“Tosta come una barra di titanio”: è la sobria immagine che di Giorgia Meloni ha dato Italo Bocchino, riemerso dal Secolo d’Italia dopo il purgatorio seguito al naufragio finiano di Futuro e Libertà. Conteso dai talk alla disperata ricerca di qualcuno di destra-destra (ex missini, postfascisti, non […]

(di Antonio Padellaro – Il Fatto Quotidiano) – “Tosta come una barra di titanio”: è la sobria immagine che di Giorgia Meloni ha dato Italo Bocchino, riemerso dal Secolo d’Italia dopo il purgatorio seguito al naufragio finiano di Futuro e Libertà. Conteso dai talk alla disperata ricerca di qualcuno di destra-destra (ex missini, postfascisti, non astenersi perditempo) adesso che gli abituali presenzialisti, da Ignazio La Russa a Maurizio Gasparri, sono stati chiamati a presidiare, al posto delle telecamere, le istituzioni democratiche e antifasciste. Se l’entusiasmo di Bocchino ha radici storiche profonde (“chi è più duro del granito? Benito”) già si nota una prudente sterzata della cosiddetta grande stampa nei giudizi sul presidente del Consiglio (o de “la presidente”, ferve dibattito). Dalla lettura colpisce assai l’ora e mezza di colloquio con il predecessore e la scampanellata nel segno della “continuità”, poiché “il “ciao Mario” finale è il segno di un rapporto solido costruito nel tempo” (Corriere della sera).

Finirà, vedrete, che si organizzeranno visite guidate “nella sezione missina di via Guendalina Borghese, alla Garbatella, o nella comunità del Fronte della Gioventù, dentro un vecchio rudere di epoca romana, in cui ragazzina mise piede” (Repubblica). Conoscendo la velocità con la quale il paese (pardòn, la Nazione) annusa l’aria che tira, qualcosa ci dice che, tempo al tempo, non saranno affatto necessarie epurazioni di massa, per esempio da parte del nuovo ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano (a prima vista lontano dai furori di un Pavolini). Dunque, almeno si spera, non ci sarà bisogno che, come gli suggerisce virilmente La Verità, l’ex direttore del Tg2 “demolisca la Cappa degli intellò che rosicano” e “liberi la cultura dall’egemonia della sinistra consiglio di amministrazione dopo consiglio di amministrazione, fiera dopo fiera, festival dopo festival”.

Piuttosto, il vero pericolo per il (la) premier è che, tempo al tempo, ella debba cominciare a guardarsi dalle stesse entusiastiche, diciamo così, sbavature che, da sinistra, hanno finito per annichilire i Mario Monti e i Mario Draghi. Da faccetta nera a faccette di bronzo.