dem: lo strappo nel Lazio e il dialogo possibile con il Pd post-Letta. Parlare di sinistra a Roma, nel Lazio, proprio dove il centrosinistra è più o meno disintegrato. Un paradosso attualissimo, e basta ascoltare Giuseppe Conte […]

(DI LUCA DE CAROLIS – Il Fatto Quotidiano) – Parlare di sinistra a Roma, nel Lazio, proprio dove il centrosinistra è più o meno disintegrato. Un paradosso attualissimo, e basta ascoltare Giuseppe Conte: “Avevamo proposto dei punti fermi, ma come candidato del Pd alle Regionali è stato scelto il candidato designato da Calenda, Alessio D’Amato”. Così certifica il leader dei 5Stelle durante la presentazione di A sinistra. Da capo, nuovo libro di Goffredo Bettini edito da PaperFirst. Conte rende omaggio al veterano cresciuto nel Pci, amico e in parte consigliere per il fastidio di tanti dem, “anche se non sempre siamo d’accordo”, sostiene l’avvocato.

Scherza ma non troppo Conte, soppesato da una platea rosso antico che lo applaude con timidezza, disseminata di funzionari ed eletti del Pd. In una stracolma sala dell’Auditorium Parco della Musica, si vedono big come Francesco Boccia, primo pontiere con Conte, e il capogruppo in Europa, Brando Benifei, assieme al vicepresidente regionale uscente Daniele Leodori e assessori vari. C’è Enrico Gasbarra, già presidente della Provincia, anche lui in ottimi rapporti con l’ex premier. Mentre a prendere appunti in ultima fila c’è l’ex governatore della Toscana, Enrico Rossi. Affiorano anche 5Stelle, il capogruppo alla Camera, Francesco Silvestri e Paola Taverna. “La mia presenza qui non è un segnale, è solo la presentazione di un libro” sorride Taverna. Ma ovviamente è qualcosa di più.

“Qui provano a costruire una scialuppa di salvataggio per tanti” come riassume un funzionario del Pd. Di sicuro c’è da ricostruire un’idea di sinistra, e il fondatore della comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi, suggerisce di ripartire dalla piazza per la pace di sabato scorso a Roma: “Quella è stata una proposta su cui riflettere, senza fare raffronti con la piazzetta di Milano (quella di Calenda, ndr)”. La direttrice del manifesto, Norma Rangeri, scandisce: “La scelta del Pd di non allearsi con il M5S è stata suicida”. E piovono applausi. Conte, con giacca blu e maglione girocollo, scrive su un quaderno. Poi dice la sua: “L’esperienza del Conte-2 è stata quasi cancellata, nell’era Draghi è calata una lettura univoca che ha preparato la strada alla destra”. Giura: “In quest’area di sinistra c’è anche il M5S, anche se non è stato un percorso facile. Il Pd rifiutò di governare con noi, per questo arrivò il governo gialloverde”. Si sente qualche brusio. Lui continua: “Nel governo Conte-2 si realizzò un progetto riformatore”. E i decreti Sicurezza, ricordati da Rangeri? “Ho fatto ammenda più volte, ma noi 5Stelle abbiamo fatto un percorso per definire i nostri principi, siamo contro la logica consumistica e per la pace”. Quindi, assicura: “La rottura con Draghi non è arrivata per i sondaggi. Non ci dava risposta sui nostri punti, ma non ho scaricato la responsabilità della crisi su Lega e FI”.

Adesso, la grana Lazio. “L’accordo non è possibile, non possiamo perdere l’anima andando con Calenda e Renzi”. Un signore lo contesta: “Ma che tradizione hai?”. Lui: “Molto più breve della sua, ma questo è massimalismo e la mia storia merita il suo rispetto”. Soprattutto, Conte guarda al futuro: “Con il Pd ci ritroveremo se nei dem prevarrà il percorso delineato nel libro da Bettini”.

Tocca ad Andrea Orlando, possibile candidato al congresso anche su spinta dell’autore: “Il populismo è stato demonizzato, ma Lega e M5S non erano la stessa cosa. Noi abbiamo distinto, e questo è stata la premessa dell’evoluzione dei 5Stelle”. E qui punge Enrico Letta: “Non dobbiamo lamentarci delle Opa su di noi degli altri partiti, ma riscoprire un’idea di radicalità”. Ma ne ha anche per Conte: “Il governo che c’è ora non è meglio di quello precedente, sull’esito della crisi non sono d’accordo con Giuseppe”. Però l’alleanza con il Movimento la cerca. Come Bettini, che saluta “le compagne e i compagni” e geme “per la sinistra che in questa crisi non c’è, vive spezzettata”. Magari “batte anche in quel popolo mobilitato da Conte”. Compagno di viaggio possibile, per il Pd che è un enigma. Ed è Bettini, che a Conte riserva una critica finale sul Lazio, perché così “si sfascia un’esperienza unitaria”. Accanto alla speranza, ci sono anche le macerie.