Dopo essersi garantiti, per il prossimo quinquennio, un seggio in Parlamento e un pasto caldo, un certo numero di eletti Pd si dedicano con impegno a una doppia opposizione: quella contro le parole sovraniste della destra e quella per scovare le eventuali tracce di fascismo […]

(di Antonio Padellaro – Il Fatto Quotidiano) – Dopo essersi garantiti, per il prossimo quinquennio, un seggio in Parlamento e un pasto caldo, un certo numero di eletti Pd si dedicano con impegno a una doppia opposizione: quella contro le parole sovraniste della destra e quella per scovare le eventuali tracce di fascismo, e putinismo, nel discorso pubblico. Nel primo caso non si può dire che la sinistra della Crusca abbia fatto centro, avendo dovuto ripiegare dalla iniziale indignazione suscitata dalla denominazione del ministero della Sovranità alimentare. Concetto, poi appurato, caro a Slow Food e a Carlo Petrini, che da sempre riconoscono, e non certo da destra, “il ruolo chiave di produttori, contadini e agricoltori a conduzione familiare”. Dopo avere inutilmente indagato sui termini meloniani, e dunque fortemente sospetti di “merito” e di “nazione” , purtroppo citati in Costituzione, i piccoli scrivani del Nazareno hanno aperto un fascicolo sulla pretesa, di chiaro stampo reazionario, da parte della Meloni, che insiste a parlare di se stessa come “il” presidente del Consiglio e non come “la”. Ferve acceso dibattito.

Quanto alle accuse di filoputinismo da qualche tempo in sonno – probabilmente per la giustificata stanchezza dei volenterosi collezionisti di schede e foto segnaletiche (vedi Repubblica e Corsera) – esse si sono improvvisamente ridestate. In seguito ai deliri “rubati” a Silvio Berlusconi sullo scambio di lettere “dolcissime” (nonché di vodka e lambrusco) con l’amico Vlad. Nonché per la faccia di tolla di Matteo Salvini ogni qualvolta, in Parlamento, Giorgia Meloni ha professato la fede atlantica ed europeista del suo governo contro il Cremlino. Per cui non si può, per esempio, accennare a qualunque ipotesi di conferenza di pace (caldeggiata, a quanto pare, da Papa Francesco) senza essere aggrediti in tv da qualche senatore pd (o da qualche berlusconiano con la coda di paglia). Nell’augurarci che il Pd esca al più presto dalla labirintite in cui sembra piombato dopo la batosta elettorale ci permettiamo il solito consiglio non richiesto. Non è sfogliando un dizionario o con le continue analisi del sangue degli avversari che ci si può contrapporre utilmente alla narrazione della giovane underdog dotata, bisogna ammetterlo, di una notevole capacità espressiva. Perché, cari Democratici, la crescita nei sondaggi di FdI e la vostra lenta decrescita significano semplicemente che la cosiddetta opinione pubblica (anche chi non ha votato a destra) capisce quello che dice Giorgia Meloni. Quello che dite voi no.